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Full text of "La Real Galleria di Firenze accresciuta, e riordinata per comando di s.a.r. l'arciduca granduca di Toscana. Operetta estratta dal tom. 47. del Giornale pisanoLuigi Lanzi"

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LA RE AL 
GALLERIA DI 

FIRENZE 
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E RIORDINATA... 

Luigi Lanzi 



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LA REAL GALLERIA 

DI FIRENZE 



ACCRESCIUTA , E RIORDINATA 



PER COMANDO Dr S. A. R. 

> 

L'ARCIDUCA GRANDUCA 

* 

DI TOSCANA 

OPERETTA ESTRATTA DAL TOM. 47* 



DEL GIORNALE PISANO . 




IN FIRENZE, mdcclxxxii. 
Per Francesco Moùcke. 

* * 

Con licenza de' Superiori. 



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giiizeo Dy VjUU 



ì 

Sff^ 1*fìÌ S&^*t& yf^^t^ à^fr^G 

All' Jllujìrifs. e Rev. Monjìg. 

CAV. ANGELO FABRONI 

PROVVEDITORE GENERALE 

\ f » » * 

DELLO STUDIO DI PISA . 



• * * 

• » 

Luigi Lanzi. 

ECcovi , Illuftrifs. e Reverendifs. 
Montìg. un Eftratto di nuova 
idea v onde fornire il Giornale . L* 
Opera, di cui dà conto, non è di 
fcritto come i libri , che con tanto 
prò delle lettere andate voi ripro- 
ducendo hi fuccinto . Ella, è di fat- 
to; ma tale che, nel fuo filenzio i- 
ftruifce gl'ingegni, e promuove le 
buone arti; e perciò degna quanto 
altra mai, che fi ànrcunsi ia un Gior- 
nale di Letterati.. E* quella la Rea- 
le Galleria di ¥ irenie co$ì atórefciu- 

A 2 ta 



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4 ; 

ta ne* due ultimi anni , così abbelli- 
ta , così riordinata per comando del 
Real noftro Sovrano l' Arciduca Gran- 
duca ; che a quefto Principe meglio 
fi conviene il nome di nuovo Fon- 
datore di efla , che di Riftauratore, 
o di Ampliatore . Di tale Opera è 
già corfo il grido per tutta Europa; 
ma confufo , e quale ve lo han re- 
cato le lingue de* viaggiatori , non 
le penne degli fcrictori . Quindi ne 
avete voi defiderata una Relazione 
alquanto diftinta da pubblicarli fra 
gì' Eftratti Pifani , ed io nell' ubbi- 
dirvi ho imitato appunto quel me- 
todo, che i compendinoli de' libri 
ibglion tenere . Trapalano efli le co- 
fe minute, fi arredano nelle grandi, 
e più che tener dietro a* particola- 
ri , s' ingegnano di formare un ri- 
tratto , e un piano del tutto. La lor 
cura principalmente fta nel dar rag- 
guaglio delie nuove cofe ; ma que- 
lle ancora trafcorrono con moka ce- 
lerità , e ciò che altri ampliò in una 
diflertazione , raccolgono in un arti- 
colo . Seguendo sì fatte tracce, fe 
non daremo una idea compiuta di 
sì gran Teforo di rarità, appaghe- 

re- 



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remo in parte il defiderio non me- 
no degli adenti f che de' prefenti. I 
primi già da molte bande; han por- 
ta iftanza che lien loro comunicati 
gli r.ccrefcimenti , e le variazioni qui 
feguite; ficcome ha ultimamenre fat- 
to il rinomato M r . de la Lande, uno 
di quegli che meglio abbiano deferi- 
to il Mufeo nel fiftema antico. A* 
fecondi poi , e fpecialmente a que' 
foreftieri che ©(ferveranno in perfQ- 
na quefta grande Raccolta , non ft- 
. rà difeara, come io giudico , una O- 
peretta , con cui prima di veder le 
cofe , preparar P animo a quelle che 
più gradiscono, e veggendoJe trovar 
Ja fpofizione almeno delle più rare , 
e vedutele, rinnovarfene più facilmen- 
te la memoria nelP ozio delle lor pa- 
trie : giacché la rimembranza di tali 
oggetti è uno de* migliori frutti, che 
colgaofi da* viaggi. Più lunghe dc- 
fcrìzioni , e più ragionati cataloghi 
fi pubblicheranno > a Dio piacendo, fra 
non molto in varj volumi: ma wi 
breve ragguaglio, com'è il prefente, 
farà fempre utile al comune de'cu- 
, rioil , che vifitando Mufei, non tan- 
to cercano un Maeftro che fpieghi, 
quanto una Gljida che accenni . 



PREFAZIONE, 

i - "» 

». » » m « t « • 

V I ha non poche detenzioni del- 
la Galleria Medicea diftefe in 
varie lìngue , e 'da penne diverfe . 
Ciafcuna di effe può leggerti per fa- 
pere ciò che i Principi vi averterò 
collocato; poche per averne una giu- 
fta interpretazione; ni una per forma- 
re idea di un ben ordinato Mufeo • 
Il domiciliò delle Mufe era divifo , 



culture, e te atee beile i>pere del- 



accorda van troppo altre Camere, che 
con quelle intitolazioni fi leggono 
preffo il Bianchi : Camera delle Por- 
cellane, delle Arti > delle Matt ema- 
tiche, del Ciborio, deWArf enaie. Tre 
gabinetti vi erano di pittura , e fcuK 
tura ; ma quivi aveano pur luogo 
idoli di bronzo , e miniature , e dw 
fegni , e gemme , e lavori antichi , 
c moderni , tutto ammontato piut- 
jofto che Attribuito: fi faria detto 

. . j . 04 • * * . ch^ 




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7 



che fofiero tre raccolte di padroni 
diverfi , ciafcun de' quali vi andafle 
collocando i Tuoi acquifti. La fcel- 
ta de* pezzi non era più felice della 
difpofizione; e predo la Venere cre- 
duta già di Cleomene, e preflb quel- 
la di Tiziano, molte altre opere di 
{carpello, e di pennello affai medio- 
cre occupavano il luogo piuttofto 
che V adornaflero . In mezzo poi a 
tanto d' inutile in certi generi , v* 
era in altri fcarfezza e penuria gran- 
de; a tal che le antichità con carat- 
teri etrufchi sì accreditate in que- 
lli ultimi tempi nel Mondo, non ol- 
trepaflavano il numero di una ven- 
tina . Nè è da tacer fi che aflai bel- 
le cofe fi rimanevano entro fcrigni 
celate agli occhi del pubblico; e fe 
a taluno fi dava agio di vederle , 
non potea darfi comodamente il pia- 
cere di ftudiarle ; ond* era defiderio 
e voce di molti rogandum Potninum , 
ut eam copiam ornamentorum fuornm* 
qnam conftru£t<im uno in loco quafi 
per trdnfennam praettreuntcs firiSim 
adfpeximusy in lucem proferat , & fuo 
quidque lofo colloca ( Cic. i.de Orat. 

Co- 




Conobbe la neceflità dì miglio- 
rar quella parte della fua Regia il 
Noftro Sovrano fin dal fuo fauftifll- 
xno avvenimento in Tofcana ; ed ora 
comandò un trafporto di ftatue, or 
fece aflbrtire un Gabinetto, ora or- 
dinò una compera , or attefe a un 
miglioramento. Ma l'epoca del fat- 
to , che io qui deferivo dee, fiflarfi 
al principio del 1780.; quando S. A. 
H. avendo aggiuntp per ifpecial de- 
putazione agP Impiegati in Galleria 
il Sicr. Francefco Piombanti Segreta- 
rio delle R. Fabbriche , e fattoci pri- 
ma difendere il piano di tutta Y o- 
pera , e refplo egli còn varj cangia- 
menti più vago , e più grandiofo , 
ne volle prpnta , e follecita 1* efecu- 
xiane.Ogni genere di prpfeflbri, che 
porca contribuire a un lavoro così 
moltiplicavi fu impiegato ad un tem- 
po , ed in molto numero : ripartiti 
in uffizj, e in luoghi diverfi , accele- 
ravano P opera feuza confonderla : il 
Principe fteflb ne rivedeva di tanto 
in tanto i progredì , gli accalorava 
con la prefenza, gli animava go' pre- 
mi- Che più? Se fi è ammirata V 
imprefa, più anche fi è dovuto am- 



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mirarne la rapidità. Tanto aumento 
di fabbrica ; così opportuna comu- 
nicazione di flange una volta divife ; 
tanta copia di ftucchi, di dorature, 
di pittiire, di marmi, dove prima 
non n era fegno ; tanto rimoderna- 
mento di drapperia , di bali , di ogni 
altro arredo; tante opere. di (cultu- 
ra trasferite, riattate, collocate a* lor 
podi ; tanti fcelti monumenti di an- 
tichità , e di belle arti nielli in hi* 
ce , comperati , follituiti alle ' armi , 
e alle opere di reo gufto; tante fe- 
rie diverte raccolte , fupplite ,. ri«- 
1 dinatc ; in una; parola il Real Mu~ 
feo di Firenze ridotto quafi al Alte- 
rna delle benintefe biblioteche , ove 
ogni clafle tiene un luogo feparato 
e diftinto da tutte le altre ; tutto 
quello, io dico, fu poco meno, che 
ultimato in un anno: e alcuni vng- 
giatori che dopo 1 annuo giro di Ro- 
ma e di Napoli rivedevano quello 
luogo , avvifatifi in certo modo di 
metter piede in una galleria diver- 
fa , ne portavano feco fuori la ma- 
raviglia . Che le gli antichi han talo- 
ra fegnato nella infcrizione di un edi- 
lìzio il tempo che fi era pollo a in- 

A 5 nal- 




IO 

■ 

nalzarlo ; non doveva io trapalate 
in filenzio una celerità, che ha rad- 
doppiato al pubblico sì bel dono, col 
meiternelo pretto in portello . Ciò 
che or avanza è ben poco ; e le mi- 
fure già prefe,egli ordini dati fan- 
no fperar non lontana P ultimazione 
di tutta T opera ; ove nella parte ar- 
chitettonica è (tato impiegato i Re- 
gio Ingegnere Zanobi Roffi ; nella fta- 
tuaria lo Spinazzi , il Carradori > il 
Belli, Provifionati rutti del Principe; 
e nella pittura il Traballefì ora fo- 
pretendente della Imp. Accademia 
di Milano, il del Moro, il Terreni, 
il Gherardini % il Lucci , Profeflbri o- 
gnuno in Tuo genere di un merito 
affai diftinto. 



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PARTE PRIMA 

i 



INGRESSO E CORRIDORE 

■ 

CAPITOLO E» 

Z' IngrtJJo . 

UNo de* più utili cangiamenti è 
flato quello di mutare il vec- 
chio Ingreflb , a cui fi laliva per una 
fcala ftretta ed incomoda ; edifican- 
done un nuovo , dove appunto lo 
aveva deftinato il Vafari Autore del- 
la gran Fabbrica degl' Uffizj . Vi fi 
poggia per una bella fcala , in cima 
alla quale è il Ricetto, o fia Ingreflb 
nuovo ornato di varie opere di fcul- 
tura . I Bulli fono i Ritratti di quei 
Principi che già fondarono, accreb- 
bero , ornarono , arricchirono la Gal- 
leria ; e i meriti che con ella ha eia- 
feuno fono efprefli in un breve elo- 
gio latino foferitto a ogni Bufto. Così 

il 



11 

il foreftiere può leggere nel primo 
veftibolo una compendiòfa Storia del 
Mufco ( i ) , ina. però imperfetta , fin- 
chè non vi fi aggiunga 1* ifcrizionc 
di un Sovrano , che ficuramcntc ha 
contribuito alla fua bellezza , e di- 
gnità più di qualunque Predeceflbre . 

Eccetto le protomi gii riferite > 
tutte le altre fculture qui collocate 
Jbno antiche, e fon le feguenti.Due 
Cani fedenti maggiori del naturale fi- 
tniliflimi a que* del dementino , e ad 
un altro pattato di Roma in Inghil- 
terra , di cui Winckelmann fofpettò 
eflere opera di Leucone ; ma fe non 
nitro dalle molte repliche fi può ar- 
guire che rutti vengano da qualche 
celebre originale. Due cefte , runa 
Cibele, V altra di Giove, eccellente, e 
di gran maniera . Quattro Statue di 
proporzione più che il vero; la Giu- 
none è di nuovo acquilo , le tre 
altre fon edite nel Mufeo Fiorentino . 
La prima è un bel torfo di Ati 

re- 

( i ) Chi defidera pKt compiute noti- 
zie , legga il faggio Ifrorico della Rea! 
Galleria di Firenze del Sig* Giufeppe Ben- 
civenni già Pelli Direttore della mede- 
(ima e Antiquario Regio , opera erudita h 
e&tu, ben correditi di documenti. 



13 

reftaura to per .un Re barbaro , che 
in qualche - libro fi è fenza ragione 
dato per Mida; con ia cai medaglia 
riferita da Spon, e- da Froèlich non 
ha fomiglianza . La feconda è un Apol- 
lo , a cui il riattatcre moderno ca- 
pricciofamente mite una face nella fi- 
Tiiftra', con fadeftra fece cheadditafle 
il Cielo*' Quindi - dal Gori gli fu adat- 
tato il nome di ApoU$ Caélifpex , e 
dal Bianchi quel di Prometeo . Ma 
ne di Apollo Celifpice fon noti i firn- 
boli; e Prometeo predò Paufania, 
e in non pochi marmi vedefi figura- 
to in età adulta. La terza Statua è 
un Togato. 

Vi fon pure varj farcofaghi , 
uno con un baccanale , un altro coti 
le nove Mufe , foggetti ripetutiflimt 
e già editi dal Gori ; Più raro è V 
altro fimilmente edito, ov* è figurato 
un giovin' Eroe , chej fi diparte da 
una Donna con una comitiva di Cac- 
ciatori ; fra* quali comparifee ili nuo- 
vo nelP altra parte dell* Urna in at- 
to di aflalire un Cignale . Qaefta fa- 
vola fpiegata da ateuni per un' A~ 
done, che fi congeda da Venere;© 
per ub Meleagro r che lafcia Cleopa- 
tra; 



tra , non è che un Ippolito , e ben 
tre volte ricomparisce in ifcena • la 
un Iato del Sarcofago egli facrifica 
a Diana, com'era iolito prima di re- 
carfì alla caccia . Di poi ricrofo alle 
infinuazioni della Nodrice , fi dile- 
gua dalla Regia, lafciando Fedra fra 
le ancelle dolenti nelle fue fmanie . 
Per ultimo aliale il Cignal Filipeo 
cfpreffamente nominato da Seneca nel 
fuo Ippolito; ed ha al fianco la Vir- 
tù effigiata come in più medaglie in 
abito guerriero , e con parazonio • 
La ftefla fpiegazione potrà darfi a 
un baffo rilievo fimile della Prima- 
ziale di Pifa , e a quello di Villa 
Panfili, tutu finora intefidiverfamente. 

Unico è P altro Sarcofago non 
per la favola di Fetonte replicata in 
Villa Borghefi e altrove ; nè per la 
corfa circenfe t eh' è al lato oppo- 
flo , e che con pari efattezza è effi- 
giata in molte urne; ma per le an- 
tiche intenzioni che vi fi leggono . 
Preflò la tefta de' quattro Aurighi f 
corrifpondenti alle quattro celebri fa- 
zioni , fono i lor nomi Liber , Polyfe- 
Ttius , Tropbimion » e dee aggiugnerfi 
Eutyones , nome perito nel marmo f 

ma 



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* s 

ma confervatoci dal gran Panvino, 
che il vide in Roma • Sorto i eoe* 
chi è fentro Lybio , Iubi latore , Di* 
caeojyne, Eugrammo , nomi di quat- 
tro cocchi , come io congetturo an- 
che dal vedergli efprefli nel fedo 
caio . Mi fa luce alla nuova fpiega- 
zione un baff >rihevo preflò il Fabret- 
ti ( QoU Tra), p. ziS.) dove T Au- 
riga è in quadriga colla epigrafe Scor- 
pus ; e a* quattro Cavalli è aggiunto 
nel fedo caio Ingenuo, Admeto, Pafi 
ferino , Atmeto * Pertanto V intera 
fenfo delle infcrizioni farà quello Euty- 
Ones currlt Lybio , Liber Iubilatore, 
c così degli altri due • Che ogni coc- 
chio Circenfe averte un proprio n9- 
me , come ogni nave \ non fo fe ve 
ne abbia in quanto ci rimane di an- 
tico prova sì fplendida « 

Finalmente le due colonne qua- 
drangolari, che tjuì fono erette , e 
che da ogni Iato oftentano tanti firn- 
boli di vittoria terreftre e marittima 
in un infinito numero di apluftri, 
il prore, di timoni ♦ di ancore, di 
celate» di feudi, di toraci, di lan- 
ce , di fpade , di fegni militari , di 
carri infranti, di titoli trionfali; que- 



I 



i6 

ile colonne, torno a dire, deggiona 
confiderarfi per uno de* più be' mo- 
numenti dell'antica milizia, che. og- 
gidì efiftano . 

Le sì conofciute colonne di 
*Trajano , di Antonino, di Teodofia; 
|li archi di Tito, di Severo, di Ca- 
ftantino , e quel sì celebre di Oran- 
ges ; febben maraviglio!! per mole » 
e ricchi di figure, e di trofei; non 
ci offerifcono fe non fe alcuni de- 
terminati popoli vinti; e così ifpira- 
W folamente V idea di un conquifta- 
tore di qualche parte della Terra . 
In quefte colonne al contrario Co- 
priamo un vincitore di tutte le na- 
zioni , un conquiftatore di tutto il 
Mondò . La propofizione è fondata 
im due dati. Il primo è, che tali mo- 
numenti a parlar co» la frafe de* Ce- 
notafj pifarò fi ergevano al vincito- 
re cum fpoleis devittarum aut in fi- 
dem recepì *rum ah eo gentium . II 
fecondo è , che le fpoglie che qui fi 
notano fono quali Ovidio le deferi- 
te in un Tempio di Marte eretta 
da Augufto : Dherfaè Tela figurae, 
trmaque Tirrarum ( Faft.V. v. ^65.) 
non di qualche regno folamente . Non 

è ope* 



» 



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17 



è opera di un brev'eftratto il ri- 
Scontrare ciafcuna di <juefte fpoglie 
con le tefliriionianze degli antichi , e 
l'augnarla al Popolo, di cui è. Ciò 
fi è fatto in una diflèrtazione che a 
fuo tempo vedrà luce, nella quale 
anche fi efamina a qual Perfona 
pofla meglio competere tal monu- 
mento . 

' Ecco le fculture del nuovo In- 
grefib : ma ficcome queflo luogo è 
dedicato a formarvi uno fcelto Au- 
dio di ba'fll rilievi antichi ; rimane 
in parte difadorno , finche a' predet- 
ti baffi rilievi non fian aggiunti que- 
gli altri veramente belliflimi t che a 
tale ometto fi van tuttora refta*- 
rando . 

CAPITOLO If. 

// Corridore . 

IL Corridore , o lia quella parte 
della fabbrica, che dal franzefe 
vocabolo propriamente dicefi Galle- 
ria , contiene in fe tanto di pittura, 
c di fcultura; che può confiderai 
fonie un gnu raufeo anche da fe 



foto , e fenza le adiacenze di que* 
venti Gabinetti , che lo circondano • 

Le Pitture delle volte preferì- 
tano tre divertì gufti della fcuola 
♦ fiorentina corrifpondenti alle tre e- 
poche, in cui fon fatte. Le prime 
a Levante lavorate nel 1581. re- 
gnando Francefco L , contengono fog- 
getti per lo più mitologici , e F or- 
nato è a grotteschi . La tradizione 
afcrive al Poccetti tutta F opera: ma 
gl'intendenti vi ravvifano, oltre la 
Aia , le maniere di più maeftri , 

Ove il Corridore piega in altra 
parte , ivi la pittura fcuopre altra 
fcuola ; ed è quella che viveva nel 
regno di Ferdinando II. , e circa al 
16 $8. Qui ancora furono adoperati 
diverfi artefici, i quali fe non ugua- 
gliarono la maeftria di que' primi ; 
il foggetto almeno che dipinfero è 
più nuovo, e più ragionato. In ogni 
fpartito delle Volte eflì figurarono 
una gloria della nazione. Vi rappre- 
sentarono le Città Addite del vec- 
chio Stato fiorentino coi loro firn- 
boli, e co' ritratti di alcuni uomini 
jlluftri che avean prodotti; ma fpe- 
Cialmente vi feeero campeggiare la 

Do- 



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Dominante. Se Firenze per varie fue 
prerogative ha meritato di efler det- 
ta T Atene d'Italia; quefto in certo 
modo è il tuo Pecile , ov'ella tien 
effigiati i Cittadini più gloriofi . Se 
non che la Greca Atene in quel 
fuò portico intefe di onorar fegnala- 
|l mente gli uomini di ftato > c I guer- 
rieri ; Firenze ha qui dato luogo a 
ogni gener di lode , e potria dirli : 

Heic manus oh patriam pugnando 
vulnera paffì , 

gaique Sacerdotes ctfi àum vit* 
mtnebat , 

Quique pii vates & Pboebo dtgM 

loquuti , v 
Inventai aut qui vitam cxcoluer* 

per artes* 
Qutque fui memores alios fecere 
merendo ( Virg. Aen.Vl.56a.) 
V opera de 1 Pittori abbifognava 
di una mente fuperiore che la divi- 
gefle , e !' ebbe nel conte Ferdinan- 
do del Maeftro. Egli ideò quefto qua- 
fi poema in pittura , il quale eiifte 
anche incifo in rami con accuratiflì- 
ine dichiarazioni del Manni . 

L'incendio del 1762. che 
fumò dodici fpartiti di quefte volte, 

ha 



20 

ha ciato luogo a* pittori di uni terza 
epoca di collocarvi la lor maniera . 
Edi yì han fatte rivivere le idee del 
Conte Ferdinando con poca altera- 
zione nella foflanza, ma con molta 
maggior vivacità , e leggiadria nello 
Itile . Quefta è Y epoca di Pietro Leo- 
poldo fcliciiìima , sì per le arti ne- 
ceflarie alla vita , e sì per le dilet- 
tevoli . Un Principe che promoven- 
do T Agricoltu^ i e il Commercio , ha 
nello Stato aumentata la ricchezza , 
che fola può nodrir le arti del dilet- 
to ; un Principe che accrefeendo , ed 
ornando i fuoi palmi , e i fuoi fu?- 
burbani , vi ha adoperato per varj 
anni sì buon numero di pennelli ; egli 
che tane* oro hi profufo perchè la 
Gioventù , o nelle Accademie di Ro- 
ma , o in quefta di Firenze nuova- 
mente eretta , fia ben guidata alla pit«* 
tura ; egli che nella feienza del dife- 
gno non folo ha intendimento per di- 
feernere , ma volontà e munificenza 
per ricompenfare ; dee ficuramente 
lotto i fuoi occhj Yeder crefeere , e 
poggiar di bene in meglio una fcuo- 
ìa ? che languiva da molto tempo. 
Ma per tornire al primo tema 

i £rot- 



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• 

i grottefchi, e le pitture fopra de- 
fcritte fono qui preflbchè Y unico ab- 
bellimento che rammenti i tempi Me- 
dicei. Le nicchie, e il fregio delle 
pareti , le bafi delle fìatue , la gran 
cinta de' fineftroni per quafi un ter- 
zo di miglio, è uri nuovo lavoro di 
quefti anni, ordinato parte per tor- 
re la barbarie eh* era nel vecchio , 
parte per dare miglior villa, e mi- 
glior luce al Mufeo . Sebbene io" te- 
mo di eftenuarne il pregio nominan- 
dolo come un folo . Più propriamen- 
te forfè direbbefi che fieno quattro 
Mufei in un fol Corridore fchierati; 
ftantechè quattro generi di cofe tut- 
ti copiofifllnai , eflb racchiude ; e fo- 
no i. i ritratti degli Uomini illuftri, 
a. una quadreria di varie fcuole, 3. 
una ferie di bufti imperiali, 4. un 
aflbrtimento di ftatue quafi tutte an- 
tiche . Or di tutti gradatamente fi ver- 
rà difeorrcndo • 



« • 



» ». 



1 



CAPITOLO III. 
Ritratti d'Uomini illujlri . 
à Uefta raccolta , a defcriverla in 



una parola , è il Mufeo Gio via- 



nò migliorato, e accrefciuto 
in Firenze. Paolo Giovio Vefcovo 
di Nocera fu dopo il riforgimento 
delle Lettere un nuovo Vairone per 
la cura di raccorre e di tramandare 
a* pofteri le vere fembianze de gran- 
di Uomini. Le lodi che Varrone n* 
ebbe da Plinio ( H.N.XXXV. c. 2.) 
fono anche dovute al Giovio. L'uno 
e P altro con grandiflìma fpefa , e con 
pertinace induftria di molti anni da 
tutto il Mondo adunò que' volti, i V 
uno e r altro diede una fpecie d' im- 
mortalità alla mortai parte di coloro , 
il cui fpirito dovea Tempre vivere 
nelle ftorie,eiflruir nelle biblioteche . 
La fede che quel Prelato avea defti- 
nata a tal raccolta fu una fua deli- 
ziofi/firaa Villa vicino a Como ; e 
fotto ogni effigie avea fofpefo un 
brev' elogio latino, che conteneva il 
carattere , e le azioni memorande di 
quel foggetto. Pubblicò in feguito 




gli 



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gli Elogi in due feparati volumi ; il 
primo che celebra gli uomini di let- 
tere fu dedicato al Duca Ottavio 
Farnefe ; il fecondo che commenda 
gli uomini di Guerra , al G. D. Co- 
fimo Medici . Quindi Cofimo vago 
di avere in Firenze un fimile ftudio, 
inviò a Como un tal Criftcforo de- 
gli Altifllmi per copiare i più cele- 
bri di quella raccolta , non curandofi 
de' meno illuftri . Di quefto bravo 
Ritratti/la è opera una gran parte 
de' quadri , ficcome appare dalla ma* 
niera uniforme. Gli altri fino a 500. 
in circa, ancor' effi o tratti dal vivo, o 
da finceri originali , fi fono aggiunti da 
Cofimo fteflò , e da' Succeflbri per ono- 
rare in quefto luogo que perfonaggi d' 
ogni nazione , che di tempo in tempo 
fon comparfi nel teatro del Mondo , 
e vi han figurato coli' ingegno , o col 
valore , o colla fortuna . 

Da quefto racconto facilmente 
apparifee il pregio della collezione . 
Se i ritratti, come le merci, tanto 
meno foggriacciono ad alterazione , 
quanto fon più vicini alla prima ma- 
no ; quefti fe non fono di prima ma- 
no, le fono almeno viciniffimi. Di 

ciò 



24 

ciò nafce che vengano non di rad© 
commiffioni di farne copie, ora per 
le ri (lampe degli Autori , ora per 
adornaménto delle librerie, e talvol- 
ta per trapiantare in paefi anche re- 
motiflimi quel diletto che, noi godia- 
mo in vedergli . 

Che fe ognuno vi trova pasco- 
lo , più che altri ve lo hanno gli ama- 
tori della ftoria moderna, a' quali e- 
fpre(Ì3mente il Giovio volle fervire. 
Quefti dopo aver letto e comprefo 
qu^Ii uomini nel corfo de* fei ultimi 
fecoll abbiano cagionate tante rivolu- 
zioni di religioni , di governi , di ar- 
ti, di lettere; dopo aver imparato 
i coftumi, le gefte , i meriti di cia- 
feuno ; par che mettano un colmo 
alla propria faenza qu*tido armano 
a conofcergli nelle fembianze native , 
enei vefiito corrifpondente alla con- 
dizione , alla pntria , ed alla età loro . 

La difpofizione è come fiegue. 
E % alla teda un picciolo drappella di 
antichi , Artaferfe , Aleflandro , An* 
niba!e,con pochi altri, che godeva- 
no a* tempi del Giovio la riputazio- 
ne di ritratti (inceri; ancorché fofc 
fero parte falfi , e parte almeno fo- 

fpet- 



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fpetti. ìl lettore può facilmente ve- 
nirne in chiaro, oflervando preflb luì 
a qoaii ftatue , e a quali medaglie 
preftaflè fede. A deftra di chi fcor- 
re la Galleria fon ordinati dapprima 
ale uni Pontefici, che il Prelato avea 
raccolti per pubblicarne gli elogj, 
com'egli fcrive; ma qual che ne 
fofle la cagione , noi fece mai . Do- 
po quella età non pochi altri fi fo- 
no aggiunti. Sieguono Cardinali ce- 
lebri per lettere, o per negoziati; e 
finalmente coloro , che in ogni ge- 
nere di dottrina , e di letteratura 
acquiftaron fama , Teologi , Giurifti» 
Iftorici ec. ; ciafeuna clafle dà Ce. 

Dalla oppofta banda , fono 
fchierati Imperadori, Regi , e Princr- 
pi fecondo i lor regni , e dominj ; 
e a luogo a luogo vi fon framez*- 
zati alcuni celebri Miniftri delle cor- 
ri di Europa . Succedono certe fa- 
miglie che ne' partati feeoli tennero 
breve fignoria qual più e qual me- 
no legittima in alcune città d'Italia, 
che h erano già governate a repub- 
blica . Chiudon la fchiera i Generali, 
gli Ammiragli , e quei che fi fegna- 
laron nel meftier della guerra gente 
amttta di ferro* e di valore 

B CA- 



26 

CAPITOLO IV. 
* Quadreria del Corridore. 

pareti , che ri- 
maue tra I fregio fuperiore , e 
la imbalatura , è veftito di belle ta 
voje di fcuole diverfe. Oltre vari 
ti* buoni profefiori tofcani, B00 man- 
cano alla raccolta molt' Italiani ec- 
cellenti di fcuole efiere , t fi m il me „. 
«e vi abbiamo parecchi di oltramon- 
11 de più rinomati-. Tutta quefla 
quadreria torna in gran comodo del- 
la gioventù che d.fegna, la qunle 
trovando in un luogo adunata quella 
varietà di feelte pitture , non folo 
-ha di belli efemplari da copiare qua», 
do vuole; ma f, addefira per tem- 
po 4 difccrnere il gufto , e la ma- 
*iew di «uiti luoghi, di tanti tem- 
pi , di tanji maeftri . Sappia per ò il 
|oreftiere , che il maglio della Gal- 
leria è chiufo ne' gabinetti ; e che 
ancor elfi , ^ quanto fieno ben 
forniti, cadono -alla raccolta di Pa- 
lazzo Pitti . ifon può fare idea del- 
-ja quadreria,, che , il .Granduca & To- 
*9W fiftftffl^&iBM w ha yedu- 



ta 



ta li Regia . Intanto io nominerò 
auerti del Corridore tacendone mol- 
ti, fpecialmente d'incerta mano, co- 
me fono i più de* ritratti ) e agli al- 
tri sdegnando quegli autori, che o 
la tradizione, o la congettura alcò- 
ve a ciafeuno; ficuro tuttavia che 
il tempo, dando agio a nuovi con- 
fronti , ad alcuni de' primi imporrà 
il nome , e ad alcuni de' fecondi lo 
cangerà . 

Nel Corridore a Levante preP- 
fo il fineftrone fon di Ciro Ferri una 
Nunziata,, e un Crocififlb . Invenzio- 
ne del Sarto , e copia dell' Empoli è 
una facra Famiglia in tavola bislun- 
ga . Del BafTano fon due quadri del 
diluvio , e di Mosè porti fra loro in 
poca diftanza ; del Martinelli la cena 
di Baldaflare ; del Vafari una facra 
Famiglia, e ivi -apprettò una Carità 
del Sàlviati . Minor di mole è il Per- 
feo liberatore di Andromeda , fu la 
qual favola fieguono tre tavole com- 
pagne , la prima' citata da Vafari è 
di Pier di 'Cofimo; le tre feguenti 
tengono della ftefla maniera, ma non 
(a uguagliano . L* Apollo Sole vien 
dalla fcuòla di Rubens . Orlo Calia* 



ri è il pittore di quella noflra Si- 
gnora , a cui fan corona S. Fredia- 
no Velcovo con altri Santi Protet- 
tori di Lucca; lo Spagnoletto del 
S. Pietro; di un'altra facra Famiglia 
i! Biliberti , a cui pure appartengo- 
no due grandi Tavole , che s' incon- 
trano poco appretto, un Giufeppc 
Ebreo, e una Sufanna . Grandi fono 
Umilmente la Coronazione di noflra 
Donna del Portelli , e la Trinità con 
S. Iacopo, ed altri Saint di Tomma- 
fo da S. Friano. Nelle medefime vi- 
cinanze han luogo quelli altri tutti 
minori; la Maddalena di Ateflandro 
Allori ; la Nunziata , e 1' Angiolo del 
ma^ior Bronzino; il S. Francese 
orante del Cigoli; Gesù, e Maria 
fra' SS. Bartolomeo , e Biagio del P.u- 
turicchio; il Prefepio di Matteo Rof- 
felli. Preflo i due Biliberti foprac- 
cennati, o intorno alle due grandi 
battaglie del Borgognone , Fon di 
Giordano il Pilato , che fi lavate 
mani , e la depofizione di Griffo dal- 
la Croce; l'altra depofizione di an- 
tica maniera oltramontana fi aferive 
ad Alberto Duro, e ad Andrea del 
Sarto ti Ercole al bivio ; là Campa- 
gna 



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gna fopraccennata facilmente fi ravvi- 
fa per un Baflano . Dopo il Mosè al 
Nilo , eh* è opera di Benedetto Lu- 
ti, fuccede l'Epulone piir* di Bafla- 
t;o , il Salomone del Vicentino, 1* 
Aiìuero del Paflignano ; a*qualrvan 
congiunti due quadretti I uno dei 
Gabbimi , ed è una facra Famiglia ; 
neir akro eh' è un tempio di Erco- 
le pare accennato il nome , e vi fi 
vede Io ftile del Franciabigi . Ulti- 
mi da quefto Iato , e der numera 
de* grandi fono il Rinaldo del Van- 
nini, la Trasfigurazione forfè di Gior- 
dano, S. Ivo, e vai} Beati dell'Em- 
poli , le Sabine del Cartelli , la Sa- 
maritana creduta del Biliberti, il rat- 
to di Elena di Raffael Vanni , la Ve- 
nere con Cupida di Giovanni da 
..Giovanni. 

Siegue nel Corridore di mezza 
un tondo con la Epifania dipinta da 
Domenico Ghirlandaio, il martirio 
de' SS. Pietro e Paolo in due qua- 
dri, che fi recano a Luca di Ollan- 
da , e un ^altro pure oltramontano ^ 
che rapprefenta Cavatori 4i una, Mi* 
mera. . -..ri ? - 

Nel Corridoi e a Ponente , tt» 
B a cen- 



3° 

ccndone fimilmentc alquanti , vi è 
una noflra Signora in chiarofcuro di 
Andrea del Sarto, P Adamo ed Eva 
del Florio, S. Pietro che efce di 
carcere edito per un Guercino , il 
Leandro del Geminiani ; a cui van- 
no annefli una Medea, e un altro 
quadretto del Caftiglioni , che rap- 
prefenta animali; foggetto -ufuatifli- 
mj a tal Pittore , e replicato in due 
fintiti tele poco lontane. Opra del 
Teda è la Didone fui rogo . La ri- 
fur resone di Lazaro di Paol Vero- 
nefc, quantunque abbia fofFerto nel 
colorito, non lafcia di clTere uno de* 
pezzi più infigni della raccolta; al 
quale inferiore è vero , ma bello 
in fuo genere , è il vicino facrifi- 
ciò d'ifacco, di Livio Mehus . Ai 
due Baffoni che figurano V ingreflb 
degli animali nell' Arca , e il chiu- 
der dell 1 Arca, vuolfi aggiugnere una 
depofizione di Croce , eh' è in poca 
diftanza ; quadri piccioli , come pur 
fono una lacra Famiglia del Vanni; 
un Cofimo , e un Lorenzo de' Me- 
dici ritratti dal Vafari; e un S. Fi- 
lippo del Berrettini abbozzato foltant- 
CD , La grand' Epifania può dirfi una 

deN 



3* 

dfcHc più crebri pittore d*l mirro* Lip^ 
pi v <* Va&ri dìt gì* irdhy pw fico* 
nofcerlai Utf ritratto di PrincipefiS*- 
è del Douven ; un, altro di un* Pran^* ; 
cefcano è di Lavinia &ftaft*>* due 
di Cacciatori fora di- Caftan a. La li«- 
ta Cena, notturna di Gamjjacr&uoii è 
creduta di Gherardo, e di toni] ma- 
niera due altri quadri bizzarriflìmi 
fwguono con poco* mtfctvallo uj lì 
S. Luca è del; Volterrano r e le noz- 
ze fono di Giovanni da Giovanni* 
Succedon altri minori de* due pre- 
detti ; il ratto di Gabimedfc del Gab- 
bia™, una Epifania di. Rubens copia- 
ta da M*. Giudo, e della, (Ma .ran- 
no una copia della Notte celebre del 
Correggio; una. battaglia» abbozzata 
da Tiziano ; la creatone di Eva , e 
tre altre Storie di efla, é eli Ado- 
rno dipinte dal Caliari ; un Calvario 
di Brughel 9 un Crorififlò di SantU 
di Tito , un S. Franaefco. del vec- 
chie* Palma', un S. Antonia Abate 
di Salvator Rofa, varj tondi della 
fcuola fiorentina tutti di Madonne; 
uno de* quali, ove Maria Santiflìma, 
5 un* Angiolo adorano il S. Bambi- 
no , par del Baldovinetti • Reftano 

B 4 dal- 



3* 

dalla mede fi ma banda un 9 adorazione 
de' p3ftori di Santi di Tito , e un 
Mosà di Pier Dandini % ambedue 
grandi . . 

Ecco in breve il ragguaglio di 
quefte pitture; alcune delle quali Co- 
no edite fra le medicee ; ma in par- 
te grandiffima fono aggiunte dal Rea! 
Sovrano prefeote . Egli volle ornata 
quefta parte del Muieo, ove non 
trovò fe non pochi ritratti di pen- 
nelli volgari ; rimodl i quali , e le 
molte copie, e ciò che la Galleria 
avea di tnen degno; ha fomminiftra* 
to moltifllmi quadri di miglior gu- 
fio , che fon difpofti parte ne' ga- 
binetti , e parte nel corridore . Di 
tanto miglioramento % dello fpurgo , 
della compera, della fcelta, della col- 
locazione di così grande quadreria , è 
ftato efecutore il già lodato Direttor 
Pelli ; e vi ha contribuita F opera 
fua il Soprintendente de* difegnitori 
nella Rea] Galleria > Giufeppe Magni . 

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CA- 



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CAPITOLO V. 
Serie de* Ce fari in Manna. . 

IN terzo luogo è fchierata nel me- 
defimo Corridore la ferie de' Ce* 
lari, o fia i bufti e le tede antiche 
degl' Imperadori, delle Augufte, e de* 
lor figliuoli . Le antiche deferizioni 
parlino della ferie .medicea come 
della più completa % che a que* tem- 
pi efiftefle. Ma veramente chi V af- 
lerci da principio mife talora i no- 
mi alle tede fecondo il bifogno; e. 
i Viaggiatori ne lèguirono con buo- 
na fede l'autorità. Oltre quefto dU 
fordine vi erano de' vuoti confiderà- 
bili fpecialmente nel baflb Impero. 
Il Principe ha fatto ridurre quefta 
aflbrtimento in miglior Alterna . Vi 
ha aggiunti circa a quaranta butti 
pnrte comperati, parte trasferiti da* 
fuoi palazzi e dalle fue ville ; ceden- 
do alia irruzione pubblica in quefta 
occafione ed in altre aflai , ciò che 
faceva una fua privata delizia . Così 
foftituite le vere immagini alle falfe , 
fupplite molte dellt mancanti , e ere- 
fciutQ il numero delle tefte fina a 

B 5 no* 



H 

i io. incirca , fi è ordinata una ferie» 
fino a Gallieno, che per poco non 
fi può dire compiuta . Rimane in 
quefta , come della Capitolina confeC- 
iava i! dotto illuflratore di efla Mon- 
fignor Botcari, qualche pezzo dubbio; 
ma non fi depone mai il penderò di 
perfezionarla , nè la diligenza per riu- 
icirvi . 

Per dare qualche idea del fat- 
to, couvien ripagare tutta la ferie*, 
giacché è sì diverfa da quella che 
molte pennre,e con molta diligenza, 
e minutezza han defcritta. Vi era il 
Giulio Cefàre in bronzo moderno i 
ora ve n*. è un altro di marmo anti- 
co . Degli Auguftt fino a tre fe ne 
contano in età diverfe -, e vi fono 
assiunté- Livia, e Giulia. La infigne 
bellezza di tali tefte , e di quella di 
M. Agrippa, fa chiaro, che la Scultu- 
ra non ebbe fecolo in Roma più fe- 
lice di quefto. Il Tiberio in marmo 
è bello ; ma non uguaglia quello del 
terzo gabinetto , eh' è. in bronzo. Son 
lodati i due Cefari di nuovo acqui- 
fto, e le Dònne Augufte che fieguo- 
no ; ma quefti pezzi non fon tutti 
certi ugualmente . Pieni di carattere > 

c con- 



ir 

e conformiflimi alla Storia fonoi vòl- 
ti di Caligola , di Claudio, c di Ne*- 
rone adulta » che infieme con Britan- 
nico vi fi. trova ancora fanciullo . 
Nuovo è il Galba* invece dell* Inco- 
gnito, che ne occupava il pofto . L' 
Ottone , il migliore fecondo Winkcl- 
mann di quanti ne fiano al Mondo; 
il-Virellio, e il Vèfpafono anch' efli 
pregevoliffimi ; Tito , e le Giulie , era- 
no già inv Galleria ; ma vi fi vedeva- 
infieme una creduta Berenice di Tito, 
che ora con più ragione fta tra le 
incognite . Siegue Domiziano con Do- 
mizia , e con altra pur.Domizja , che 
già ebbe nome di Plotina . Il Ner- 
va<, i tre Trajnni , una- Matidia era- 
no nel Mufeo. Il bnfto rnriflrmo di 
Plotina fu condótto di Vilh Medici; 
e una che fi tenea per incognita fii 
ravvifata, e mefla in ferie per Mar- 
ciana. Gli Adriani, la Sabina , T Elio 
Cefare , 1* Antinoa non - han fofierto 
cangiamento .. Così Antonin Pio > e 
' Fauftina ; coVqualvfi' vede, ora* anche 
il Figlio Galeri©, ritorto riella primi 
etk. Copiofiffima è la- miglia di 
Marco Aurelio, die occupa tutto il 
Corridore di mezzo. Egli vi è fi^u-- 

, B 6 rato. 



36 

rato giovanetto , quindi in età matu- 
ra , e finalmente vecchio ; e in po- 
ca diftanza è la ftatua di un Apollo , 
ove pretendefi che fia egli medefìma 
rapprefentato in forma di Nume. 
Fauftina fin donna, e Annio Vero 
Tuo figlio vi fon replicati. Sieguono. 
in età di giovanetti , e di adulti Luc- 
cio Vero , e Comodo con le loro Mo- 
gli , quMi tutti divedi da que' di pri- 
ma. 31 Pertinace è lo fteflb; ficcome 
il Didio , e la Manlia Scantilla • Era 
folo , ed ora è replicato in età diverfa 
Severo : così Giulia Pia , uno de' cui 
bulli , pafsò per Didia', e fcambie- 
volmente la Didia fi chiamò Giulia . 
friuovo è il Pefcennio , ma dubbio fe 
antico . Albino , e Caracalla , ledue Plau- 
tine , i due Geti non fon variati. I 
Macini fono aggiunti di frefeo , e 
con quella divertita di barba, che pur 
notnfi nelle fue medaglie fincere ; il 
Diadumeniano v'era ancor prima. L' 
Elagabnlo fu già una beUiffima teda 
del miglior fecolo ; quefta fe men- 
bella , è più vera . Rimati la Giulia 
Severa moglie di quefta Imperadore; 
la Mefa è diverfa ; giacché P antica 
era più veramente una Tranquillina. 

Eh- 



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37 



Ebbefi di Roma un nuravigliofo bu- 
llo m vcftito civile di Alellandro Se- 
vero , che fi riunì al bullo di lui 
loricato , e a quel di M«imea. Nuo- 
vi fono i due Maflimini e i due Gor- 
diani, e uno de' due bufti di Pupie- 
no; il Filippo , e il Gallieno v'erano 
da gran tempo . Il Gordian vecchio 
il Vol.ufia.no f il Decio, il Q. Eren- 
nio citati negl'Itinerari, da chi ab- 
bia veduti i bei butti del Capitolina 
non fi terrian mai per legittimi f 
Àcquifti recenti fono la Salonina , il 
Salonino , ancorché non tanto certo, 
e il Caria} . Il Coftantino fortunara- 
menre falvato dal funefto incendio 
del 1762. è tornato al fuo porto ; 
tefta raiiflicna , e che manca, alla col- 
lezione capitolina ; come parecchie al- 
tre delle già nominate . 

Quefto ès in- poco il dettaglio 
del terzo Mafeo . Il comune de' fo- 
reftieri non vi fa molta attenzione. 
Ma i dilettanti del difegno, che v' 
imparano gli accrefcimenti , le deca- 
denze^ i varj ftiti dell'antica fcuW 
turale parimente i viaggiatori, che 
incontrando infinite tede di Cefari, 

non ne trovano che due o tre fé- 

» - • * 

rie, 



3» 

rie , r avran Tempre in grado di un 
teforo che non ha prezzo • Veniamo, 
al quarto . 

CAPITOLO VI.. 
S fatue del Corridore 

L'Antica Raccolta dovea fupplir- 
fi ; poiché f incendio ricordato 
poc' anzi confu/nò alcune ftàtue , ed 
altre furono giudicate men degne di 
rimanervi . Var j " riguardi; han confi- 
gliato in oltre di cangiar porto ad 
alcune. Di* quà nafce la neceflìcà di 
un catalogo diverfo da' già pubblica- 
ti. Io Pordifco à\ quella banda, eh' 
è più vicina all' entrata , come ho. 
fatto di. fopra . 

Il Cavallo ch'era m Roma ag- 
gruppato con le Statue di Niobe , 
qui è porto feparatamente da ogni 
altro pezzo . Trovato in altro tem- 
po, ed. in altro luogo, noaavea rap- 
porto a quella fàvola . Non è eflb 
un cavallo , come- credevafi , che 
fcoflfo il cavaliere, refti in fua balìa . 
Le redini ftrette al petto fan cono- 
feerc, che vi er* una mano , che. 

ve 



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3* 

ve le teneva obbligate; e forfè era 
un Caftòre, o altro Eroe, come ve- 
dcfi iti quegli del* Quirinale; Squali 
è tanto fimile nella moda , e tanta 
vicino nel merito, della (cultura. Ivi 
appreso fon le due Donne fedenti , 
V una di ftupepdo lavoro, ma eoa 
tefta moderna ; Y altra con antica , che 
tienfi per Agrippina minore . 

L* Augufto in atto di concio- 
nante è una delle più belle ftatue 
togate, che veggantfL ne*' mufei; le 
quali non fono comunemente del mi- 
glior gufto . La Leda è_fra le pri- 
me di tifi foggetto . Sieguono un Apol- 
lo con 1 ra v un' Atleta coi>. una fia- 
la portagli fra mano per efprimere il 
premio d' una vittoria , che indica 
la vicina palma ; e una Baccante ag- 
gruppata con. una lince . L* Efculapio 
vi è da un anno, (tatua di uni fem- 
plice, e antica maniera r ma natura- 
liillma , che lo fa pregiar più deli* 
altro, di cui fra poco. Il Mercurio 
hi marmo fu degno di eflere copia- 
to in. bronzo , e. collocato nel Real 
Mufeo Farnefianov H Bacco che fie- 
gue è moderno ; ma fi foftiene fra 
gli antichi col gran nome di Miche*. 



tagliole), che Io fcolpì • La Dea co» 
carico di pomi nel grembo e in at- 
to di carotare, par che .figuri la fta- 
gione deli* Autunno . La vicina Bac- 
cante è denominata da' (imboli , che le 
adattò il moderno reftauratore : per 
altro un avanzo di tripode , che pre- 
me co! pie finiftro, e l'attitudine quie- 
ta , e pofata , par che la fcuoprana 
fatta per una Mufli . L'Apollo fe- 
de/ite , f Ercole movane iti atteggia- 
mento di tener clava, la Venere Gni- 
di* , il Marte di un marmo ferrigno 
che famiglia il bafalce, e la Donna 
vcfriu , e velata di un manto feuro 
con tefla e mani moderne , fon de- 
fcritte in più Itinerari . Nuova flatus 
in quefto Muieo > e trasferita da Vil- 
la Medici è il Mariia legato a un 
pino ; quantunque a' tempi di Plinio 
fi credefle elidere tuttavia il platano 
del fuo fupplizio. Siegu-e una Flora, 
e un Togato con lunga barba , e 
con un volume nella finiftra, un Bac- 
co in gran parte moderno , e dau 
compimento a quefta parte del Cor- 
ridore due gruppi , V Uno a fronte 
dell'altro. Quel di Marte con Ve- 
nere ( non è quello tempo n deci- 
dere 



4* 



dere fe fiati ricratti ) non pareggia il 
Tuo compagno, cioè il Bacco appoggia- 
to ad un Faunetto Ulatua 1* una e Y altra 
di greco gufto, e ripiena di quella 
grazia, che nel fuo Bacco non potè u^ 
guagliar Michelagnolo, uomo nato ve- 
ramente allo Itile grande , e fubiime. 

Ove il Corridore piega a Mez- 
zodì, ivi fon ordinate infieme con 
tre mufe e un Apollo in marmo quat- 
tro ftatue di bromo; cofa che par- 
rebbe rariflima anche in una Roma. 
La prima , eh* è una Minerva , non 
è finita ; anzi alla rozzezza che vi 
rimane , e a* due canaletti pe' quali fu 
introdotto il bronzo nella forma , può 
congetturarfi , che foflè già un falfo 
getto non ripulito dall' artefice . L f 
eiTer trovata in Arezzo moftra che 
fu opera di fonditor' etrufeo , e 
la maravigliofa bellezza che vi fi 
vede , fa conofeere , che ali* antU 
ca Etruria non mancarono i fuoi 
Lifippi. Bella , e unica per la lunga 
infcrizion etrufea , è la ftatua che 
fiegue d* Aula Metello , o Metellino ; 
fe già que' caratteri dicono ciò , che 
De parve agli antiquari* La terza è 
ina chimera con nome etrufeo che 

prc^ 



42 

pretendetì eiTerc quel dell' Artefice 
L' ultima è ftatua di un Giovane , 
che in vifta de' corti capelli , e dell' 
atto fimile a un Genio in bronzo del 
Mufeo Barberini, crederei anzi un 
Genio, che un Bacco; quantunque 
io veneri T opinione contraria per V 
autorità di quegli , che la difefero ; 
fra' quali fu il Bembo . Egli non fo- 

10 lo crede Bacco; ma finge, che 
/ia una fpoglia : del tempio celebre 
di Delfo . Quindi vi foferifle quel 
verfo : Ut potui bue veni , Delphis 
& Fratre relitto : 

Nel Corridore a Ponente fogget- 
to comune è ( il Togato; non rare il 
Marlin ; unico forfè la Ninfa fedente 

11 Cavai marino recataci ultimamente 
da Roma ; ove peravvenrura ornò in 
antico qualche tempio ; come altre 
rammemorine da Plinio ( 1. XXXVI. 
c. 5. )• La Veftale che facrifica , come 
altri ha fcritto, dubito non unaPlautilla 
Augufta,dicui certo ha l'idea. Del 
Narciso , della Vittoria , e del Filofofb 
nulla ho di nuovo. Nuova ofiervazione 
può farfi fulla ftatua armata che piegai 
to a terra un ginocchio , tien eretto 
il vifei, e il braccio defìio in ntto di 

^ . chi 



41 



chi. combatte. Non fi era notato , 
ch'egli Ha una cofcb traforata da 
un telò da *bai\da; a banda . Quello 
fpiriW df; cohìintfare' coivctafiò ia : 
sì sfavorevole cfrcafhnza, può a Ver 
data luogo : .a figurarlo in tale àtto ; 
come raccogliefi da Cornelio Nepote- 
nella vita 4 di, Cabri? • ^Nuovs conget- 
ture fimilmente. fon da produrre fa 
la ftatua vicina di un Giovane co- 
perto di una fpecie di penula. L'a- 
bito è fimife a quel f che vedefi ta- 
lora in Mercurio fenonchè quello 
Nume fup! tener fuori della penula 
una, o ambedue le mani; ove que- 
fto le tien coperte. La tefta ha pu- 
re aflài, del Mercurio ; e fe il redo 
non foiTe moderno, gli apparirebbo- 
no f ffe io non vò errato , le ali a* 
piedi , e così farla tolco, ogni equi- 
voco • Che gli Dei fi figuraflcro in 
certe ftatue diverfamente dallo Itile 
più comune,. -ne abbiamo efempi 
moltiflitni fpecialmente in Plinio. Può 1 
dirfi che la ftatua medicea fia di tal 
genere ; può darfcne qualche fpiega- 
zione più adatta ; ma non può mai 
foftenerfi V antica opinione , che fia 
quefto un Camillo : perciocché il ve* 

ili* 



44 

ftito di tali miniftri di facriflcj, che 
vedefi in cento monumenti , è di- 
verfo troppo. Facilmente fi ravvifa- 
no da* lor diftintivi V Apollo feden- 
te , T Igia , la Diana , il Giove , il 
Bacco , e la Giunone che vengon 
poi. Appreflò due fe n'incontrano 
trasferite da una Real Villa , una Ve- 
11 a , e un' Incognita , tutta involta nel 
pallio ; in oltre un Amorino in at- 
teggiamento di ripofarfi. L' Efculapio 
era , cred' io , aggruppato con Igia ; 
come vidi in due fhtue trovate in 
Faleftrina, non è gran tempo; giac- 
che gli refta una mano d* altra figu- 
ra fopra la fpaila fmifira . La Vene- 
re con Cupido fedente fembra rno- 
derna; tua non fe ne fa l' Autore > 
come del vicino Bacco, eh' è opera 
lodatifiioia del Sanfovino . La Leda 
antica , il Cignale antico , onde il 
Tacca formò il fuo di Mercato Nuo- 
vo , e il Lacoonte di s Belvedere , ri- 
fatto dal Baudinelli , dan termine al- 
la raccolta : e feparatamente da efla 
ftannofi un Mutino in marmo bian- 
co , ed un Egizio ih granito ; idolo 
de' più antichi che ci rimangano di 
quella nazione , donde la fuperltizic- 
ne dicefi propagata in tutte le altre * 



4S 



PARTE SECONDA 

GABINETTI DELLA REÀL GALLERIA . 

NEI principio di quefto governi 
fi contavano dieci danze di 
anticaglie, e pitture ; delle quali una 
ferviva d* ingreflb , una di arfenale , 
t parecchie altre , meglio che Gabi- 
netti, fi fa ri<1 fi dette pure àrfénaii; 
ciò che accennai da principio . Ori 
il numero de' Gabinetti è aumentato 
fino a' 20., dieci nella parte del Cor- 
ridore che volge a Ponente , dieci 
nella oppofta a Levante . Ciafcuno 
contiene un fuo proprio genere di 
cofe, o al più due; nel che (U il 
buon fiftema recentemente dato al 
Mufeó . E ficcome il Forefllere, clic 
ha compiuto il giro del Corridore, 
trovati al primo Gabinetto a Ponen- 
te ; da quella parte ini fo a delcri- 
vere ciò che refta ; tanto più che 
feguendo quefl' ordine, le camere di 
pittura porgono più diletto , e più 
irruzione - 7 còme a /uo f luogo ve- 
dremo- 1 f ' : ; f ? 

CA- 



4<S 

CAPITOLO l. 

PRIMO GABINETTO * 

Mufeo Etrufco. 

ER$ troppo ragionevole , jche-n^l- 
la Capitale di Etruriaiì veder- 
le una raccolta di monumenti nazio- 
nali. Lo ftudio di effi era da cin- 
quant* anni venuto in moda per ogni 
dove ; le liti circa P alfabeto etru- 
fco avean fufeitato delle fazioni Jet- 
terarie anche oltramonti; i fittemi 
fu i principi delle arti avean refa 
interefilintiflìma quefta parte delP an- 
tiquaria : e intanto in "Firenze , nel 
Mufeo ftefTo del Principe,, non v* 
erano fe non pochi/lime urnette feul- 
te, e )ien pochi caratteri di quella 
nazione. Quindi i curiofi di tale Au- 
dio ciò che pon trovavano nella Cit- 
tà primaria , cercavano in Volterra > 
O; in Montepulciano . ,S. A. R. ha 
provveduto che quello genere qui 
non manchi ; comperando dalla pri- 
ma delle prefate Città il Mufeo Gal- 
luri copiofo di fcultura etrufea, e 
dalla feconda il Mufeo Bucclli ab- 

bon- 



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47 

bondantiffimo in tegoli, e in urne 
fcritte . Per quefte compere , e per 
altre non poche , fi è meflb infieme 
il più'copiofo Mufeo ctrufco , che 
abbiam veduto fino al dì d* oggi . 

Gli fi è dato luogo in uh por- 
tico . Nelle due tettate > o lati del 
portico trovanti le intenzioni in pie- 
tra , o in que' tegoli mortuali , con 
cui coprivanfi i cadaveri non bru- 
ciati nel rogo . Nella maggior fac- 
ciata fono (cavare cinque nicchie, e 
in effe difpafli v;jrj tramezzi con uiv 
nette, e olle cinerarie : con che que* 
fio Mufeo viene ad avere una for- 
ma fimile alquanto a' colombai , o 
fepolcretti degli antichi . Àd ogni 
nicchia , e ad ogni teliate fon fo- 
Vrappofti cartelli , con cui dichiaraci 
non foio il genere , ?he contiene ; 
ma in oltre il territorio che diede 
tali anticaglie : talché il dilettante 
poffa conofcere qual maniera di fep- 
pellire, qual fatta di forcofaghi, qual 1 
gufto di difegno, qual forma di let- 
tere, qual foggia di colorito folle 
in ufo in ciafcun paefe . 

I tegoli fcrjtti in vero etrufco 
fono da w la tonali' altro Jp inferi- 

zio- 



4? 

7ioni latine, o mifte di etrufco itmemè 
e di lutino. Tal' era il coftume di un 
popolo ibggettnto non molto avanti 
alla potenza romana , che a poco a 
poco ne andava adottando i caratte- 
ri, ed il linguaggio . Talora egli po- 
neva i titoli in due lingue; talora 
ufava i caratteri foreftieri , ma V idio- 
ma nativo ; talora fcrivcva in pretto 
latino , ma al nome del morto ag- 
giungeva il nome della madre 9 co- 
me gli Etrufchi ; non quello folamen> 
te del padre come i Romani. Alle 
infcriztoni così mifte deggiam noi 
quel poco di (icuro, che fi è finora 
fcoperto di una lingua fmarrita da 
tanti fecoli . 

Quanto alle nicchie , due di 
effe contengon' olle , ed urne o di 
pietra , o di una certa compofizioue 
di terra, che lafciavan rozza, contenu- 
ti d'incidervi, o di fervervi con 
colori I' epigrafe fepolcrale . Le tre 
di me7zo racchiudono vafi ed urne 
eli terra cotta , or con titolo , ed 
ora lenza \ ma tutte ornate a baffi- 
rilievi -, a' quali fi aggiunfe talvolta 
qualche colore sì nelle carni , c sì 
nel veftito delle figure. Vi fi nota- 
no 



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49 

no varj fatti di greca favola ; e af- 
iaiffime volte la morte che dannofi 
fcambievolmente Polinice ed Eteo- 
eie, foggeito che in altri tempi fpic- 
gavali per un combattimento di gla- 
diatori . Tali fono i fircofaghi, che 
fi fcavano intorno a Ghiufi , e agli 
jftltri paefi circonvicini» 

Più belle fenza paragone , e più 
varie fono le urne di Volterra ; nel* 
la qua! Città in più ninfei, e fpe- 
cialmente in quello del dotto Mon- 
signor Guarnacci fi ammirano baffi- 
rilievi in alabaftro affai vicini alla 
greca eleganza ; e con favole fva- 
muffirne delle guerre di Tebe, ed} 
Troja» Qpì ancora ve n'è un buon 
numero, e fra effi non pochi inediti; 
come l'Enomao, il Telefo, la pre- 
fa de 9 cavalli di Refo , il rifeatto del 
morta Ettore , i Greci eh* efeono 
dal Cavallo di legno ; fenza dir del 
MeleagrOr, della liigenia , 4el Filot- 
tete , delP Ùfiflè agli fcogli delle Si- 
rene , della morte di Clitenneftra , e 
di altri pubblicati , e illuftrati eru- 
ditamente dal Gori, e dal PafTeri ; 
due letterati benemeriti filmi di que- 
llo ramo di Antiquaria • Le predec* 



1* 

"te urne volterrane ftan difgìunte Ha 
tutte r altre. w 

Tanto baiti aver detto del Mu- 
feo etrufco . Dell' ordine , che ho 
dato alle latine nel Gabinetto VII. > 
non erano capaci l'etrufche; nelle 
quali giuda la più ricevuta opinione, 
non fi leggono uffizj nè militari , nè 
civili, nè altro rapporto, onde for- 
mar elafi! . Quindi quel divifamento 
che non poteva ripeterfi dallo fcrit- 
to , fi è ripetuto dalla materia , dal- 
la foggia , dalla patria de' monumen- 
ti . Avverto in fine il lettore, che 
a quefto Gabinetto manca il fuo com- 
pimento ; ond' è che buona parte 
delle anticaglie , che a lui fpettano , 
fi cuftodifeono ancora negli arfenali. 

CAPITOLO II. 

SECONDO GABINETTO. 

Bronzi moderni . 

L A Patria de' Ghiberti , de* Do- 
natelli , de* Verrocchi , de* Cel- 
lini; c può quali dirli de* Gian Bo- 
lo- 



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lì 

ìogna non ha Forfè pari in lavori <T 
arce fuforia . Le porte di S. Giovan- 
ni degne, fecondo 1' efpreffione di 
Michclagnolo , di effer pofte all'in- 
gretto del Paradifo, le ftatue ritte 
in varie piazze , e nella principale di 
erte la fontana ornata quafi a Mu- 
feo , fervono "di decoro al pubblico: 
ma le cafe ancora de' privati fono , 
e più erano una volta, fornite di 
ftatuette, di modelli, di baflìrilievi 
iti bronzo ; e fopra tutto i palazzi e 
le ville del Principe . Una fcelta di 
tali opere fatta fare da S. À. R. co- 
ftiruifee il Gabinetto, the deprivia- 
mo; unico per avventuri nel fuo 
genere, e pregevole per tante cele- 
bri fcuole concorfe a comporlo, e 
per la varietà in oltre, e celebriti 
de' foggetti che vi fi veggono. Per- 
ciocché oltre moltiflime ftatuette d* 
invenzione, vi lì confervano i mo- 
delli di molte ftatue moderne erette 
in Firenze, e altrove; e le copie 
delle antiche più ftimate in Italia > 
e fuori; come fono il Faunetto di 
Spagna, il Cincinnato , e la Diana 
di Verfailles; il Lacoonte, l'Apollo, 
41 Meleagro di Belvedere ; l' Ercole, 

C * % 



h Flora, il Toro Farnefiana ; ixhie 
Satiri, il creduto Gladiatore, il Gio- 
vane che fi trae la (pina, il M. Au- 
relio del Campidoglio ; i dut grup* 
j>i della piazza quirinale; il Sileno 
-con Bacco * e P Ermafrodito di cafa 
Borgheie . Alcuni di quefti moderni 
•fono di nuovo acquirto, come il Rat- 
to delle Sabine; e fpecialmente uh Put- 
to flato già in cafa Doni ( i ) , che 
credefi lavorato da Donatello ; ft«* 

( r ) In cafa dì Giamhatifla di Agnol 
Doni Gentiluomo fiorentino e un Alerete 
rio di metallo di mano di Donato, alto 
un braccio e mezzo , tutto tondo , e ve- 
fiito in uh certo modo bizzarro. Così il 
Vafari nella vita di queir Artefice . Lo 
credette un Mercurio per due orecchie 
che gli avarizàno da' cia'fcun piede fo- 
J>ra de' fandalf , calzatura che ho vedu- 
ta in qualche antica ftatua . Nel rcfto 
alle ali, alla capellatura, e come pare 
ad alcuni , al getto difpolìo a faettare , 
più veramente fembra un Cupido, lavo- 
rato di capriccio'; come colhimò anche 
Giotto in Aflifi , Gaddi in Firenze , Lo- 
renzetti a Siena, figurando i Vizj a 
lor modo , e feguendo F efempio , che 
avea dato Dante in molti luoghi, piut- 
tofto che quello de* Greci o de' Latini. 

Quindi quel veftito di Cupido -, non 

tan* 



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ma veramente bellifllma non me- 
no che il Davide dello ftefib mae- 
ftro,ch' è in quefta camera . Il Va- 
fari ha lodate nella vita di tanto Ar- 
tefice le due opere predette , e fi- 
milmentc un fuo baflbrilievo della Grò- 
cififfione , che <juì efifte . Vi è pu- 
re la ftoria del fèrpente di bronzo, 
e un altro baflbrilievo di Vincenzio 
Danti menzionati dallo fteflò V'afnri ; 
e di man più recente il S. Giufep- 
pe , il S. Saverio , la S. Terefa del 
Soldani, e la copia della Ifigenia Me- 
dicea, e del Baccanale Borghefiano 
tfprefii in antiche urne ; per trala- 
fciare varj candelabri e attrezzi do- 
mettici lavorati ad emulazione degli 
antichi , e non poche altre cofe me- 
no cpnfiderabili ; ballandomi di averle 
defcritte nel privato indice del 1 Ga- 
binetto.. 

Ma i dilettanti (bprfr tutto vi 
ammirano il bufto di Colimo > che 
tant' onore fece al Celliai ; e il Mer- 
curio di Gian Bologna ultimamente 

tris- 
tanto bizzarra , quanto immodeftu : i 
papa veii, che ha alla cintola fignifica.^ 
no , fe io non erro , eh* egli addormen* 
*~ -e il fèrpente > .ch'egli avvelena, 



54 

trasferito di Villa Medici, Quefta è: 
queir opera ftupenda equilibrata fo- 
pra una tefta di Zeffiro , onde fpira 
un' aura , eh' ei con la punta del 
manco piede non tanto tocca , quan- 
to par, che rada e ftrifei volando; 
opera , di cui la culufiima nazione 
inglefe fa tanto conto; che infinite 
copie fe ne vedono fopra le cafe, e 
ne! cortili , e nelle ville per tutta V 
Iibla a. L' Autore di ella gareggiando 
con gli antichi nelP efprimere la fvel- 
tezza , la proporzione , la beltà di un 
Nume; e nel dargli, tutta Paria, e 
il carattere di un Dio dell' ingegno ; 
gli ha fuperati nelP aggiungergli an- 
cora il volo . Se Fidia ritrafle il 
fuo Giove Olimpico da un paflb di 
Omero ; fi potria dire > che Gian Bo- 
logna il fuo Mercurio figurale dn 
quel di Virgilio : Agìt ventos & tur- 
gida tranat nubila ( Mn. IV. 245. ) 

CAPITOLO III. 



D 



TERZO GABINETTO. 

Bronzi antichi* 

Alla ftanza predetta ornata di 
ilucchi , c di dorature , fi paf- 

fa 



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& -ai-I' altra contigua, tutta mefl>. % 
marmi, e deftinata a bronzi antichi.? 
Ve ne ha quattordici armadj , e f 
indicazione de* cartelli fpiega ciò , 
che fi contiene in ognuno . Ne' prk 
mi fono ordinati gli Deidei Paganefimo 
con quel metodo , con cui comune- 
mente ne han trattato i. Mitologi 

Cominciali da. Saturno-,, e da 
Opi ; con; cui itanno ,,oltrc le tre Fi- 
glie Giunone Cerere , e. Veftp , an- 
co i Figli Nettuno , Plutone , é Gio- 
ve ; del quale, ultimo vi ha una quan- 
tità d! ftatuette. in. bronzo , ed anche 
una d* argento Nel numero, de' Fi* 
gli di Giove, è affai bella; una Miner- 
va medica , e. un buffai della mede- 
fima Dea di greco/ ftile ^ mediocri 
gli Apollini, e le Diane ;,ftupenda una 
teda di Mercurio , . e rare molto al- 
cune fue ftatuette , che lo rapprefen- 
tano penulato , e fanciullo . 

Nel fecondo Armadio Venere 
fecondo i vari atteggiamenti, detta 
dagli antichi Gnidi a , Anadiomène , la* 
vans fe * Marina , Fi&rix > e quelli 
pure che dallo ftringerfi il petto con 
fefeia è da alcuni chiamata Zoftcri* 
è replicata in iflai ftatuette; a eia 

HJUJk 



▼ati congiunte alquante Ninfe , e mol- 
tiffimi Amorini tenenti quale uni 
fiaccola , quale un arco , quale un 
pomo . Ve ne ha degli altri con cor- 
nucopia , con tibie , con quadrupedi, 
con velatili, con varj (imboli. Co j 
fioro, che non folamente Genj furon 
chiamati, ma talora Eroti, e Cupi* 
dini, ho creduto bene di daffare in 
quefto luogo tutti con Venere , e 
con le Ninfe; delle quali Filoftrato 
( Imag. /. i ) e Claudiano gli eredon 
Figli . Di Ermafrodito tenuto figlio 
di Venere vi è una fhtuetta prege- 
vole per P artificio , e per la gran- 
dezza . NelF altro fpanimento infieme 
con Marte veggonfi gli Eroi , ed t 
Guerrieri : ne fenza diletto vi fi of- 
fervano le diverfe armature degli 
Etrufchi , de Greci , de' Romani , de* 
Frigj , de* Cartaginefi , e alcuni fatti 
della favola antica elpreffi in pi'ì 
gruppi . Belliflima è qui un Amazo- 
ne, forfè copia di quella di Policle- 
to , come altre in marmo ; e un Mar- 
te ultimamente acquietato da S. A- R- 
per 6q. Zecchini . 

Sieguono nelP armadio terzo, Er- 
tole c Pacco | due Figli di Giove * 

; che 



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ST 

che nati di mortai madre, giurta le 
immaginazioni del paganefimo , di- 
venner Dei . Ercole è in varie griUi-r 
dezze , ed in varie età , fanciullo in, 
atto di ftrangolare i Serpenti , aduU 
to in atto di vincere Anteo , e im 
tante altre politure ,. ed in, tanto nu- 
mero di ftauictce ; che ben dimoftr* 
quanto eftefo ne foflè il culto fpe- 
cialmente in Etruria,ovc i più di que* 
ft* idoli fon trovati • Rari/lima è untv 
tefta <di lui giovane* affatto fimile 
nei lineamenti all' intaglio di Gne& 
m gemma, cfr'è riferito dai Barone 
Stoch ; e che io ho veduto in Firenze* 
e in Roma* Bacco vi è pur replicata^ 
mente , fanciuHa , e adulto , e con var>. 
fimboliw Sopra tutto amrairafi il grup- 
po di lui con un Genio., che da un 
gutto (lillandogli fulle labbra Pam* 
brofia , lo fa immortale * Arianna , 
qualche Baccante ,. molti Sileni, Sati- 
ri , e Fauni , come gente del co:o 
di Bacco, itanao pur quivi; e a que- 
lli fclvaggi numi fe ne fono aggiun- 
ti altri , che appartengono alle cam- 
pagne, ed agli orti; fra* quali un Mu~ 
tino di nuovo acquifto, variflimo per 
h amena, eh' è avorio v. 

Cj nel 



Nel quarto armadio è un mifto 
di Deità, parte greche, e romane, 
parte anche forefticrc i Genj di Cit- 
tà , e di f amiglie , Pantci , Vittorie f 
Fortune, una ielle quali è d' Argui- 
to; un buon numero di Egizj com- 
perati in quefti ultimi anni; e diver- 
tì altri, che per mancanza di diftin- 
tivo non fi ravvifano con certezza .. 
Il curiofo non dee trapaflar quefta 
clafle fena.i oflcivare il Serapide , 
uno de' più be' getti antichi, che ador- 
nino i gabinetti d' Europa . 

Nel feguente fono gli Dei Etru- 
fchi , quanto facili a ravvifarli per 
lo ftile ; tanto difficili a nominarli 
per mancanza di fimbolo ,. e di ca- 
rattere -Quei che avran letto il Go- 
ri, vi ravviferanno i Giani, i Pil un- 
ni , i Volturni , le Vacuile , e le al- 
tre Deità , che quell'Antiquario pub- 
blicò, e che oggidì fembrano tutta- 
via ad altri un bel ritrovamento , ad 
altri un bel fogno . Il comune de* 
curiofi vi avvertirà, fe noji altro, i 
pri'icipj fra noi dell* arte fuforh fu 
certe antichlflime ftatuette ; ove mu- 
na forma di volto, muti? diftinzione 
di parti , niun principio di difegna 



tpparifce ; e nelle altre noteranno gra^ 
datamente i progreffi , che P arte 
venne facendo fino ad ufeire dal fece© 
ftile , e a formarne un fecondo tutto 
diverfo , cioè caricato , e forzato ; co- 
me ftefamente ofTervò , e dichiarò 
con molti efempj P Abate Winckel- 
mann . Ogni raccolta fuoP efiere ab- 
bondante d'idoli etrufehi, de* quali 
fino a* tempi di Plinio, era pieno il 
Mondo ( l. XXXIV. c. 3. ): ma in 
poche altre fe ne vedranno di ugual 
grandezza , c gon tante infcrizioni di 
antica mano.. 

Nel fcfto armadio abbiam collo- 
cati ritratti d' Uomini , e di Donne 
illuftri, Cefari , Filolbfi , togati , e ge- 
neralmente quelle figure chs non haci 
contraflegno di divinità , lottatori , tu- 
bicini , attori di feena , un Saltatore 
cubiftico , una Canefora ec. Vi ha 
pure molti avanzi di antiche fhtue ; 
lpecialmente delle mani, e de* piedi, 
frammenti pregiatiflimi alla, ftatuaria , 
perchè di ottimo, gufto ed interi 
Raro è il trovare in marmo tali 
eftremità così rifparmiate dal. tempo % 
tome fono in bronzo .. 

II. fettimo armadio, racchiuda 



6ò 

animali di ogni fpecie ferviti gin o 
di voci ne* tempi, o di fimboli alte 
ftatue, o anche d' infegne alle mili- 
zie, per quanto fi è creduto di al- 
cuni di quelli pezzi ; opinione che 
fe può foftenerfi rifpetto all'Aquila 
pubblicata dal Goti; non può facil- 
mente ammetterfi rifpetto a* Leopar- 
di , a* cani, e alle Tigri edite dal 
Caylus . Rariffime fono in quefta chf- 
fe le ftatuette di alcuni moftri favo- 
lofi , un Pegafo , un grande Ippogri-, 
fo , un Toro con faccia umana ; qua- 
le fi rifcontra nelle medaglie di cer- 
ti popoli non fenza difcordanza de* 
dotti in aflegnarne il fignificato ; vo- 
lendolo chi un Fiume, chi un Mi- 
notauro , chi un Bacco Ebone . 

Nel feguente armadio fon rac- 
colte , are, tripodi , e frammenti di 
cfll , alquanti di femplice lavoro , ma 
la più parte iftoriati; e vi fono ag- 
giunte le mani Pantee , gli Antifafci* 
ni , c altre cofe appartenenti alla Re- 
, ligione pagana . 

Succedono i Candelabri , e le 
Lucerne , così penfili , come mobili f 
t di una incredibile varietà di lavo- 
ro , che fa vedere quanto ingegno- 
fi , 



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Ci 

lì, quanto naturali , quanto fecondi 
nelle invenzioni loro , e nel gufto di 
ornare fieno flati gli antichi artefici. 

Preziofo è V armadio X. per una 
raccolta di ori cofmetici , che tue* 
ta è dovura al prefente Sovrano, 
fibule , anelta , collane , orecchini, 
armille, aghi crinali , e ciò che for- 
mava una volta il mondo donnefeo ; 
de* quali ornamenti , e di quegli, che 
fpettarono al veftito virile, abbiamo 
altresì gran varietà in bronzo , in avo- 
rio , in argento , non fenza alquanti 
fpecchj di antico metallo bianco * Anh 
che del Teftito militare antico fono 
qui alcune reliquie ; come le celate, 
una delle quali edita nel Mufeo Etru- 
feo G trovò neir agro Cannenfe , ed ha 
lettere puniche; e fimilmente un buon 
numero di antiche armi , e di bron- 
zi equeftri, fproni, morti di Cavai- 
1 i fàlere ec» ■ 

L' armadio XI. è ricco di anti- 
che infcrizioni incife ne* diverfi ge- 
neri di bronzi , eh' efprime il titolo: 
quae ad fontes , & balneas , ad corri- 
merda , remque fcriptoriam . Spetta- 
no al primo genere alcune bocchet- 
te di fontane , varie ftrigili, alquanti 



I 



6t 

tubi di aguedotti ; al i« le bilance v 
le ftadere , i pefi, le mifure; fra le 
quali è il celebre Modio con infcri- 
zione illuftrata felicemente al fuo 
folito dal P. Corfini; al 3. gli filli 
Sci .ctoi j , le malte infcrizioni in me- 
tallo , una delle quali fu foggetto di 
dotto libro fu la teflera. ofpitale al 
Goccifredi;e altre due, che conten- 
gono onefte miflioni , fon citate in 
più libri, e ultimamente; dal dotto. 
Ab. Marini in un fuo opufcolo infe- 
rito nel Giornale Pifano : in oltre gli 
avorj fcritti , ficcome il dittico fpie- 
gato dal gran Buonarroti , e le tef- 
fere gladiatorie , fu le quali è da ve- 
der ciò che fcrifle 1' erudito Ab. Mor- 
celli . Vi è pure il. manofcritto in. 
cera edito, e commentato, in parte, 
dal celebre Dottor Cocchi; monumen- 
to di Medio Evo , ma che ci fa ve- 
dere il coftume de' fecoli rimondimi 
durato in Francia fino a Filippo il 
Bello. Né fi è ftimato male a pio- 
pofito di unirvi qualche faggio di 
fcritto efotico , fpechlmente in cor- 
tecce d'alberi; il quale quantunque 
cofa moderna , rammemora un ufo 
aotiehiflìmo . Erano in quefta elìde 

due 



>y Googlfc 



due papiri, l'uno greco, V altro la- 
tino; i quali cretto il bell'Archivio. 
Diplomatico,, S. A. R. fece trasferi- 
re m quello , quando lo arricchì del 
sì ben confervato Papiro Maccionia- 
no. Quefto monumento comperato 
per cento zecchini, è ftato dall'air* 
tico fuo poflellbre egregiamente illu- 
ftrato con una. diflertazione ; come 
area fatto l' Abate Bracci col fuo 
Difco d' argento, acquiftato pure dal» 
la Galleria per cento doppie . 

E x il difco predetto» un de* pez- 
zi più confiderabili , che fi veggano 
fra il vafellame antico diftribuito ne- 
gli Armadi XII, , c XIII. ; ed è ac- 
compagnato da una patera filicata , 
c dal celebre vafo Demplteriano eoa 
figure , e lettere etrufche, fimilmen- 
te d'argento.. Moltiflimi ve ne ha 
in bronzo , varj e di forme , e di. 
ufo, prof mo , e facro; prefericoli,. 
urceoli, olle, idrie , lebeti, patine, 
iniftaij , fimpuli, vafi unguentar j.-, e 
fomigliaini . Rari fono in quefta ciaf- 
fe alcuni manichi con figure; (pecial- 
mente uno con un vecchio Bacco 
giacente. Sonovì anche molte patera 
etrufche anche fentte ; le q^uali re- 



«4 

pacatamente prodotte in luce , tut- 
tavia in parte abbilbgnano di ulte- 
riore fehiarimento . 

Neil* ultimo Armadio chiudonfi 
frumenti di molte arti; e un mirto 
di ferrami, di chiavi , di attrezzi in 
una parola di vario ufo. Finalmente 
aon manca un faggio di antichità 
Criftiaae;e confi (te in qualche anel- 
lo pontificale , in alcune immagini 
faci e non men di avorio, che di bron- 
zo , e in alquante lucerne con figu- 
re, e fatti del Vecchio Teftamento, 
c del Nuovo. Singolariffima è quel- 
la a maniera di nave , alla cui pop- 
pa fiede S. Pietro governandola con 
due timoni; e alla prora in atto di 
predicare è un* altra ftatuetta credu- 
ta da M. de la Chauflè rapprefenta- 
re S. Andrea , da altri S» Paolo . In 
cima all' albero è fcritto DOMINUS. 
LEGEM . DAT. VALERIO. SE- 
VERO. EVTROPI. V1VAS. Com- 
menta il citato Autore : Valerius Si- 
verus . , . mortati tanquam legem 
Jibi a Domino impofitam conftanti ani* 
tno expeffans , longtorem Eutropio vi* 
tam optat ( de Lucer. Veterum ) ( i ). 

De- 

1 0 , uttri/ilix > ztfes , c final* 



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Dcgniilimi di effer ietti fu quefto 
monumento , come negli altri che il- 
luftrarono, fono it Marchefc Maffei 
nel Mufeo Veronefi? , e Monfig. Fog- 
gini nelle diflertazioni fopra S. Pietro* 
Oltre i bronzi degli Armadj me- 
ritano confi dedizione alcuni altri più 
grandi collocati nel medefimo Gabi- 
netto \ e fpecialmente un torfo viri- 
le , e parecchie tefte di proporzione 
naturale, come quella di Tiberio; o 
anche maggiore , come quella di O- 
mero, e di altri Greci illuiiri, tro- 
vate già nel mar di Livorno . Ve- 
ramente fu V antichità di quefte ul- 
time, e di poche (latuette pubblicate 
dal Gori o da altri w può muoverli 
queftione. Ma fe ne' medaglieri fifa 
conferva di qualche dubbia medaglia, 
anzi talora di qualche falfa per irru- 
zione de* curiofi , a* quali era ftata 
oc* libri rapprefentata per vera; non 

par^ 

etan fòrmoTe ufate indifferentemente 
dm chi regalava ; e contengono un buon* 
augurio al ricevitore del dono , che po- 
tefle goderlo per lungo tempo . Non ci 
è dunque meftieri di ricorrere ad a- 
fpcttazione di morte , e ad efla riferir 
.quella formola Domtnus legem dar j che 

ia qjiefto feufo par mena propria- 



66 

parrà Urano,. che Io fteflb facciamo 
nelle altre anticaglie ; fpecialmente 
quando ne 1 Gabinetti: vi; fia un cata- 
logo , come in qutfto è , con quel* 
le qualificazioni di ctrto , o d* incer- 
to, che mi fon parute competere 
ad ogni pezzo. 

Sono al termine di una deten- 
zione, che ampliata da uno fcrittore 
comecché non verbofo, può e(Tcr 
foggetto di più volumi : fééf è la 
dovizia delle cote rare , inedite, fin- 
gelari, che vi s'incontrano. Dopo 
il prodigiofo teforo di Portici , al 
quale niuna raccolta nel Mondo è 
uguale, niuna è feconda; il Gabi- 
netto , di cui li è fcritto , da* viag- 
giatori è giudicato comunemente il 
più intereflante , e il più copiofo . 
Che fofle prima di quefti tempi può 
vederti nel Ragguaglio del Bianchi 
edita nel 1759. Quella , ch'egli chia- 
ma Stanza degC Idoli non contene- 
va più di trecento, bronzi , compre- 
fovi anche un gran: numero di mor 



«7 

GAP I T O L O IV. 



QUARTO GABINETTO 

Pitture antichi*. 

SOcto quefto nome non intendia- 
mo (blamente quelle di antichi- 
tà più rimota t , come qui fono alcu- 
ni vetri ccmeterali prodotti in par- 
te dal Buonarroti ; ma quelle ancora» 
che fi fecero da' Greci , o dagl* Ita- 
liani prima che l'arte del difegno 
fofle condotta alla fua perfezione . 
Ed è veramente un diletto.il cono* 
fcere da quali principi moveffe in 
Italia, e fpecialmente in Tofcana V 
idea di fcuotere la barbarie ; e co- 
me in Firenze dopo Cimabue , altri 
Genj veniflero aggiugnendo chi una 
cofa , e chi un' altra i Giotto il di- 
fegno , e la grazia ; Taddeo Gaddi 
il colorito ; Paolo Uccello la profpet- 
tiva, e la pittura più. al vero degli 
animali ; Mafaccio la fimmetria , e 
la efpreffione ; e così degli altri , fi- 
no a veder la Natura emulata , e 
in certo modo vinta dall' Arte . Che 
fa in Plipio leggonfi con piacere L 
" prò- 



progredì della Pittura fra' Greci , er 
i nomi di que' Maeftri che di età in 
età l'arricchirono di qualche nuovo 
ritrovamento; fe una fomigliante fto- 
ria de' maeftri , e della pittura mo- 
derna leggefi con piacere in Giorgio 
Vafari; quanto maggiormente gra- 
diranno gli amatori delle belle Arci 
di vedere entro un gabinetto quelli 
avanzamenti grado per grado , non 
in relazione , ma in fatto ; non de- 
ferita , ma difegnati , e coloriti ; non 
pelati coli' altrui giudizio , ma rico- 
nofeiuti col proprio ? Io non rilevo 
per ora quai lumi poto raccorre da 
tal Mufeo o un Diplomatico ; o uno 
Scorico del Medio Evo facro , o 
profano; o anche uno Studiofo del- 
la volgar lingua Tofcana ; a' quali 
tutti fon quefti monumenti quello 
che le dipinture di Ercolano , o di 
Roma a* profeflbri della più alta an- 
tichità - Dico folamente , che la pit- 
tura medefima può eflere da tal ge- 
nere di tavole aiutata molto : dico 
che il divino Michetagnolo trovava 
in effe , come Virgilio nelle poefie 
di Ennio , che lodare , e imitare : 
dico chc^ Vafari fe ne valle più di 

una 



una volta pe' fuoi lavori , e confi- 
gliò Cofimo Primo di non difper- 
derle ; com' egli fteflo racconta nel- 
la vita di Dello. Il che fe era ot- 
timo partito a que' tempi , quando 
le Chiefe , i Monifterj , i Palazzi ri- 
dondavano di tali opere ; migliore 
fenza dubbio è a' dì noftri; quando 
perita una grandiffima parte di effe, 
c una parte non picciola alterata da' 
pennelli rcftauratorU fi è fpenta af- 
fatto la memoria di alcuni artefici;, 
e di altri va diminuendoli di giorno 
in giorno . 

Per quefte ragioni parve bene 
a S. A. R. dì formare a parte un 
Gabinetto, che tali opere contener- 
le; per la cui erezione mandè di 
Palazzo Pitti alquante delle antiche 
tavole., e$er avventura di quelle ftef- 
fe , che vi aveva fatte confervar 
Giorgio; alle quali ne fono di poi 
aggiunte non poche. La raccolta, 
che non è distribuita tutta in un 
luogo, può dirfi ancora nafeente; 
ond' è che di qualche Antico vi fon 
più pezzi, e di melti altri nefluno. 
Ma è proprio di ogni ferie , come 
de' prodotti della Terra , V afpettare 



7* 

aumento dal tempo ; che a poco * 
poco tà producendo le ftagioni,per 
così dire» e i mezzi, onde farfi a- 
dulte v i^r ora vi ha di Cimabue 
un S. Bartolomeo riconofciuto al con- 
fronto delle due maggiori, e miglio- 
ri fue tavole , che abbiamo in VU 
yenze ( i ) ; di Giotto qualche im- 
magine piuttofto dubbia , di Taddeo 
Gaddi la Depofiziohe citata da Va- 
fari nella fua vita ; di Agnol Gaddi 
una Nunziata con un grado di mi- 
niature affatto limili a quelle di 
S. Pancrazio ; dì Orgngaa , o della 
fua fcuola un tabernacolo co' SS. Pie- 
tro e Paolo, e ftorie di S. Cateri- 
na; c l'altare di lui lavorato per 
cala Stror/i ne ha dato indizio; del 
Laureati il Romitorio, replica di quel 
di Pifa, con pochiflime alterazioni; 

di 

( i ) In S. Maria Novella , e in S. Tri- 
nità . Di qucfto , c degli altri volentie- 
ri cito le pitture , che mi han tenuto 
luogo di pietra di paragone ; eflenda 
effe autentiche , e nominate da Vafan. 
Egli è flato fpeflb convinto di creduli- 
tà circa gli anni, e le altre particola- 
rità della ftoria: ma nell'aflegnare ad 
ognuno le fue vere opere, la fua au- 
torità debb'elTcìe preflò xhiun<ii*e di 
fornaio pefo • 



71 

di Lorenzo di Dicci più tavole rav- 
vifateal paragone de'frefchi di S.Cro- 
ce; di Paolo Uccello una battaglia ; 
di F. Filippo un S. Agoftino che fu 
già nella Galleria d' Ignazio Hugford; 
del Caftagno certe Scorie di S. Be- 
nedetto conformiffime al grado, che 
ve n* è io S. Lucia de* Bardi ; del 
B. Gio. Angelico la tavola de' Li- 
naiuoli citata da Vafari, e il Tran- 
fno di noftra Signora reiterato in 
fagreftia di S. Maria Novella; de' 
Polla juoli, e del Botticelli le fette 
Virtù rammemorate da Vafari ; e di 
quell'ultimo anco i due quadretti 
con la fi cria di Giuditta indicatici 
dal Borghini . Del Baldovinetti , e di 
Filippino il è fatta menzione altro- 
ve . Noi fi nominano qui fe non 
Autori Fiorentini, o fcolari loro; on* 
de a rigore quefta raccolta rappre- 
fenta folo i progreffi di quefta Scuo- 
ia , non delle altre ( i ) ; alle quali 
però f trovandofene in avvenire , fi 

■ darà- 

( i ) Nuovi lumi fu le altre fcuole d 1 
Italia , c fpccialmente fu 1' antichifllma di 
Siena , ci và fomminiftrando il dotto P. 

M. della Valle Minor Conventuale nel-» 
le fue lettere Senefi . 



7* 

darà luogo nel Mufeo; ficcorrre vi 
fi è dato a moire pitture d' incogni- 
ri , che porranno ravvilarfi col tem- 
po , e a molte grecomofche , e fpe- 
cialmente nd un fenologie. Edo è _ 
diviib in due tavole , ciafeuna del- 
le quali contiene i Santi di un 
jneftre . 11 gufto della pittura , e la 
fua età conviene con le celebri Ta- 
Tole Cappottane ili u (Ira te da Mon> 
figr. Aflemanni ; le quali fi confervan' 
oggi nella Biblioteca Vaticana : ma 
le figure del noflro Menologio fono 
notabilmente più grandi , e i Santi 
qui nominaci differirono a luogo a 
luogo da quegli . 

Come cgni ftanaa di quadreria 
ha per ornamento alcuni pezzi Hi 
fculcura; così in quefta fi fon rau- 
nati varj bufii di Donatello, di Mi- 
no da Fiefiile , e di altri contem- 
poranei a' Pittori foprallodati . Spic- 
ca fopra tutti il S. ? Giambatifta in 
età adulta , il migliore di quanti 
ne fcolpì Donato ; eccetto quell'uno 
vivo, e parlante, che lavorò per 
Roberto Martelli fuo Mecenate , e 
che fi conferva tuttavia in quella 
oobil Famiglia. 



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CAPITOLO 

• w 




J * 



quinto Gabinetto 1 . 
La Niobe . 



LA favola di quefta Eroìna , che 
vede faeteati da Diana , e da 
-Apollo i fuoi quattordici figliuoli , è 
rapprefentatyqoì in Tedici greche fia- 
tile ; fu le quali ci ha data una eru- 
dita diflertazione Monfig. Fabroni . 
•Quefto monumento dell'arte antica 
veramente unico fu per molti anni 
in Villa Medici ; e di là trasferito f 
e reftaurato in Firenze per coman- 
do di S. A. R., «he gli ha fab- 
bricata una ftanza certamente degna 
di tali ofpiti . -E- a foggia di fala 
«già con iftucchi dorati, e pittu- 
re a carnei ; flmile nel gufto a 
qualche camera della Terme di Ti* 
to ; ma incomparabilmente più ric- 
ca di ciafeuna di quelle . La difpo* 
iizione data in Roma alle ftatue era 
in gruppo, e fopra una rupe arte- 
fatta: qui fon divife per la ftanza ; 
mi non perciò lafciano di avere con* 
venevole fituaziotie. I Poeti antichi^ 

D funi 



74 

fimi favoleggiarono, che la ftrage 
de* figli avvenifle in campagna f c in 
cafa quella delle Figliuole ( Apollod. 
Bibl. /. III.). Per f unità della rap- 
prefcntaaione conveniva fcerre o V 
uno , o T altro luogo alla fctna ; e fe 
in Roma tutti fi figurarono alT aper- 
to , conforme anche al rapporto di 
Ovidio ; qui tutti fi figurano nella 
regia * 

La Madre , e quafi Protagonifta 
della Tragedia, è in cima alla fila; 
ha davanti a sè un de' figli trafitto 
da una faetta , e dirtelo in terra ; € 
fi ftritige al feno l'ultima delle fi- 
gliuole, a cui V ingegna di fare fcher* 
mo col manto levato in alto ; ftatue 
tutt' e tre rartffime ne'Ior caratteri. 
«Altre tre , V una in atto di forprefa , 
la feconda in gefto di compaflionare 
il moribondo fratello, la terza di una 
llngolare beltà di fattezze in lem* 
biante di sbigottita , {tanno di qua e 
di là dalla madre ; e quindi un Gio- 
vinetto aliai tenero , che mirando in 
alto incerto di sè, moftra di fuggi- 
re non fa ben dove. Sieguon due 
Giovani; il primo accenna col dito 
o il luogo 9 onde feoccò la fati! 

faet- 



Uigitize 



75 

fretta , o forfè la via da tenerfi per . 
ifcampare i il fecondo piegato a ter- 
ra un ginocchio, con un'aria di vòl- 
to , e con un gefto pieno d' inde- 
gnazione , par che rimproveri i due 
Numi di crudeltà , e d^ mghiftizia . 
La Gavine che viene appreflb , che 
della vita facendo arco f e levando 
la mano, e il vifo ^verfo il Cielo, 
teme , per così dire , *e prega , è af- 
fatto (unite nella mofla alla Pfiche di 
Campidoglio ; ed ha tuttavia 3a im- 
portatura delle ali per congetturare, 
eh* ella ùmilmente fu Pfiche , e che 
il gruppo non era tutto di una fcuo- 
la, n è lavorato per ^oggetto fola* 
mente. Più delle due ftatue feguentì 
è ammirato il Giovane, che della 
•vefte avvolta intorno *1 braccio fa 
feudo *I capo . Il Vecchio, che pud 
crederfi il Pedagogo, e fi è tenuto 
da molti per Anfione marito di Nio- 
be , tieve un gladio impugnato , di* 
fefa inutile contro armi ii poderofe. 
In quella che muove il piede alfy^ 
fuga , e foftiene il manto, lodali mag- 
giormente la efpreflione della faccia , 
e il movimento deHa perfona, che 
il panneggiato ; il quale anche in A> 

Di tre . 



tre ftatue del gruppo fcuopre un* 
epoca di (cultura greca non condot- 
ta per anco all' ultima perfezione . 
Mancava al numero della prole il 
quartodecimo Figlio , fecondo la più 
comune tradizione de* Poeti , feguka 
anche dal maggior Tofco ( Purg. 
c. 1 2. ) . 

0 Niobe con che occhi dolenti 
Vedeva io te fognata in fu la Jì ré da 
Fra fette e jet te tuoi figliuoli fpenti ! 
Si è nondimeno compiuto il numero 
con una ftatua di fcarpello pur gre- 
co ; la quale piega la vita , e alza 
il braccio quafi a parare il colpo , 
che viene da alto. Quefto Giovane 
non conofeiuto dapprima era flato 
riattato , e fpiegato nel Mufeo Fio- 
rentino per un' Endimione ; ma vi h3 
tutta r apparenza , che fofTe fatto in 
antico per altro gruppo limile a que- > 
ilo- E' certo, che il noftro non fu 
unico . Due ftatue del Mufeo Capi- - 
tolino , una di cafa Colonna , un' al- 
tra di proporzione minore in villa 
Albani , e finalmente le due di Ve- 
rona e d' Inghilterra riferite da Mon- 
signor Fabroni , tutte di figliuoli di 
Niobe, | fan congetturare, che quefta 



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{ 



il 

favola fi trovate replicata in più 
luoghi • ' 1 ' * J 

Per compimento della quale fi 
fon collocaci in alto quattro baflìn- 
lieri opera del Carradori, efprimenti 
P origine delle fciagure della Eroina; 
fra' quali Apollo, e Diana in atto di 
faettare . Alle pareti fon fofpefi quat- 
tro gran quadri j il Ratto di Frofer- 
pina del Grifòhi , il PofTefTo di Co- 
fimo H. dipinto da Sutterman , e i 
due Rubens efprimenti una battaglia , 
e un trionfo di Arrigo IV. Rè di 
Francia . 



CAPITOLO VI. 

SESTO GABINETTO • ' 

• . • * » 

V Ermafrodito . 

QUefta bella (tatua accompagna- 
la co!fA4one di Michelag no- 
ia dà il nome al Gabinetto , eh' è 
mifto di fcultura infieme, e di pit-* 
tura. Le altre ftatue fono la Venere 
(emiveftita , e quella con pomo , già 
riferite dal GorK e l'Apollo, e it 
Bacco di Villa Medici lodati dal Maf- 
feo 



7» 



fci nella Tua Raccotca > e trafportati 
iti Firenze fon già due anni . 

La quadreria è "varia : ma chi 
memore del Gabinetto IV, amaflTe di 
vedere la pittura avanzata a legno , 
che poca più le rimanga a perfezio- 
narli , ponga mente alla N. S. dello Iti- 
le del Perugino , alla i Purificazione e 
Aicenfiòne , che fi crede di Mante- 
gaa , o di fimil contwporaneo ; a' 
quattro Santi intorno alla Vergine di 
Domenico Ghirlandajo ; alla Depofi- 
zione- di Pier di Cofimo ; al ritratto 
pinta da Giorgione: dalla fcuola de' 
quali ufeirono^ Rafaele , Correggio, 
Michelagnolo , Andrea del Sarto, Ti- 
ziano ; a 9 quali deggiamo la più ver* 
de, e la più robufta età della pittura, 
che trionfa nel ledicefimo Gabinetto. 

Fra le fei maggiori tavole no- 
tabilidlma è quella in chiarofeuro di 
F. Bartolomeo della Porta , a cui pre- 
venato da morte non potè dar' ani* 
ma col colorirlo ; ma così imperfet- 
ta > coni ella è , fcuopre tuttavia il 
fegreto del fuo di legno , e la infini- 
ta dirigenza, con cui contornava ogni 
figura prima di rivenirla , Il quadro 
fapprefeat* aoftra Signora fra varj 

Pro- 



T9 

Protettori delia Città di Firenze. Del 
Volterrano è V Aflunzione ; di Pier 
d ì Cortona le Marie al Sepolcro; del 
13 un la moltiplicazione de* pani; di 
Àleflfendro Allori le nozze di Cam ; 
lenza ripetere di Ghirlandaio ciòcche 
dicemmo . Meritano confiderazione 
anche il Tobia di Santi di Tiro, H 
Farifeo, che interroga Crifto del Gap* 
puccino Gencurefe , V Abele del Lot«& 
ti , la Difputa del Caravaggio . Vi 
ha pure alcuni bufti e tede di af* 
fai buon pennelli; come il S* Pao- 
lo del Veronefe » il S. Pietro di Gui- 
do Reno , le SS. Lucia , e Placidi» 
di Carlin Dolce , e parecchi ritratti 
di Andrea , del Zuccheri , di Vela« 
fco, dello Spagnoletto, di Pufigo, 
di Rubens , di Vandeyck , e di altri . 

La tavola con lavori di pietre 
dure, <:h* è m mezzo del Gabinetto, 
è la più ricca di quante ne foco 
fparfe per !e altre camere • Fu ope- 
ra di Tedici anni ; nè par verifimile, 
ma è veriflìmo, che tuttavia rcftaf- 
fe imperfetta ; onde ora fi fieno do- 
vute aggiungere quelle bafi , e quei 
Contorni di bronzo dorato , che firn- 
no il fuo finimeiHa^ 

7\ - CA^ 



CAPITOLO VII. 

t ■ 

i m 

SETTIMO GABINETTO . 

Infcrìzionì Greche , e Latine , e Tejie 
in Marmo <f Uomini Illujiri . 

LE Infcrizioni medicee edice dal 
Gori fono quali raddoppiate , ag- 
giuntevi di quelle eh' e* pubblicò dal 
mufeo fuo , e da' mufei Galli , An- 
dreini, e Bucelli . Parecchie ancora 
ne fono acquiftate altronde , ed ora 
le ne attende una npova recluta di 
altre fceltiffimc . Se già eran porte al- 
la rinfufa , e a timmetria di gran- 
dezze , come fi fuol ne' mufei pri- 
vati; ora fon' ordinate a claiTi fu 1* 
efempio del veronefe , e de' roma- 
ni . Vi, abbiamo, frammefli molti 
rottami di antica fcultura; che men- 
tre riempiono L vani a tratto a trat- 
to lafriati dal diverfo taglio delle 
lapidi ; ci coufervano de' pezzi utili 
agli artifti, e fpeflb opportuniflimt 

agli antiquari . 

Le picciole urne con figure, © 
titoli latini > formano alla Stanza una 



- v - 



gran- 



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grandi, i picdeftaffi delle ftarue con- 
titoli onorarj , le colonne milliarie* 
fon collocate qua e là feparatamente ; 
così certe infcrizioni , che per la mo- 
le non potean eflere murate fra le- 
altre della lor clfcfle*. 

Le tede deglt Uòmini lllkftrr 
fono difpofte parte in bafi- arniche ; 
parte in menfole , parte in ermi *. 
parte anche a maniera- di- baflkilievi 
fono applicate alle pareti . 

In mezzo alla danza, oltre- un 
Ercole, che uccide il Centauro , ve- 
defi il maravigliofo Torfo , che fé* 
ce un* volta T onore della GaHerk 
Gaddi; e comprato da S. A. R. ag* 
giugne ora non poco ornamento al* 
la fu a • » • j 

Si è deferita con generalità la 
difpofizione di quefto Gabinetto : qual- 
che cofa in particolare vuol diri? non 
meno delle Lapide, che de'Ritf atti. 
Le greche infcrizioni formano da sè 
una claflèj nella quale , fenza parlai* 
di alcune infigni , e riprodotte in più 
libri , fon confiderabili certi cippi 
fepolcralr verniti già di Levante; de* 
quali è tanta rarità rie* mufet d'Ita- 
lia, quanta ti- è abbondanza di gre-- 

D $ : cho; 



che lapidi (cavate in Italia fteffr » 
II taglio di quefti marmi , le Itile 
de' baflìrilievi , la maniera de* cito* 
li e* iulegna it cortame di tale 
nazione circa i fepolcri > come nel 
primo Gabinetto apprendiamo quel 
degli Etrufchi ; e nel prefente in ran- 
ci titoli » e vafi > e farcofaghi veg* 
giamo pare quel de* Romani . 

Le latine fon diftribuite in iz*. 
clafli . Fin dalla prima , che appar- 
tiene agli Dei», e a' lor Miniftri , fi 
comincia ad oflcrvare quelle , che il 
Pagni reca dair Affrica ; fix le quali 
oltre ì\ Gori fcriflero il Falconieri , 
e lo Spon . Si difeernono ma Alma- 
mente dal X. Greco porto invece del- 
la 1 de' Latini • La clafle de'Cefari 
è ricca sì per le bafi tanta Iodate 
dal MafFei; e sì fpeci.Umente per uo 
grand' epiftilio , che tratta dalle te- 
nebre di un magazzino fi è moder- 
namente inneftato fopra la maggior 
porta del Gabinetto . Fu trovato in 
Civita Vecchia infieme coi quattro 
colonne, e l'edilizio a cui fpettava- 
no , era dedicato a Tiberio , e a Li- 
via . Veggafi il Gori ( Infcr* Ant. 
7\ I. p. 307. ) . E' notabile t che do- 



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po il nome di Tiberio comparile* 
nel marmo una fcancellatura ; (oprar 
la quale d 1 altra mano è DIVAE ^ 
AVGVSTAE ; correzione , che par 
fatta dopo che a Livia furono da 
Claudio procurati gli onori divini • . 

Nella clafle terza de* Confoli, e 
Dignità di Roma fono i due tanta 
contro ver fi Elogj di Fabio Maflìmo, 
e di Appio Cieco; e per la quarta 
de* Municipi ne abbiamo delle bellif- 
fi me di nuovo acquifto* Alla quin- 
ta delle Opere , e fpettacoli pubblici 
appartengono, oltre le già murate 
fotto il lor titolo , altri pezzi mag- 
giori , e le colonne milliarie • La fe* 
guente, eh' è di Soldati, ha di (in- 
goiare un gran numero di Clafliarj 
coi nQmi delle Trieri, e Quatrieri* 
ove militarono , La fettima , e otta- 
va fra molti titoli comunali, che po- 
fero i domeftici , e gli affini a* lor 
morti , han di raro qualche legge 
toccante i monumenti ; e fpetta anche 
alla ottava il bclliflimo cippo di P, Fer- 
rano Ermete, foggetto di erudita 
diflereazione fra le Cortonefi • Nella 
nona di Libertini veggonfi molti pic- 
cioli titoli , anneffi già alte olle de* 



«4 

Colomba) , e perciò di un taglio difc 
ferente , e di una grandezza minor 
degli altri . La decima è deftinata a 
monumenti criftiani ; e V undecima a 
queir epigrafi , che non portano quaff 
aicro che la nomenclatura de' Detun- 
> ti . L* ultima dafle è una mifcella- 
nea , ove han luogo anche le fofpet- 
te di falfità , o a dir meglio alcune 
delle fofpette . 

Il Maffei nell'Arte Critica La- 
pidaria vuol, che quefle ancora fieri, 
confervate a pubblica irruzione ; e 
può aggiugnerfi a fperanza che fia- 
no Goir andar degli anoi riconofciu- 
te per vere . Così è avvenuto di 
quella di Scipion Barbato, alla quale 
il difcoprimento di alcre pur degli 
Scipioni , tutte in peperino , tutte di 
una fimil maniera , ha aflbdato quel 
credito , che vacillava appreflo gii 
eruditi . Così a varie delle Riccardia- 
ne ha l'Ab. del Signore refa V auto- 
rità di legittime combattuta già dal 
Maffei. Così il Ch. Ab. Zaccaria, ed 
altri difliparono molti e molti fo- 
migliami fofpetti di queir Antiquario • 
Potrebbe fard il medefirtio verfo al- 
quante delle medicee, eh 1 egli dà per 



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8* 

ambigue , a per falfe ; ma non verfo 
trutte. Ve ne ha di quelle , che al colore^ 
del marmo , e al fapor dello fcritto 
fcuopron fe ftefTe ; copie quel vino 
recente , che un Buon Romano fpac- 
ciava a M. Tullio per Falerno di an-- 
ni 40. ; a cui egli motteggiando ri- 
veramente e'porta bene i Tuoi 
anni ( Macr. Satnrm l. IT. c. 3. ) . 

De' Ritratti chic fono irt bulli 
femicoloflali , T Aleffandro Magno K 
e T Adriano, Sovrani amendue, che 
agli altri meriti aggiunféro una fin* 
golar protezione delle arti deV dife* 
gno. II fecondo vi ebbe pure gran 
maeflrìa , com' è notiffimo , e fa 
poeta e filofofò; tutti titoli , onde 
aver luogo , oltre la fchiera de' Cela-- 
ri , eziandio in quella . Nella fteffh 
guifa Gallieno in rilievo , creduto 
già un Cavalier Romano , che pre- 
ieutafì al Cenfo , vi può ftar come 
letterato r fnit enim.. or attorie , poe^ 
mate atque omnibus artìbus clartts 
( Treb. in vita ). 

Erano incogniti , e fono (lati ri» 
conofciuti per un Pompeo, e per 
•un M. Antonio due bufti fra lor vi- 
vici nel primo de' quali è* quell'al- 
zata 



I 



86 

zata di capelli ; nel fecondo quel noa 
lo che di erculeo, che Plutarco ram- 
menta ne* fuoi Paralleli . A rimpetto 
di effi ftà il Bruto celebre di Buonar- 
roti , e il Cicerone , che tienfi ora 
per vero. I dotti cofpiran 1 oggiraai 
a favore di quefto , perfuafi dalla me- 
daglia del Moniftero di Clafle , c dal- 
la teda che fi conferva in Roma nel 
Palazzo Mattei i circa la quale , eh* 
è fomigliantiflima alla Medicea , dee 
leggerli ciò che ha fcritto l'erudito 
Ab. Amaduzzi ne* monumenti Mat- 
tejani . L' altro , che fin da' primi 
tempi della Galleria ebbe foferitto il 
nome di Cicerone , è un Romano 
( alcuni lo fuppofero un Lepido ) 
con picciol porro nel vifo ; fonda- 
mento nel vero troppo debole , per 
crederlo , come dapprima fecero , uu 
Tullio . Sono anche Romani incogni- 
ti altri del Gabinetto ; come una te- 
fta rafa , che tiene alquanto del cre- 
duto Scipione Affricano ; e un altro 
con un lembo di toga in capo» fia 
per infegna di laccrdozio » fia per 
memoria di qualche fatto. Narra Ap- 
piano ( Bel. eh. L ) che Scipione 
Nafic^ con quefto fegno eccitò i 



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*7 

cittadini a reprimere la {edizione di 
Tiberio Gracco * Ve ne ha un ter- 
zo annerito dal fuoco», che in me- 
daglia f i 1 fa vedefi. ritratto per Fabio 
Maflimo > e davett* eflere quella te- 
tta, che infieme «oli* elogio di quel 
gran Generale fi trovò in Arezzo. 
Seneca e Ovidio > fon quelli, che 
per tali corrono ne*Mulei*. 

Di Greci abbiamo maggior nu- 
mero ..Il Solone con epigrafe creduta 
antica > il Sofocle % la Saffo riten- 
gono il priftina nome con huona 
ragione , di meritarlo *. Il poeta Eu- 
ripide in marmo, ferrigno è affatto 
fimile nella materia e nelle fembian- 
ze al già edito fra 1 Capitolini : ma 
qualche veftigio di antiche lettere, 
fa dubitar che non fia foggetto di- 
verto. Socrate, Alcibiade, Anacreon- 
te , Omero , Demoftene , parte fono 
di nuovo acquifto, parte tolti dal 
novero degli incogniti. Innominato 
fù lungo tempo il picciol buda di 
Platone i quello fteflb,. che Gronovio 
ha inferito nel Tuo Teforo ,, e fi cre- 
deva fmarrito .. K (lato ravviftto a* 
lineamenti > e alla greca epigrafe , 
/ebbene alquanto confunta. Edo è 



, «8 

ben diverfo quello sì ben chio- 
mato , e sì culto, che in aflaiffimi 
nrarmi e gemme fi dà per Platone; 
non fenza fofpetto , che fia piuttofto 
un Giove Terminale , o un vecchio 
Bacco , o altrettale Deità : perciò in 
quefta collezione lo abbiamo lafciato, 
come mole' incogniti , fenza nome . 
L' Ariftofane trafportato , è più di 
tm anno , di Villa Medici , fu tro- 
vato con varie altre tede, feparata- 
mente dalla bafe , ove in lettere 
quadrate è incifò il fiio nome. L' un 
pezzo non apparteneva all' altro; e 
nondimeno vi fu inferito , e pubbli- 
cato per un ritratto di quel Comico. 
Quantunque in oggi fia nota h fu* 
vera effigie , fi è (limato bene di 
confervare intinto quefto qualunque 
monumento . IXubbj in quefta raccol- 
ta fono il Cameade e il Senocrate 
nominati in più libri; falfo certamen- 
te era T Ariftippo , che più non vi fi 
lenire; il Tolomeo non era che una 
teda donnefea cinta di vitta ; ond è 
fuor di ferie . Al fuppoflo Diogene 
fi è dovuto cangiare il nome in quel- 
lo di Arato . Somiglia elfo que' di 
Roma più- certi ed è imi folito at- 

teg- 



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tcggiametrto di tenere il capo eleva- 
to qua fi a contemplare le delle ; aven- 
do in oltre la fronte , e le ciglia in- 
crefpate, come il vecchio* jartor f* 
nella cruna , a parlar con Dante . 

I Greei , oltre il figurare gli uo- 
mini illuftri generalmente di grattdt 
autorità m lùr fembiantiy hanno ìm- 
prede fimili note caratteriftiche in va- 
rie lor tefte: cpsl per cfprimere in 
Demoftene la balbuzie , gli fecero il 
labbro inferiore alquanto più indentro 
del fuperiore ; ciò che vedefi nel 
Panfitiano , e nel noftro . Di Aleflàn- 
dro Magno* che qui, e altrove tie- 
ne il capo follevato al Cielo, come 
nota Winckelmann , fi ha una cotir 
venevole fpiegazione in un* epigram- 
ma dell' Antologia ( IV. 8. ) ; ove 
lodato il bel ritratto, che di quel 
Conquiftatore avea formato Lifippo, 
fi aggiugne il fentimento, che rife- 
rifeo , ampliato alquanto : 

Dice a Giove AleJJandro alzando 
il vijo : 1 

A me la Terra , a te foggiate il 
Cielo ; 

'i Così r impero abbiam fra noi é- 

ehi 



9° 

Chi ha efpcrienza di Mufei, co* 
nofcerà facilmente il pregio di una 
Raccolta > che conta pure un tal nu- 
mero di tefte , rare preflbchè tut- 
te \ ficcome può ficuramente a (Te* 
rirfi anche del Seneca 9 e del Socra* 
te; i quali due ripetono dalla (cultu- 
ra quella rarità che non nvrebhono 
dal ibggetto. 

CAPITOLO VIIL 

OTTAVO £ NONO GABINETTO. 

Ritratti di Pittori. 

OGni ritratto delle due Camere 
è un Pittore dipintoli di fua 
mano. Cosi in ogni quadro fi ha 
con V immagine dell' artefice anche 
un fagf io ficuro del fuo ftile , onde 
ravvifarne P opere dubbie . Si fa , che 
quefta ferie è unica » e che unica 
rimarrà Tempre : giacché di moltiffi- 
mi dipintori ritratto originale no» 
efifte altrove . Ella forpaflh il nume- 
ro di 330» ritratti; ed è edita quali 
tutta nel Mufeo Fiorentino , e iti 
parte ancora nella Collezione Hug- 



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fcrdiana. con opportune dichiarazioni 
di varie penne erudite , che concor~ 
fero ad iiluftrarnr gli autori * Quin- 
di non farò , fennonsè accennarne 
quanto bafta al comune de*" viaggia- 
tori a de*curiofi \ 

La prima delle due Camere ri- 
mane come nella fui; fondazione or- 
dinata per via di fcuole * Da un la- 
to è fchierata la fiorentina * e la ro- 
mana • Iti mezzo * tutti allievo dell* 
una, e capo e onore dell* altra fi (là 
ir divina Rafaello col Tuo Giulio» Ro- 
mano al fianco* col Baroccio (uo con- 
cittadino , col Zuccheri* e con* altri 
della fua fchiera. 1/ ultima di effi 
per età , ma un de* primi per meri-» 
to è il rinomata Cav. Mengs . Niu-. 
no mir* queffo ritratta* che non fi 
arredi a confiderarlo * e non fenta 
deftarfi nell' animo^ varj affetti : am- 
mirazione di un uomo , che può dirfi 
TApelle di quefta età: per la grazia 
del pennella f ancorché in quefta non 
fi a unico; per la profondità nello fcri- 
vcre fu T arte pittorica * per la pro- 
tezione di un potenti/fimo Monar- 
ca, alla cui munificenza dovette tan- 
to; per ua opera* 



\ 



9* 

eh* egli conduflc con incredibile im- 
pegno perchè fteflc a fronte non di 
uno, o di due, ma di tutti i miglior 
Pittori del Mondo: compaffione final- 
mente per la recente memoria della 
fua morte giuntagli prima ck' ei toc- 
carte i confini della vecchiezza. 

Della fcuola fiorentina il più an- 
tico ritratto è quel di Mafaccio , che 
mite in luce la maniera moderna , del- 
la quale fenza averne prefo efempio 
da altrui , fu efempio a tutti i più 
tccellenti maeftri, e a Rafaello fteP- 
fo . Vi fon pure quei del Vinci , e 
di Andrea; quello di F. Bartolomeo 
fi ha nel fuo chiarofeuro già riferi- 
to . Il ritratto di Michelagnolo capo 
della fcuola non è affatto ficuro ef- 
fere di fua mano Di quegli che più 
dappreflò han premute V orme de' 
maeftri foprallodati; come fono Pun- 
formo, Allori, Satviati, Vafari,San- 
/ ti di Tito , e degli allievi di cofto- 
ro, vi è pure un buon numero. Gio- 
vanni da S. Giovanni , e Pietro di 
Cortona introduttori di una maniera 
fecondo Mengs meno corretta nel di- 
fegno , ma che non manca di fpiri- 
%o > nè dì vaghezza ; Carlo Dolci pit- 
tore 

■ 



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tore di facre immagini , e di un* 
itile conforme al nome; il Fraace- 
fchini di Volterra , dopo la cui mor- 
te poco ha prodotto quefta Scuola 
per le qnadrerie de* Sovrani ; fono 
dalla medefima banda. Come fegua- 
ce del Bonarruoti , di cui tiene in 
mano i dìfegni, fi è quivi porto il 
Reynolds Scrittore , e Profeffore ce- 
lebre non folo nella fua Inghilterra, 
ma nel refto d' Europa ancora . Fi- 
nalmente fon da quefto lato il Bet- 
cafumo,e il Salimbeni Senefi , il Ro- 
fa, il Giordano, il Solimene Napo- 
letani. 

La parete oppofta è veftita de f 
ritratti della Scuola Veneta, e del- 
la Bolognefe . Un de 1 capi della pri- 
ma tienlì Giovanni Bellini, a cui fuc- 
cede Giorgione, che nella pittura a- 
prì gli occhi a Tiziano fteflb ; cioè 
a quello , che non è ftato uguaglia- 
to mai da veruno nella fetenza del 
colorire; pregio, e carattere di tut- 
ta la fcuola lombarda • Olcre i pre- 
detti, che qui fi veggono, merita- 
no di edere conofeiuti di vifta, per- 
chè troppo noti per fama , Paol Ve- 
ronefe f il Pannigianino f il Tintoret- 



*4 

to, il BafTan vecchio infieme con 
Francefco , e Leandro, de' quali fu 
padre infieme , e maeftro* 

Bologna , oltre il iuo Primatic- 
cio , eh' è più antico , fornilce alla 
ferie un grande ornamento nella fa- 
miglia de' Caracci ., rrftauratori della 
pittura fcadnta in Italia a* lor tem- 
pi, e autori di una maniera , che 
colfe il più bel fior di ciafeuna fcuo- 
la italiana . Lodovico , che formò il 
gran progetto, e che a compierlo 
prele per compagni Agoftino , ed 
Annibale fuoi cugini ; Francefco , e 
Antonio men conoiciuti de' predetti, 
comparifeon© tutti nella ftefla linea. 
Della feuola de' Caracci può in qual- 
che fenfo ripeterli quel di Tullio 
quorum e ludo,tanquam ex equo Troia- 
no , meri primìpes exierunt . Di que- 
lli loro difcepoli il Domenichino , f 
Albano , il Guercino , il Lanfranco f 
Guido Tteno , ciafeun di efli autor 
d'una Ade diverto, ma claflico nel 
fuo genere , fan corona a 7 loro mae- 
flri . Quivi pure fono fchierati mol- 
ti altri de'lor feguaci, e generalmen- 
tt quanto fi ha della fcuola lombarda, 
Copiofa di antichi ritratti è fa 

fc- 



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9% 

ferie degli 01 tramontani , a cui non 

manca nè P Olbenio, 4iè ilKranach, 
nè Luca d'Oilanda, nè il Meffio, 
nè Alberto Durerò. Vi è replicato 
Rubens Principe della fcuola iiam- 
ìpinga, e vi ha compagno Vandeyck f 
il quale fe non ebbe ugual niente , 
fu più amico del -vero, e nell* arte 
di ritrarre avanzò Rubens, e ogni 
altro , eccetto Tiziano { Algarot. Sag. 
della i>/>. >. Il Velafco fra gli fpa- 
gnuoU, le Brun traVfrancefi della 
raccolta fono i più degni ; mancan- 
dovi il Raffaello di Francia , Nicco- 
lò Puffino . Agli antichi Tedefcht fi 
è aggiunto il Cav. tofani tuttora 
vivente; quegli, eh* ebbe T onore di 
ritrarre la Real Cafa di Tofcana re* 
gnante , e di presentarla alla immor- 
tale Imperadrice Regina Maria Te* 
refa , con incredibil diletto di quel* 
Ja grand 9 Anima; la quale dentro una 
tela potè leggere , per così dire , il 
dettinoceli' Augufta Profapia; la diu- 
turnità nel gran numero, e la feli- 
cità nelle «regie indoli di que' tanti 
Germi novelli. Ebbe anche l'onor 
di ritrarre la Real Famiglia di Par* 
mz, c V abilità dì copiare in quadro 
- 1_ non 



non grande tutt' 1 capi cT opera iì 
pittura, che pofliede il noftro Prin- 
cipe , così efattaaiente , che più ol- 
tre non li potrebbe . 

Piacciono in quefto Gabinetto 
yarj pittori , che a' lor fembianti han- 
no aggiunto quafi parergo un faggio 
di quello ftile , in cui più fi diftin- 
feio ; ficcome han fatto Borgognone 
pittor di paefi, e di battaglie; Van- 
der Werff, Van-der Nter , * Mi- 
ris grandi autori di quadretti fiam- 
minghi ; Schalcken f «gitor di notti 
illudiate da lume di candela; il Re- 
fani dipintor di animali ; Mario Ba- 
iarti , e Niccola Vandcrbraah com- 
poiìtori di ghirlande al naturale, e 
di fiori; ancorché gli ultimi fian lo- 
cati nel Gabinetto contiguo , eh' è 
una continuazione , e un fupplemen- 

to di quefto^ 

Per tanto nel nono Gabinetto , 
eh' è uno degli aggiunti da S. A. R», 
fon pofti metti ritratti de' più mo- 
derni- pitto i, che pieno l'ottavo, fi 
tenevano fuor degli occhi del pub- 
blico ; e moki anche degli antichi 
acquiftati in diverfe compre in nu- 
mero di forfè cento . Ogni fcuola tì 



97 

ha avuto luogo; ma fenza difiinzio- 
ne di pofto : la fiorentina per figa- 



7K 


Ti 




• 



ri , il Grifoni , il Piattoli , con altri f 
che han (ottenuto feconclo lor tempi 
T onor della Nazione ; la romana il 
Ghezzi , eh* è fra* pittori di quefto 
fecolo ciò che il Berni fu tra* potti 
del fuo ; la fenefe il Vanni , e il 
Salimbeni, così fra loro vicini di me- 
rito, come furon di fangue; Tcfte- 
re il Liotard , le cui opere in 
paftello fon così celebrate dall'Ai- 
garotti conofeitor profondiamo di 
ogni bell'arte. Tiene fra tutti luo- 
go diftinto la Sereni/Urna Principeflà 
Imperiale di Baviera Maria Antonia, 
Vedova deir Elettor Federigo Cri- 
ftiano di SafTonia , Sovrana degnifli- 
ma , che il fuo nome iia fcritto in 
auree lettere ne' farti della pittura, 
eh' ella onorò altamente avendola ^fer- 

■ 

citata lui Trono % 

Anche quefti due Gabinetti pof- 
fon trattenere un dilettante di (cul- 
tura . Nel primo vedefi la fuperba 
-urna col Sacrificio 4' Ifigenia , trasfe*- j 
rita in quefti ultimi anni di Viltà 
Medici. La Giovinetta dtftinata per 

E vit^ 



9* 

-vittima fiede fu V ara innanzi il fi- 
mulacro della Dea Diana, e le Han- 
no al fianco due Giovani galeati , 
Achille riconofcibile per la Tua me- 
daglia , e per varj marmi, che il rap- 
prefentano; e un altro fcolpito forfè 
per Diomede • Anche predò Euripi- 
de ( Ipbìg. in Aulici. ) d«e giovani 
s' introducono per tener ferma Ifige- 
nia nel momento del fuo fupplicio . 
' Sieguono a finiftra del fimulacro un* 
Eroe barbato , e quale in più baffi- 
rilievi di Roma comparifce Agamen- 
none ; e a deftra un altro meno at- 
tempato , e con lieto vifo , che può 
crederli Menelao ; a cui più che a 
Diana fi facrifica quella innocente . 
Nel Vecchio velato ( la cui teda è 
moderna ) pretefero di figurare Cal- 
cante già configgere , c fra poco efe- 
cutore dell' abbominevole immolazio- 
ne . Reftano due figure : in uno eh* 
è veftito e non galeato, può ric«- 
nofeerfi il banditore Taltibio ; nell* 
altro iguudo qualche Primate del gre- 
co campo* 

La metà fuperiore di que (la fi- 
gura flette in un arfenale di Galle- 
.ria per moltiflimi anni, confiderai 

- €0- 



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99 

come un bel frammento , di fcultu- 
ra , e con . una fpecie di tradizione , 
che appartenefle all' urna medicea , 
nella quale vcdevafi folamente la me- 
tà di quel corpo . Venuta V urna di 
Roma, e oflervato, che maraviglio- 
fanjente combinavano Je due mezze 
figure nella proporzione , e nel ca- 
rattere ; fi fece T innefto deli* uno 
con: r altro pezzo, e ne rifui tò que- 
fto intero. Molti han creduto, che 
anche il frammento fia opera della 
ftefla mano , di cui e il vafo. Io in* 
clino a tenerlo moderno , ma copia- 
to dall' antico, e per avventura da 
qualche Baccanale; ove ho talora of- 
fervati uomini barbati con fimil no- 
do di capelli alla nuc^ , acconciatu- 
ra nel vero più da Baccante , che 
da Guerriero. Che fe mi fi doman- 
di qual riftauro vi ftefle meglio ; di- 
co, che volentieri vi vedrei UlifTe, 
unico perfonaggip intereflante in que- 
lla favola , che qui non è fculto. Ma 
in ciò refti libero il fuo giudizio a 

ciafcuno. 

Il nono Gabinetto ha nel mez- 
zo un Amorino venuto infieme eoa 
X urna dalla ftefla Villa , bello , gra«. 

E a zìo* 



1 co 

ziofo , raro nelle fattezze , e neir at- 
to . Niun volto meglio rapprefeuta 
quel rifo mifto di malizia , che i 
greci poeti aflegnarono a Cupido : 
in niuna ftatua vedefi più al natura- 
le efpreflo Io icorcio di chi vuol 
difenderli da un colpo, che Io mi- 
naccia; e vuole offendere fcambie- 
volmente Y awerfario con altro col- 
po . Filoftrato ( Icon. L ) , che in- 
troduce in una pittura due Amorini 
a lanciarli de' pomi V un contrai' al- 
tro , mi dà luce a congetturare , che 
quella fofle fatta in atteggiamento di 
lanciare un pomo , ancorché il riftau- 
ratore non gli mettefle nella mano 
alcun fimbolo . Forfè in antico ebbe 
una flatuetta compagna col focata in 
qualche diftanza per la reciprocazio- 
ne del giuoco . Potè anche effigiarli 
Cupido i quantunque foto , in atto di 
fcagliar pomi , come fpeflb lo veg-* 
giamo inatto di trar faette . L* una , 
e r altra cofa in lui ha lo fteflfa li- 
gnificato ; come fi raccoglie da Fi- 
loftrato, nel luogo citato. Vegganfi 
i Commentatori di Virgilio nella fua 
tifi* egloga v. 64. 

-v*» CA- 



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I 



CAPITOLO IX. > 

* 

DECIMO GABINETTO * 

Medaglie antiche. 

OGni Antiquario, che ha 'parla- 
to di medaglie alquanto fie- 
ramente, ha citato quella Gabinet- 
to , come uao de 9 più copiofi . La 
raccolta de* medaglioni editi con eru- 
dite note dal Gori nel Mufeo Fio- 
rentino , e quella delle città , la qur- 
1* occupa quattro ftipi , fono confi- 
derabiliffime ; quella de' Cefari in oro 
ii dà per la più completa d' Italia . 
Tra le Famiglie mancano alcune delle 
più rare . Di monete etrufche vi ha 
pur qaanto bafta non fenza due di 
quelle grandiflime di figura quadri- 
lunga j che contanfi fra le più Ango- 
lari . Il Principe và ogni giorno au* 
mentando quefto fuo medagliere di 
«uovi acquiftiv'e vi ha fatto difpor- 
re per abbellimento delle pareti un» 
ferie di tavole, che tutte vengono 
dalla fcuola del Vafari ; e per orna** 
mento degli ftipi molte ftatuette d* 
argento , che vengono da quella* dì 

Gian 



102 

Gian Bologna . L' Abate Eckhel An- 
tiquario di S. M. Imperiale Reale 
Apoftolica , diede a quello medaglie- 
re un ordine affatto nuovo ; e eh* 
egli medefimo ha poi tenuto con po- 
ca variazione nel difporre il Gabi- 
netto Cefareo, di cui ci diede così 
bell'indice. Il pubblico è (tato rag- 
guagliato più voice di quefto nuovo 
metodo ; e fpecialmente dal Sig. Pel- 
li Cuftode Antiquario di tal teforo, 
le cui parole ftimo ben fatto trafcrl- 
veredalfuo faggio Iftorico ( p. izj. 

« Con T abbandono degli an- 
tichi pregiudizi , fu veduto , che le 
medaglie dovevano eflere diftribuire 
fecondo i luoghi ? nei quali erano 
Hate fabbricate, fenza curare, che 
le medefime foflero , o di oro , o di 
argento , o di bronzo , o di un mo- 
dulo maggiore , o di un minore . 
Quindi in due ferie furono fpartite 
tutte le medaglie , con feparare quel- 
le , che veramente fon romane da 
quelle , che da edere nazioni fono 
Itote ceniate . Nella prima, feguitan- 
do efattamente l'ordine geografico, 
furono riunite tutte le medaglie del- 
le Città libere , delle colonie roma- 
ne 



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ne , e di quante altre dipenderono 
in qualche modo dalla capitale dell 9 
antico mondo . Quivi furono . ancora 
ripofte quelle , . che appartengono » 
varj imperi , o regni ; talmente che 
nella Macedonia fi. trovano le. meda- 
glie di Aleflandro il grande, e de* 
Tuoi antenati , e fucceflbri ; , nella Si- 
ria quelle dei, Seleucidi , e degli An- 
tiochi ; quelle dei Tòlomei in Egit^ 
to, e così dicafi delle altre monar^ 
chie . Nella feconda ferie , fi è dato 
luogo alle medaglie di Roma , alle 
confolari a (legnando per anteriorità 
di tempo il primo rango, fecondo i* 
ordine alfabetico delle famiglie, alle 
imperiali dande il fecondo, con rigo- 
roso ordine cronològico , per quanto 
le cognizioni iftoriche lo permettono. 
Soddisfo un tal metodo, il gufto dell* 
erudizione con pre Tentare i fatti dei 
popoli più, famofi , e dei Sovrani, 
che governarono la terra in una fe- 
rie concatenata, che moltUfimo fer- 
ve a fcorgcre nel bujo. dei fecoli* 
quanto può faperfi dell 9 Moria, della 
religione , e. dei. ceftumi, antichi , dai 
pochi avanzi che la. voracità del tera^ 
go ha rifpettati . A quefto vantag** 



I 



104 

gio fi è potuto bene facrificare ir 
gufto delP occhio , il quale fi foftan- 
za nel godere dell 1 idea di ricchezza, 
e di una certa meccanica fimet'ria 
che nulla infegna " . 

Così egli , il quale ha tefluto 
V indice del medagliere , che ma^ 
■oferiteo in più tomi fi conferva nel 
Gabinetto. Da eflb apparifee , che il 
numero delle medaglie afcende qjia^ 
fi a quindici mila ; delle quali in oro 
fppra mille cento , in argento fono 
3750. Quanto fia crefeiuco dopo il 
Noris, che Y ordinò verfo ii fine 
del regno mediceo , può raccoglierfi* 
dalle lettere di quell'infigne Antiquario. 

Le due (hnze annefle non ert-' 
trano nella categoria delle altre finor 
deferitte, o da deferiverfi in avve- 
nire ; tenendo luogo di uffizio a que- 
gli t che foprintendono ni Mufeo : 
ma dee pur farfene parola; eflendo 
effe un miglioramento della Galle- 
ria ftabilitoyì da S. A. R. In una 
ha eretto V Archivio , facendovi 
collocare i documenti , che fpettano 
a quello luogo, eftratti dalla Segre- 
teria fpecialmente di Palazzo Vec- 
chio . Vi ha contribuito il Ch. Ab. 



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Galluzzi, trafcegliendo tali fcritture. 
in occafione , che ordinava quell' im- 
jnemfo. numero di M. S. , e prepa- 
rava la grande ftoria medicea , che 
ha pubblicata eoo tanto applaufò . 
Niun penfamento poteva eflèr più 
utile per rifapere la provenienza de* 
pezzi , per provare la originalità de* 
quadri, e per illuftrare anche non 
poche parti dell' Antiquaria e della 
Pittura . Il carteggio di Monfignoc 
Falconieri, e del Senatore Paolo del 
Sera, e di varj altri corrifpondenri 
della Cafa medicea , racchiudono no- 
tizie beHiffimc, e talora diflcrtaziooi 
affai ben ragionate , come oflervai 
nel far V indice di quefto Archivio 
La feconda ftanza contiene una 
fcelta Libreria , non folo eretta devi 
Principe; ma dotata, in guila , che 
fiegue Tempre ad aumentarli 

CAPITO L O X, 

• » 

UNDECIMO GABINETTO > 

Pietr» Dure 

- 

ULtlmo di tempo , ma primo in 
leggiadria , e ih prexiofità dii 

E 5; 



jo6 

materia è quefto Gabinetto monda- 
to a foggia di tribuna , ricco di do- 
fatare, ornato di colonne, parte di 
alabaftro, e parte di verde antico; 
tra le quali fi aprono fei Armadj , 
con vaga fimmetria diftinti ancor' efli 
da colonne d' agata e di criftallo di 
monte , e da belliflìmi fregi di pie- 
tre dure (i). Tale ha voluto il 
Principe , che fofle una danza defti- 
nata da lui ad efporre alla vifta pub- 
blica un Teforo di gemme , che pre- 
io in tutto il fuo compfeflb , non ne 
ha T Europa altro limile da porgli a- 
fronte. Perciocché oltre a* carnei;, e 
agi' intagli , i quali falgono al nume- 
ro di quattromila in circa , c più 
che dal numero ricevon pregio dal 
lavoro ; vi è una dovizia di tede , di 
bufti, di ftatuette, e di vafellame 
in pietre dure , che con beli' ordine 
è diftribuita in menfole, ed in pal- 
chetti fui difegno del Lucci , di cui 
è il dipinto , e del Rofli , di cui è 
f Architettura . Que- 

( i ) Quefti fono que' lavori di cora- 
meflb , che introdotti da gran tempo 
in Firenae , vi fiorifeono tuttavia fot- 
to la direzione della famiglia Siries , 
che puà pregiarfi di avergli perfezio- 
niti . 



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107 

Quelli vafi fono una fcelta tr* 
i molti più , che ve n f erano ; e che 
S. A. R. volle efclufi dal nuovo Gabi- 
netto , perchè non av^an commen- 
dazione o dall r antichità:t a dal lavo- 
ro , o dalla qualità , o daHa grandez- 
za della pietra . Ecco i pregi , che 
ban. dato regola alla fcelta . Gli, an- 
ticbji fono i meno j ma ognun fa cV 
elfi fra le cefo, rare fi ftiman rarlffi-* 
mi . Non è poco fe veggafi ne* ga- 
binetti qualche coppa d' onice , on- 
de prendere idèa del sì decantato 
luffii di Roma antica ; quando parca 
cofa da povero il mefcer vinq in 
•argento , o in oro ; quando fra gli 
uffizj domeftici di una corte fi con- 
tava il Servo a gemma potoria • Il 
più fingolar monumento, che in tal 
genere qui fi moftri, è una tazza 
(cavata in granato tutta di. ufc pez- 
zo , e che fola per avventura fa fe- 
de in oggi , fino a qual grande?» 
% refca tal gemma . 

Molti più vafi di lapislazuli , di 
agata , di diafpro , lavorati comuac- 
piente da* maeftri di Firen?Q ( 1 ) t 

( i ) Il Vafari fa menzione di due vali 
affai grandi lavorati da'MifuroniMilaa^fv, 



xo8 

fornifcon gli armadj. L' epoca di efli 
dee ripeterà da' primi tempi medi- 
cei, come.ne infegna il Sig. Pelli ne\ 
fuo bel Saggio; le farme fpeflfo ten- 
gono dell 1 antica eleganza nel taglio 
de' vafi , nel garbo de' manichi , ne- 
gii emblemi anneflì ; le grandezze 
Jpeflò han del maravigliofo ; varj co- 
lori » Yarj generi , var> nomi da te*- 
ner luogo di un bello Audio a un 
naturalità ; fini fmalti per ornato , e 
gentili legature in oro , da fervire di 
grande fcuola , anche in tanto can- 
giamento di gufto , a un artifta * Tiefi- 
fi , ed è confentaneo alla ftoria , che 
il Cellini avefle gran parte in tali la*. 
Yori ; ficcome l'ebbe nella legatura 
delle gemme , e nei fupplire in oro 
il carneo del facrificio di Minerva", 
• quello di una biga . 

Nè deon tacerli in quefto luo- 
go lo fcrignetto, e i vafi in «yriftaU 
lo di rocca ,* che fplendono fra que- 
gli di pietre dure ; e di gran lunga 
gli avanzano nel merito delU incifio- 
He . Figurati di varii fatti or mito- 
logici 9 or facri per mano del. sì ft- 
mofo, Valerio Vicentino, de' Mifu-~ 
iQiìi i e di Giovanni Bernardi ♦ non 



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{pio ci confervau opere in criftallo, 
delle più celebri, cbe mai ufciflera> 
di man d'uomo; ma ci rapprefen^ 
tano in oltre difegni pregevoli/fimi 
di gran dipintori: poiché, tali artefi- 
ci efegujrono fpeflò le invenzioni del 
Bonarruoti, del Vaga, e di altri va? 
lentuomini ; ficcome in parte leggefi 
io Vafari,e in parte, fi congettura . 

Nobile fpettacob ancor quel* 
lo di tante teflc , e bufti o del tut- 
to di pietra dura , o fuppliti eoa 
argento, o con oro ; e già, editi n^I 
mufeo Fiorentino per la maggior par- 
te. Tali fono un creduto Nerone 
ip criftallo di monte in atto di cai>. 
tare, ornato il capo di raggi per 
travertino con le divife di Apollo ; 
un Serapide , un Augufto , un Tito,, 
un Adriano, uji.Trajano, quale in 
agata, quale in.calcidonio ; e di caJ-_ 
cidonio pure mi bullo di Bacco fan- 
ciullo con collana di fiori , e un al- 
tro di Donna velata , che ia crede- 
rai pLuttofto privata perfona , che 
donna Augafta . E veramente anche 
ritratti di privati fi facean! in gem- 
ma , ed in oro : anzi dopo lor mor- 
te, talvolta fi ornavano, de' fimboU di< 



qualche deità ( Stat. Sylv. II. ) , e- 
cuftodivanfi nelle cafe , e ne' lararj 
delle famiglie : avendo i Romani cosi 
ufata verfo i lor congiunti una fpe- 
cie di apoteofi privata , come verfo 
gì* Imperadori , e le Augufte la fa- 
cean pubblica , e /bienne. Di tal fat- 
ta poflòn' eflere altri ritratti della rac- 
colta ; fra' quali fono piuttofto Dee 
d' ideale bellezza varie tedine di gra- 
nato , e di giacinto, e fpecialmente 
un bullo di un colore , eh* è inerti- 
inabile. Cofa rara per l'artifizio, è 
la teda in alabaftro di Galba ; rarif- 
flma è quella della creduta Matidia 
in acqua marina ; unica al Mondo , 
e celebrata in più libri è quella di 
Tiberio in una turchina , che per la 
grandezza e per la fcultura è una 
maraviglia a vederfi. Intere ftatuet- 
te fono un Ermeracle , e un Cano- 
po in calcidonio, un Amorino in cor- 
niola,, un idolo in pietra verde con 
collana d'anr, fui quale può legger- 
fi ciò che feri/Te in propofito di fi- 
mil pezzo il P. Scarfò Baciano . 

Ma la più forprendeute vifta fo- 
no gT intagli , e i carnei l V ordine , in 
cui (tanno fin da' tempi medicei , è 



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itr 



cfee il moderno fta feparàto dall'an- 
tico , e i carnei fono quali tutti 
divifi dalle gemme intagliate . Ciò 
non oftantè ogni curiofo , fecoado il 
fuo genio , non difficilmente ttoverà 
quanto può -concorrere a formare una 
prez, ioli dima l'accolta ; lo Ir lui co che 
vada di armadio in armadio oflervan- 
ào ciò che racchiude • Gliene dò una 
breve indicazione » e incomincio, da- 
gP intagli - 
Se gradifee, come- naturalifta „ 
di appagar P occhio- con la gran- 
dezza e col vario color delle gem- 
me ( i ) ; il Marte in. zaffiro ; Y Er- 
cole , e 1* Apallo in gran niccolo ; 
V AJeflandro , come alcuni il credo- 
no , in crifolito ; il Cicerone in to- 
pazio; la Furia in rariflimo giacin- 
to ; P Ercole in ametifto ; il fi pro- 
fondamente fcavato bufto di Miner- 
va in fardonica ; e i varj foggetti 
fieri c#n molto gufto intagliati in 
diafpro fpecialmente fanguigno , fa- 
rana* 

fi) La varietà delle gemme* dagli an- 
tichi fcolpite farà foggetto di nuova 
©pera al virtuofo Diretto* Pelli , il qua- 
le ne trarrà gli efempj dal Gabinetta 
1 medefimo . Spiegherà in oltre i vàrj ma- 
lti , (he fi tennero in lavoraile. 



rann' oggetti degnifiimi di trattenerla. 

Se cercali magiftero di difegno, 
finezza di lavoro, meglio che nelle 
gemme medefime, fi vedrà ne* zolfi, 
che per comodo de' dilettanti ha fat- 
to il Principe cavare dal Torricel- 
li ( i ) , e collocare nella ftanza . In 
eflì perfettamente fi conofee. il. va- 
lore de' grandi antichi . Qual teila 
più viva di quella in acqua marina, 
che porta il nome dell' incifore Aga- 
topode, e che in fimili fattezze , e 
grandezza, e gener di gemma nel 
ricco mufeo Ludovifi fi addita per 
maraviglia , e credefi fondatamente 
un Pompeo? Qual filofofo potè ede- 
re di un carattere più decifo , e più 
fevero , che quel di Ullo ? Quale 
olimpico vincitore potè moftrare co- 
ftituzione più atletica , che quel di 
Allione ? Chi vide mai in picciol cam- 
po o più terribi! guerriero , che quel 
di Aulo; o più. feftofi baccanti che 
que' di Pigmone , o di Carpo : o Erco*- 
le di più gran maniera , che quei di 
Teucro, o di Onefa? Tutti quelli 
artefici , c Plotarco in oltre , di cui 

fra 

( i ) Il nome di quello bravo Artefice 
kggefijnpi* gemme , eh' egli ha incife. . 



< 



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vi 

fra poco , fenderò nelle gemme i loc 
nomi; nomi che divifi in più mufei,. 
bafterebbono ciafeuno a nobilitare il 
fùo ; nomi , che riforti dopo più fe- 
coli lono flati dà tutto il Mondo ri- 
conofeiuti degni/fimi di più non pe- 
rire. Le opere di coftoro badi a me 
di avere accennate ; ma chi pofata- 
mente feorrerà la raccolta, vi tro- 
verà centina ja di gemme , di cui 
ugualmente fi vorrebbe faper V arte- 
fice , perchè ugualmente fe ne com- 
menda V intaglio . 

Che fe altri cerchi dalle gem- 
me erudizione di favola , o di fto- 
ria ; quanta può dargliene una col- 
lezione» ove fono* a ufar la frafe del 
Petrarca , tutti gli Dei di Varrò ; ove 
il Gori ha ne* due Volumi delle gem- 
me rifeontrati felicemente tanti fatti 
mitologici, tante favole omericane, 
tanti ufi dell'antichità in gener d* 
armi, di facriHcj, di fpettacoli , di 
paleftre; e nondimeno vi refta una 
miniera di cofe da lui o indecife , o 
non tocche , per chiunque voglia 
correre lo fletto campo? 

Se finalmente vorrà altri efami- 
wre i vari flati dell' arte fecondo le 

na- 



I 



Me- 
nzioni > fecondo i tempi ; ti trove- 
rà delle gemme egizie , delle perda- 
ne , dell' etrufche , sì del più. rozzo 
Aile, sì del più culto. Di quefta epo- 
ca è confiderabile Y agata con due 
Salj, che velati il capo, portan gli 
Ancili , ed ha incito APPIVS AL- 
CE ( i ) ; gemma fra Y etrufche no- 
minatiflima , e vicina ili ftile all' An- 
fidejana. Quanto alla Grecia , non 
ferve ripetere ciò eh' è detto : ben 
potrebbono aggiunger/! altre gemme 
Scuramente di quella fcuola ; come P 
Ercole con la inscrizione OIAiriTIOT; 
che fe altri ha congetturato eiTere 
fiato fìgillo di Filippo Rè di Mace- 

do- 

( i ) La lezione predetta è la vera ; 
e il March. Maffei fu il primo a pub- 
blicarla efattamente . Alce è forfè un 
nome , come Leene , e Vete etrufehi in 
vece di Licinius e Vettius . Le molte- 
parole ili greca origine rifeontrate dal 
celebre Olivieri e da altri nella lingua 
etrufea , mi fanno inclinare a credere , 
che quefta voce derivifi da uXat [alta* 
tiò y e che la infcriiione fuoni Appiut 
Salius . Così in molte gemme latine tro* 
riam fegnato il nome del poffeffore 
che valevafene per fuggello ; v. gr. C. 
BIBIVS. FAVSTVS in una gemma me- 
dicea edita dal'Gori. 



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donia ; noi gli con fent iremo , che al- 
meno fu degno di eflerlo. Così varie 
tefte di Eroi , di Guerrieri , di Re- 
gi Sir j • ed Egizj, di Filofofi, di 
Poeti , potrebbon qui nominarfi edi-r 
ti dal G«ri , e non editi : ma ognun 
fa, che la greca fcuolà vien finalmen- 
te a ftabilirii, e quafichè a perderfi 
in Roma . Quindi è > che la feri* 
<ie' Cefari ce ne porge prima la con- 
tinuazione , e appretto 'la decadenza 
o traligna mento in quel gufto , che 
comunemente chiamai* romano. Que- 
fta ferie di A ugufti in gemme ( quan- 
tunque non iva ordinata ) fu dal ce* 
lebre P. Mabillon lodata nel Aio Dia- 
rio Italico per una delle più rare 
cofe, che qui vedette ; Ella è più 
copiofa , e in quàlche luogo più com- 
piuta della ferie in marmo ); a 
riordinar la quale mi ha talvolta aju- 
tato molto , e fpecialmente in rav- 
vi- 
ai) E % dell'ultima rarità una fardo- 
nka , che a guifa delle medaglie ha nel 
diritto le tefte di Cajo e Lucio Cefari r 
e nel rovefei* la Lupa c#' due Gemelli , 
Romolo e Remo . L* allusone a* due Gio- 
vanetti , quafi a nuovi Fondatori di Ro- 
ma, era ingegnofai ma il deftino li 

1 ™ ■ ■ ■ ^^^^^ ■ w w * 



f 



u-6 

rifare que' Principi , e quelle Augu- 
ile; le cui medaglie o non fon di 
conio romano , o fono rariflime . A. 
quella ferie fi congiungano le molte 
abraflee y e le altre , ove il difegno 
fempre più declina verfo il peggio- 
ramento ; e fi avrà la concatenazio- 
ne de* primi fecoli con gli eftremi . 
Riforge T arte nel quintodecimo fe- 
colo ; come ne' ritratti di Lorenzo il 
Magnifico, e del Savonarola fi può 
vedere , che fi afcrivono a Gio. del- 
le corniuole \ e fi perfeziona nel fe- 
guente . Da indi in poi i molciflimi 
ritratti de* Pontefici , de' Sovrani , de' 
Principi , che qui abbiamo , poflòno 
dar luce ciafcuno per la fun età . II 
carneo del Roflì ev' è la Famiglia 
tutta di Cofano primo, è una delle 
opere più infigni dell'arte rinata ( 1 ) 

II. 

• « 
(i) Altri be' carnei ftan fra' moder- 
ai ) alcuno de' quali credo fcolpito da 
Curzio; tanto ha apparenza di antico. 
Cortili fu celebre in contrafarne . Un# 
fua Agrippina , fu comperata a gran prez- 
zo dal Card. Lu dovili ; parendo antica 
? Claudio Menetre , e a quanti erano 
allora più periti in Roma. Così nel car- 
teggio delGottifredi nel \ 66x. \ che con- 
fervali in quello Archiviò . 



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xi7 



Il nome fletto di carneo ram- 
mentato pur* ora , mi avverte di noti 
ufcire dal Gabinetto fenaa parlare a 
parte di un genere , che qui rii cuo- 
re il maggior plaufo. La Famiglia 
Giulia fembra fra tutte le augufte 
privilegiata dalla natura e dall'arte; 
ficchè Tuna le tributale le più bel- 
le agatonici , V altra i più valenti 
maeftri . I migliori carnei o riguardali* 
efia direttamente , o moftrano uno 
itile corrifpondente alla fua epoca : 
dalla quale non efcludo i vicini tem- 
pi, anche a riguardo del Vefpafiano 
mediceo, chiamato da un gran let- 
terato enfaticamente il Rè de' carnei. 
Nel redo il Bruto , gli Augufti , il 
Tiberio con Livia ( benché rappor- 
tati in altro fondo ) il Germanico, 
il Britannico, tutti bclliflimi , ed altri 
dello fteflb fangue affai bene fediti, 
fan prova di quel che dico. Anche 
lo ftupendo carneo, che replicata- 
mente fu edito per una Teano , du- 
bito non riguardi la Cafa di Augufto : 
di che altrove più a lungo . 

Raro più per grandezza , che per 
lavoro è il carneo edito per un Giù* 
tiano Augufto , cjhe in compagnia 

deli 



•Iti 

della Tua donna fa libazione a uni 
picciol' ara , fu la quale un Amorino 
da una aperta ^acerra mette incenfo. 
Gli accidenti di quefta gemma e i 
varj colori , che han formate le car- 
ni, le vefti , le armi, e quanto per 
così dire potrebbe diftinguerfi da un 
pennello coloritore , fono notabili . 
Simile bizzarria fpicca parimente nel 
carneo di Ganimede , ove l'Aquila è 
«li un colore conforme alla natura di 
tale uccello; e nel Curzio, ove il 
fuoco della voragine è di un rof- 
fo fiammante, come il fulmine di 
Giove nella celebratiflìma Semele del 
mufeo Ludovifi. Di affai bel rilievo 
fon pure alquante Medufe , un Er- 
mafrodito , qualche Baccanale; e fpe- 
cialmente il Lione di Plotarco, fui 
cui dorfò fiede un Amorino fonan- 
te una lira. Tutto vi è fctlpito di- 
vinamente, e il nome dell' Artefice 
( cofa Angolare ) è cavato dal bian- 
co fteflb, che rifatta dal fondo del- 
la fardonica . Nè dee tacerfi un ca- 
rneo di foggia diverfa da tutti gli 
altri, celebrato da Manette per una 
delle cofe antiche più rare che fia- 
, so al Mondo . Il fondo è un fupcf* 

bo 



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bo niccolo ; fopra il quale è rappor- 
tato un Apollo in oro , come il Gori 
crede , con arco , e appoggiato a un 
tronco; figura belli/lima quanto altra 
mai della raccolta. # Ma niun carneo 
della la curiofità de' riguardanti quan- 
to quello, di cui già promifi di feri- 
yere più diftintamente. Grande di mo- 
le, alto di rilievo f preziofo di colore., 
ricco di figure, e di architettura , bel- 
lo di difegno , e di compofizione , ha 
tuttavia una grand' eccezione; ed è 
l'efler difficiliffimo , come il Gori ha 
oflervato , ad interpetrarfi . Io lo de- 
ferivo brevemente. 

■ Siede preda un tempio una Don- 
na velata, the . reggendo il Palladio 
con la finiftra , tiene colla deftraua* 
face rovefeiata fopra un altare . Da 
lift lato le fta un Giovane con afta, 
dall' altro un Giovane fenz' arme ; cla- 
midati amendue ; fedente il primo , 
ritto infecondo , e in atto come di 
penfierofo . Fra quelli vedefi un Gio- 
vanetto veftito di frigia tunica con 
lunghe maniche e ftrette ; in capo 
ha una vitta, borzacchini alle gam- 
be , ed in mano un (imbolo , eh* 

i mal potrebbe dsterrainarfi . 



* 2 0 

L' Editore crede qui efprefla h 
confegna del fatai Palladio di Troji . 
Teano moglie di Antenore , n' era 
cuftode. Ulifle e Diomede lo richie- 
devano; un di loro, non (1 fa le P 
uno o l'altro, 1' ottenne. Ulifle per- 
tanto o Diomede è l'Eroe con alta; 
T altro è Antenore , che delibera con 
la fua Donna , fé deggia , o nò quel 
gran depofito confegnarfi . La quar- 
ta figuta è un de'lor figli nominati 
da Paufania ; e quella face tenuta da 
Teano a rovefeio , è un fegno del 
dolore, in cui trovafi la Sacerdotefla 
vicina a perdere il fuo Nume. ( V. 
Cor. Infcr. T. L tab. 13. & Muf. 
Fior. T II. tab. Ji- )• 

L' ingenuo autore propone que- 
lle fue congetture con tal dubbiex- 
. ea ; che moftra di efier lui il primo 
a diffidarne . Quindi convien tentare 
altra via ; giacché il merito di sì bel 
monumento efige veramente ogni 
•forzo per bene intenderlo. Faremo 
nuove ricerche ; ma pronti anche 
noi a ritrattarle , fe altri fcuopf e co- 
fe migliori. 

Io mi parto dalla principal fi- 
gura > perchè mi par la più facile a 

Tir» 



Ili 

Tavvifarfi . Velia Tempre velata nel- 
le medaglie > 4 fpeflìffimo Anche fe- 
dente ; Veda Jepofitaria de* due pe- 
gni dell' eterno impero di Roma, il 
Palladio, e il fuoco perpetuo; Ve- 
tta a cui dice Ovidio Tro) nos acri- 
fé Vefta Deos ( Faft. I. ), e altro- 
ve , che V alluda fervati? igne* ( Ttift. 
I. el. i ); Verta, io dico, mi par 
qui efprefla co* Tuoi fimboli affai ve- 
rifimilmente . Se ciò mi fi accordi 9 
farà anche aflai verfimile , che i fuoi 
compagni fieno «gente delta fua fchie- 
ra.ocome gli antichi dicevano, fuoi 
Paredri^ Or tali furono creduti i Pe- 
nati per teftimoniansa di Macrobio 
nel terzo de* Saturnali : Veflam de 
numero Penatum , aut certe comitern 
eorum effe , tnanifeftum eft : adeo tifi 
Confules . . Lavimi rem dtvinam 
faci ant Penatibus parìter , & Vejìae . 
Le immagini di quelli Penati Scolpi- 
te in a ntich illimo faflb in fembianza 
di due Giovani aftati, vedevaniì a 
Roma ne* tempi di Dionifio Alicar- 
nailèo ; e rapprefentavano appunto 
quegli, ch'Enea collocò in Lavinio. 
Quindi lo fiorici le nominò tc£v 
Tf*rxfiv fiiw ùx*'v«$ ( L. I. ) Imma- 



gini di Dei Trojan! \ efpreflìone op- 
portuniffima di mio cafo : perciocché 
il! uft nudo via più il detto di Ovi- 
dio citato dapprima , fa veder che 
* Vetta non apparteneva folo il fri- 
gio focolare , e il Palladio d' Ilio ; 
ma quefti Dei fimilmeme traporta 
ti da Troja in Italia . Così ne 1 due 
Giovani de carneo potremo ricono* 
fiere i Penati di Macrobio , e di 
Dionifio , Bàrtdri di Verta , perciocché 
figurati in età e in veftito limile * 
quegli. Nè fa forza in contrario , 
che il fecondo non tenga afta . Gli 
ant ch fi prefero di iurte picciole 
l;bwrcà , fpecialmente in facto di ca- 
rnei, ove gli- accidenti della gemma 
forzan talora l'inegno, e l'abilità 
d*un Artefice; e allora fpecialiflima 
mente, quando una figura è in com- 
pagnia di tali altre , che la fan r av- 
vìi are anche fenza (imbolo. Del Gio- 
vinetto , il cui veftito è ficuramente 
frigio, ma il finitolo è incerto, giac- 
ché nafeofto in parte dal braccio, e 
perciò cenuro da altri per un gì 1 dio 
nel fodero, da altri per uno ftru- 
mento da facrificio; nulla può ac- 
certa i fi. Sofpetco f cU in etto *doix> 1 

bri' 



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-brifi , o il Cenio di Troia, ò il ta- 
re piuttofto d' una Famiglia 

Il P. Montfrucon ( T. I.P. I& 
t I. c. 13. .) riporta un'ara ornata 
molto elegantemente a baflirilievi con 
la dedica LARIBIJS . AUGUST ; c 
con le immagini di due Lari. Egli 
fa fuppone eretta ai Lari di Antoni- 
no Pio ; ma V epoca di «PI /tizio Si* 
lano Conible con Ottaviano ♦ la fa 
riferire a* tempi di Auguflo* Queft* 
ara fu in Villa Medici; e mentre io 
ferivo trovafi in Livorno inficine eoa 
altri m u'iPì ftòriati, e ferini , de* 
iiinati da S. A. R% a nuovo ornameli* 
to del Mufco. Or que due Lari rao# 
Urano la ftefla età, capellatura > caU 
za tura , yefte fuccinta f che il no*, 
ftro. Così pure fon fatti que^ tanti 
Lari in bronzo fparfi pe'tìioièid'ltt* 
lia ; e ve ne ha pure *lqu?nu con bc** 
retto frigio , come frigie fono le 
maniche nel fuppofto tare del ca* 
meo (1). Non farebbe dunque ìnaU 

TF 1 fon* 

( 1 ) Monffgnor*afò*i,che di tali fta- 
tuette chiamate comunemente Pocifta- 
tori , ha fcritto più lungamente che ve- 
tun' altro , e gli ruole Gefij domeftici; 

m ie » che rutto il >ox vefttre fi* frigio , 

ansi 



I 



fondata la opinione di chi credette , 
quello eflere il Lare domeftico, o 
fecondo la frafe di Plauto Lar fa- 
miliaris della cafa di Enea : tanto 
più eh* egli pofa il jpiede nel foco- 
lare , che come ognun fa , era Ja fe- 
de, e r altare di tali Dei . Io noto 
che Afcanio pregando Nifo , e feon- 
giurandolo per le più facre cofe, 
die potefle un Trojano avere in ve- 
nerazione , gli dice : per magnos^ Ni- 
fe > Pcnateì^ 

AJ]hratiqtte Larem , & canae pe- 
nétralia Fejlae; ( IX. Aen. 258. ) 
parole che, fe io non erro , poflono 
quafi tener vece di commento ni 
carneo : giacehè vi abbiam Tifcontra* 
ti con verifimi^ìianza e Lare, e Pe- 
riati , e Vetta, e il Aio fuoco eh? 
Cliftodivafi appunto ne' {Penetrali . 

Se quefte còfe fi ammettano , 
apparifee chiaro , che quella gemma 
in qualche modo riguardi la C3fa di 
Àugvrtto. Ella fi credeva feender da 
Enea ; e gli Dei di quefto non po- 
to va- 

an7i à?c;iu£ne ' doweflicis Genti s vetervrn 
Trtyanontm indumevtum relictutn oh mé- 
rioriam trojanae originìs ( Lucern.T. IL 
p $3 ) 



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fcvatior néfLr appartenerle Quando 
effa fu giunta ai m cròno , era anche 
maflìma di (laro, il coltivar quefta 
opinione e. V inneftare la religione 
alla politica. Dicevafi che T impero 
era finalmente tornato nella famiglia , 
onde prima ufcì che il Palladio era 
4i nuovo in ma a di quella profanili, 
per cui; diicefe dal Cielo \ che il fuo- 
co frigio era tornato a rilncere nel- 
la cala di Enea ;; che que* Penati , e 
quegli Dei cacciati, dalle Ior fedi , 
fuggitivi , ed erranti per lungo tem- 
po, avean finalmente, ricuperato più 
che non avevan. perduto Concorre- 
Tano ad accreditar quelle favole >i 
grand! ingegni de- Fotti allora viven- 
ti ; un Virgilio che gli finge rivela- 
tori della fortuna di Roma , e di Au- 
gufto canto, prima; che avveniffes 
\ A$ìu 111. \ tìa Ovidio {F*jt.T;% 
e nn Tibullo. ( & II. ) , che gli f*i 
venerare dai Carmenta , e dalla Sibil- 
la prima chfc ia Italia fiati giunti. I 
verfi di« coftoro, e degli altri poeti,, 
che tempre valfero aflai ad accalo- 
rare la fantafia-, e a dirigere la ma- 
no degli arridi ; i decreti dfel Sena- 
to , che fecero & Vetta aver 1 luogo» 



«6 

e tempio fra i Penati Gtfirci( €km£ 
Fsft. IV. & Mttam XV. ) ; il gema 
dominante di reoder Tempre più au~ 
gufta una Famigli» che regnava , in- 
ferendola fra gì* Eroi , e fra gli Dc'i ; 
tutte quefte cofe poteron ben confi- 
gliare il lavoro di ua carneo, che 
rapprefentafle i Penati , e qualche al- 
tra Tutelare della, cafa Giulia 

Potrebbe opporrnifi, che io ho 
di fopra parlato di Dei di Troja , 
che fecondo qualche Com menta tor 
di Virgilio fon divertì dagli Dei fa- 
miliari di Enea, e de' Giulj . Rifpon- 
do , che fe paragoninfi le autorità 
degli antichi fu quefto punto , anzi 
in ciò che fpetta a* Penati , e a La- 
ri , fi troveranno difeordiflirae , e mol- 
to difficili a conciliarli . Ma qualun- 
que fentenza prevaler pofla ; ella non 
pregiudica al mio fiftema . Se que- 
gli Dei fon promifeuì al pubblico ed 
agli Eaeadi, poffono a buona equità 
riferirfi alla cafa Giulia . Se non fo- 
no promiscui, la cafa Giulia onort*- 
do Veda , e Penati come cafa pri- 
vata , dovea effigiarli in maniera fi- 
fnile . Le Minerve in bronzo , i Gio- 
yi , le Giunoni % e fimili ftawette ticti- 



4*7 

fi da tutti, che averter luogo ne 9 
Lararj delle cafe private ; e non* 
dimeno vi ftavan con que* (imboli , e 
in quei veftito , che nel Tempio ca- 
pitolino. La religione pubblica dava 
il tuono alla privata ; e i Penati , c 
Lari delle famiglie , quali fi credono 
ctrt* ignudi , o femiveftiti, or' armati, 
or' inermi, che veggonfi ne'mufei, 
non erano figurati molto diyerfamen- 
te da' pubblici. 

A riprendere il filo del ragio- 
namento ; fé qui fi riconoscano gli 
Dei familiari della Cafa Augufta ; 
quella fabbrica non farà il celebre 
Tempio di Vetta, ch'era rotondo, 
e fenz* angolo ; ma o il Tempio di 
Veda Palatina , di cui parla Ovidio, 
( Fajf. W. ) o il Sacrario fabbrica- 
to da Augufto, di cui Dione ( Z, 5 3. ) t 
o il Cortile de 9 Penati Cefarei , di cui 
Svetonio ( in X)8av. ) ; tutti an- 
neffi del Palazzo del Principe , Così 
il colloquio in cui par , che ftiano 
le figure, fi diri introdotto non per 
alludere ad iftoria , ma per dar loro 
qiHch' efpreffione , come in altri 
gruppi di Lari, e Genj riferiti da 
Momfaucon • 



12* 

Per quanto il fogge t co fia trat- 
tato affai; brevemente ; veggio da aver- 
vi t<mto impiegato di tempo, quanto 
baderebbe a do feri vere un Gabinet- 
to^ Il Lettore , fpero, non me ne 
farà carico quando confideri , che il 
valor di quefto carneo può equivale- 
re al valore di un Gabinetto. 

CAPITOLO X L 

DJCDECIMO E DECIMOT£R20 GABINETTO . 

Pitturi Fiamminghe 

LE quattro, ftanze feguenti fervi- 
rono già di Armeria , e vi fi 
vedeva un gran numero di, antiche 
corazze elmi,, targhe, fpade lan- 
ce , finimenti equeftri \ che ora. tras- 
feriti nella già Fortezza inferiore , ap- 
pagheranno ivi chi nelle armi defidera 
di vedere Q ftraniere fogge , o ufan- 
ze andate in difufo, o luffa d'oro,, 
e di argento : lufTo, che fra gli aa- 
tichi diede luogo al problema cele- 
bre ; fe fofle meglio permetterlo % 
giacché una preziofa armatura al 
guerriero aggiunge un motivo per 

fombattcre virilmente; o fe meglia 

fofle 



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129 



fofle vietarlo , giacché una pxeziofa 
armatura al nimico aggiunge corag- 
gio nelF aflalirla , e ricchezza nel pof- 
federla * Che che fia di ciò , riiriof- 
fe ora tali armi , tutto quafi il luo- 
go è dedicato alla pitturale le pri- 
me due Camere hanno, il nome dak 
la fiamminga . Nà è già , che ogni 
quadro fia ufcka di Quella. Scuota ; 
ma la denominazione ak*& tolti dal 
gran numero che: fona i Fiammin- 
ghi , c dalla picciolezza e guftojde- 
gli altri forestieri > e degl* Italiani (tei- 
t li qui nvefcobti; che . per lo più fo- 
no di quel taglio^, e finitezza,, che 
alcuni chiamino quadretti alla fiam- 
minga. 11 numero in tutto è di qua- 
li >'$$o.: s ;ii i: .jj i\ : t 
A quefto geRere di pitture fer- 
vi già il Gabinetto XIX. , la cui fcar- 
fa luce r e prefa da» alto lo ha fatta 
giudicare ^acconci/fimo * alla (cultura ; 
ficcome, quéfti due per la' moderata 
altezza », e per 1a;-còpìofa loce fono, 
a propofito per le>dipintu!V*,cheora 
contengono; Le jvolté di -cfli , e del- 
? la ftaaza contigua* fi credon dipinte 
i dal Poccctti,' il rimanente dell' orna- 
to è di vari profefibri [jioiainati tulU 
la> .pn4&x\one F j T ic« 



Tiene il campo la italiana (cuo- 
ia nella maggior camera , a cai fan 
tjuafì un fregio collocate in alto va- 
rie lunetie del Curradi , ciafcuna con 
una ftona della Maddalena. Il mag- 
gior quadro è del Solimene , e figu- 
ra Callido convinca da Diana , e dal- 
le rergini compagne di non efler 
più degna del lor conforzio. Ivi in* 
torno fon più Bronzini; il Giufeppe, 
la Sufauna, S. Piero camminante fui 
cuce > il facrificio d' Ifacco , la Mad- 
dalena copiata dal celebre originai 
di Correggio , che ora è in Drefda » 
un ritratto della Bianca Cappello , e 
un coro di Mufe , che applaude ad 
Ercole dopo la guerra de' Giganti. 
La Pittura fra'fuoi limboli di Gio. 
da S, Giovanni, Venere fra'fuoi Amo- 
rini dell' Albano , un Genio che Gio- 
na attribuito al Roflb veggenfi in 
quefte vicinanze ; ficcorne pure una 
Madonna , di Annihal Caracci . Un* 
altra con più figure della ftefla ma- 
no ve ne ha poco approdo;, e fimil- 
mente il Farifeo che interroga Cri- 
Ilo di Tiziano , la orazione di Gesù 
nell' orto , che vien da Correggio , e Ja 
fua cattura dipinta da Bafiàn vecchio * 

Quivi. 

* 



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✓ 

Quivi intorno» oltre una N. S. del 
Pefarefe , è una tefta giovanile ri- 
tratta dal Vinci , confidcrabili P una , 
e P altra . Può anche piacere un' Ar- 
mida del Gabbiani » un Paefe con an- 
tichi ruderi del Panini % una noftra 
Donna in ateo di lavar panni di Lu- 
cio Maflari , fcolar de 1 Caracci . 

In altra parete è la Crocififfio- 
ne che ha per inventore. Michela- 
gnolo , per efecutore Bronzino ; una 
N. S. in gloria ., bozzetto di Paol 
Veronefe ; la Legione Tebea del Pun- 
tormo , una Natività del Chiarini, un 
S. Galgano del Salimbeni Senefe , del- 
la qual patria è anco P Anfelmi au- 
rore di un maggior quadretto poco 
idiliante , vivifllmd nel colorito, e rap* 
pi-elencante Gesù Bambino adorato 
dalla Vergine Madre, La Votazio- 
ne di lei è opera del Morandi ; la 
fua Concezione è un quafi poema 
del Vafari , che vi ha intrecciati va- 
X) rapporti , e fpeeialniente ^pecca- 
to, dei nodri progenitori , // cui pa- 
lato a tuttofi mtnfr f9ft*(RXll.i}.). 
Bellifllma è la campagna di Salvator 
Jlofa T paefifta , che peravventura può 
contraporre V Italia a\ miglior fiam f 
mingici . la 



fri altro lato è h S. Caterina 
da Siena del Francefchioi , una Ma- 
donna del Maganza , una feconda coV 
divin Figlio, che donne, delio Spa- 
gnoletto , una terza con S. Caterina 
V.e M. del Parmigianino , e una quar- 
ta , che nel rovefeio del quadretto hx- 
la teda del Salvatore ; pitture bellif- 
f me , e dalla tradizione aferitte a 
Correggio, L'apparizione di Crifà> 
alla Maddalena, e l'altra a'difcepo- 
li d' Emaus , fon lavori , quello di Li-, 
via Fontana, e quefto del vecchio* 
Palma . 

Finalmente netta parete , che <ìe^ 
gue, è da oflervare la teda di Me«* 
dote con ferpemi sì' al naturale , che 
rendon credibile, ciò che leggiamo 
del Vinci ; aver lui con un dipin^ 
to alquanto (invile a quello cagio» 
nata in chi la vide paura, e fuga ; 
cofa che alla moderna pittura non 
£i meu' onore di quel- che facciano 
all' antica le uve di Zeufi , o \\ ca* 
vallo di Apelle ( Pltn. H. N. L. XX XP. 
$• io. ) Tuttavia manca a queft' ope- 
*a 1' ultimo compimenti , come alte 
àltre del Vinci per la maggior par- 
te • FinitiiDnae per contrario fono le 

due. 



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*3* 

due quafr miniature del Porta ,. 
Natività, e là Circoncifione-, dice 
Vafarr, di G. C, una N. S. del Par- 
migtanmo ; e ir bel quadretto di Giu- 
ditta, eh' è di Criftoforo , il. più gran- 
de forfè fra* tre Bronzini'. Ricchif- 
fimi di figure fono * due Zuccheri K 
«he rapprefentano l'età dell'oro,, e- 
quella dell' argento., e il terzo che 
figura Giove in atto di dilpenfàre a 
ogni Nume un dono , col* motto uni* 
cuique fuum . lì quarto è un. Adone 
con Vienere .. 

. Del pennello fieflb ( per accent- 
uare feguitamente i pochi Italiani 
del Gabinetto contiguo ) è V afferà* 
blea d*g« Dei ; e dell' Albani fon due 
quadretti compagni con danze e eoa 
giuochi di Amorini . Il Noè ubria- 
co , e- il Sacrificio d* tfàcco (pettano 
all' Empoli ; d\ie ftòriette di S. Lo- 
renzo ad Aleflandto Allori.; due af- 
tre col fogno di S. Giufeppe, e cori* 
N. Signora che cuce, al Trevifani... 
Fra ibuftt, o tede grandi quanto.il; 
Yero,^ o anche minori 1 , Vi fi" trova- 
do la Sibilla di Guida, ir Salvator 
di Maratta, il S. Piero, e il S. Si^ 
mone di Carli» Dolce • \ * < 

* Da* 



I 



U4 

Dopo gV Italiani , rammentiamo 
anche gli eftranei , e particolarmente 
i Fiamminghi * Chi dall' oflervare una 
quadreria italiana parta ad una fiam- 
minga , è quafi fimile ad uno, ch« 
da una biblioteca di poeti latini palli 
ad un altra di greci . Nel Lazio pre- 
vale la mneftà ; nella Grecia la natu- 
ralezza. Fofie indole della lingua , che 
nelle picciole cofe pur noi fi avvi- 
lifee; fofle effetto di più femplici 
coftumi , e men culti; fofie detta- 
me , che il poeta che meglio ritrae , 
meglio fcrive -, noi veggiamo che i 
migliori critici , anche latini ,, ammi- 
rano quefla parte nella greca poefia > 
e in efla , per fare un fol parallelo , 
a Virgilio preferifeon Teocrito. Lo 
fpirito di quefto Autore in poefia è 
aflaì conforme al comune de' fiam- 
minghi in pittura. Amati quelli le 
picciole tele , come quello i brevi 
poemi : fo trattano eroici foggetti è 
per compiacenza più che per genio : 
i temi a' lor pennelli più familiari 
fon fimili alle campagne di Efaro , o 
di L3timno, agli armenti di Dafni, 
a' greggi di Cornata ; talora è un 01- 
pide che pefea , • un Batto che mie-* 

te* 



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te * o un FraGdamo > che fatta già 
la ricolta, imbanctifce rufticano con- 
vito agli amici in amena felvetta fra 
'I canto degli augelli , e il mormo- 
rio de' correnti rivi * Speda parrà 
vedervi a la familiare convenzione 
di Prafinoe* o le riffe de'due ri- 
vali , o il puenl trattenimento del 
fanciullo % che teffirodo a* grilli una 
gabbia , non fi avvede di quella vol- 
pe > che quatta quatta gli va man- 
giando il pan dallo zaino . Tali pit- 
ture* chepiaccion tanto lette in Teo- 
crito % incancan pure vedute in cer- 
ti quadri di fiamminghi per la natu- 
ralezza % pel colorito % per quel loro 
velame, che a* dipinti dà una unio- 
ne » e una lucentezza veramente ma- 
raviglia ; come fe vedeffimo ogni 
oggetto in una camera ottica rim- 
picciolito* e illuftrata infieme* 

lo ne accenno alquanti > come 
ho fatto di fopra r e fe v* interpon- 
go qualche fattoi o giudizio , è tol- 
to comunemente dalle opere di M* 
Defcamps, che 1 può dirfi il Valart 
degli oltramontani • 

Net duodecimo Gabinetto fon 
pregevoli t fiori di YamHui? , rari 



I 



>3* 

gli uccelli di Van-Aelft ; ftimatiflimi 
i due armenti di Van-Berghen r pit- 
tore di un tocco di pennello affai 
fine , e di un difegno più cor- 
retto che il comune della fua 
nazione . Due altri pezzi di Aia ma- 
no trovanti nel gabinetto feguente , 
come pure i pefei di Van-Keflèl , 
che da quefti, e da infetti > e da 
fiori , e da altre piccioli cofe traffe 

gran nome * 

Fra* paefifth rari/fimo, tienfi V 
Elzheimcr, di cui vi ha un paftorc 
fotta un albero. Di Savery pittor 
ralente di rupi, e di paefi non col- 
ti, ri è un lido con marinari . Due 
piccioli fe ne addicano, dèlia men fi- 
nita maniera di Poclenburg, pennel- 
lo , che Hubens. impiegò, a ornar la. 
fua cafa ; grand 1, elogio in poche (il- 
labe. Di maniera più ftudiata fono 
alcr> 4. di lui , un Mosè al deferto, 
un Mose al Nilo, un ballo di Sati- 
ri > tu* altro di Contadini , the (tan- 
no net Gabinetto decimoterzo. Qua- 
fi tutti han bellifiinu roteami di an- 
tiche fabbriche , ftudj da lui fattrici 
Roma , é nel Tuo diftretto . Poflbn' an^ 
e che qui nomlnarfi i due Both fra- 



*Ì7 

telti, the insieme pingevano , Càia- 
tanni il paefe fui far di Clau- 
dio. Andrea le ligure fu Io ftife di 
Laer ; del quale, ancora abbiamo qui 
più vedute Paefe , giardino, fiu- 
me, uomiai , quantità di volatili , e 
dì animali, e quanto, di più fceko 
creò Naturala fece Art* f vedefi ne 
quattro, dementi deb cetebre Gio. 
Brughel, ripetuti , come; credei! , dal- 
la fua ÌcuqUì tanto fi apprettano a 
que dell' Ambrofian3 di Milano . Si. 
fa ch'egli valfe ugualmente e nelle 
figure , delle quali arricchì i paefi 
di Steenwick ; e ne' paefi , de' quali 
fece il fondo alle figure di Van-lìa- 
leti r e di. Rubens • ' 4 « 

Da lui fenza controverfia è co- 
piato il Calvario che Alberto Dure- 
rò difegnò in biacca , e verde ter- 
ra . L' originale è a riftontro della 
copia; fi ftì incerti fe. più lodare V 
invenzione del primo , o la elocuzio- 
ne del fecondo* Altro foggetto fa- 
ero di Alberto è la cattura di Cri- 
fio £ di Dowea la S. Anna % di Van- 
Balen lo fpofalÌ2Ìa di Noftra Signo- 
ra c Un'altra N. D. di antica manie- 
ra fi aferive a qq^el Gio- Van-Eyck 



1 3* 

cognito lotto nome di Gio» da Bru- 
f la , che trovato il fegreto della ver- 
nice a olio , contribuì tanto a' pro- 
gredì della pittura * 

Per profpettive » quantunque 
fparfe in altri quadri» è da vedere it 
Carcere del Bjtiita di Steenwick uo- 
st\q ftimaciffimoda Van-Dyck, a* cui 
ritratti fece talvolta il fundo di ar- 
chitettura • Vi è pure di Ncefs il 
career di Seneca , e i due pezzi che 
rapprefentnno V intenore di una chie- 
fa , come fuol dirli , alla gotica ; nel 
qual genere tanto valle . Di altra 
fcuola , ma pur belli fono gli avanzi 
delle fabbriche antiche del moderno 
Clairifleau , divifi , come i Neefs, 
ne* due gabinetti , 

Di quelle , che ne franzefi ca- 
taloghi fi chiamano convenzioni ; e 
fe danno nel carico , o imitan cofe 
burlevole , bambocciate ; o fe fon folle , 
fi riducono comunemente a fiere, e 
mercati ; poflòn qui vederti la Rida 
di Wouwermans , il Cacciator di Met- 
zù ; due grandi Oilandefi , ma il fe- 
condo in fuo genere, miglior del 
primo ; e in oltre le due Ofterie del 
vecchio Teniers, e le tre fiere di 

cam* 



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*1* 

campagna del Temer*, jiovane ; due 
fiamminghi nominatiflimi , de* quali 
il Figlio imita nel guflo, ma nella 
fecondità, delle idee avanza il padre 
Ma il maggior numero è nel 
gabinetto fegucn te che in pittura ol- 
tramontana motto fu pera* il Tuo com- 
pagno ; e primeggia ami: fra. multi 
ia Italia . e fuori Soggetti facri fo- 
na in quefto il Giudi-zia di Salomo- 
©e di Van-der-Werf , e la ftupenda 
Natività dello (letto Maeftro ; un al- 
tra di Poelemburg i e una terza di 
Rembrant $ detto da alGuni il Ca- 
ravaggio degli oltramontani . Ev vi an- 
che la Maddalena del Miris giuniore 
ài un. panneggiata quafi tizianefeo; 
c fra le notti dello Schalckén ( alcune 
hatv ritratti ) un S. Sebaftiano pofto 
al fepolcro, e una Noftra Signora 
eh* impara leggere da Aryia . La 
tentazione di S* Antonio piena dì 
bitaarriflime fintafie viene da Te- 
nterà . II Figliuol Prodigo ^ pittura 
delle più grandi del gabinetto, è di 
Lys autore che fi feorapagna dalla 
fchiera de* fuoi , perchè brava imita- 
tore, e feguace de'noftri. Aggiun- 
gtnfi a quelli dus tefltó maravigliofe 

di 



I 



ài Apoflol! , e una di Religiofa ; quel- 
le di Alberto. Durerò , quefta di Lu- 
ci d' Olbiida ; due riformatori della 
fcuoie Tedefca e Olaadefe , due rari 
clero nj al pittore di un; dilegno (enz* 
^flottazione , all'uomo di un amici- 
Zia in una Iteli* prufl filone lenza 

rivalità . 

Soggetti mitologici fon le tre 
Graaie in. chiarofeuvo., lì Venere al- 
lo (pecchici ; e l'Adone di Rubens; 
pittor grande anche nelle picciole 
coib , ficcome è quefta . Adone fi li- 
cenzia da Venere per andarfene a 
caccia; l'Invidia, lo minaccia al di 
fopra ; gii Amorini guidano i veltri ; 
e fembra averne prefa idea da quel- 
la Ieggiadriffima ode greca , ov* efii 
legano e conducono a Venere il Ci- 
gnale, che le aveva ucctfo l'aman- 
te. Certo è, ch'egli fu tra' pittar 
fiamminghi come un Omero , cui /<* 
Mu(c lattar pià che altro r;?a/(D. II. 
•22.*). Quindi ft diftingue fra molti, 
eh' q'obono forfè ugual genio , ma non 
usuale dottrina* Vi è a fronte Net^ 
tuno produttor del Cavallo, opera di 
Giordans , allievo , e decoro di Ru- 
hens . Piccioli quadretti fono il Mcr* 

cu- 



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*4* 

curio di Poelenbourg , e P Orfeo che 
libera Euridice di quel Brughel fra tei 
di Giovanni , il quale per pitture fi- 
mili dicefi il Brughel dell'Inferno; 
e gli è anche aferitta da alcuni un' 
altra tavola ideata dalla deferitone 
dell' Inferno -di Dante , il qua! Poeta 
comparìfee ivi infieme <on Virgilio 
fua Guida . 

. Ritratti della Tlefla camera fono 
il poeta RofTeau dipinto dall' Àrgilier, 
il Lutero del Cranack ; l'altro Lu- 
tero, e il Riccardo Sotucl dell' 01- 
benio , citati da Defcamps, e Tari 
all'ai in Italia , e fuori ; trattone In- 
ghilterra , per xui ornamento par 
die Olbenio nafecffe. Vi è in ol- 
tre una delle due mogli d Rubens, 
e? per avventura la Elena Formar! , 
ohe fu la feconda ; di beltà rara, di- 
ce il fuo Storico, e ferv itigli fpefìò 
di modello nelle tt^e femminili. Nel- 
la chfle de' ritratti potrian compu- 
tarli due quadrettini del Miris uh de* 
più i gaj della fchiera , ov* egli hi ri- 
tratto se fteflb ; in una è con la Aia 
moglie, ed ha in mano un fiafeo di 
birra; in altro tengono amendue uno 
frumento da fupno , e inoltrano di 
ii» ave*- 



I 



14) 

-avere fetvìto alla mutici- -di una ìat 
figliuola , che bee dopo aver canta- 
to . Sul guito meddimo fono i ritrat- 
tini ove Nelcker fi è dipinto in com* 
pagnia detta moglie fra due lor fi- 
gli^ e quegli altri pure di Nefcker, 
ne' quali una medefuna Donna fiede 
accordando mi liuto, e in altro qua- 
dro genuflefla fa voti a Venere. Mi 
di tal'incogniti no.> dee crcfcerc queftl 
clafie, fpecialmente in una nazione + \ 
che lungo tempo tenne lo flile di 
molti noftri trectntifti e qunttroceiv 
tìfti; folki ad aver la natura foli 
per guida \ù ogni lor linea , e a non 
figurar quafi un volto , che non fot 
fe un ritratto. 

Co$ì par che tian tratti dal vi- 
vo que* tanti altri pcrlbnaggi di Ice* 
ne piacevoli, che paj>n mefli nelle 
quadrerie a follevare \o fpirito dagli 
oggetti più ferj . Tali fono i Bevi- 
tori di Brauwer foggetto Familiari/li- 
mo a quello Fiammingo; la cui vita 
fu n-ll v ofteria, la morte nello Jpe* 
dale ; la tomba dovea edere un mau-» 
foleo Pettinatogli da Rubens; ma qae- 
(li poco fopravvifle all' sinico. Tali 
»ur fono i Giocatori dà Hcmskerci 



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1*1 

in due quadrettini ; il Ciambellaio di 
Helmbreker, di cui è anche il dì 
ultimo di Carnevale efpreilò con fom- 
mo ingegno in una mafcherata, ove 
il Tempo mifura in un oriuolo a pol- 
vere il poco fpasio che rimane; il 
Ciarlatano, il Contadino che parte 
il pane alla moglie, e V Amante vec- 
chio, tutti di Miris; i Fanciulli che 
dell'acqua infaponata fan palle , ope- 
ra di Sglingland i e quegli altri , che 
traendo un uccellino da una gabbia 
non fi avveggono > che i compagni 
tengon pronto un gatto, e prepara- 
no non $ò qual celia ; invenzione cu- 
riofa di Pier Van-der-Werf figliuolo 
del grande Adriano fopraHodato . Di 
Gherardo Douw è il Cantiniere che 
faggia il viuo dalla botte; e la Frit- 
tella , che con atto naturaliflimo ri- 
fcuuce da una bambina il prezzo del- 
le -fu a merce; e l'altra Donna, che 
fuona , mentre un Fanciullo addeftr* 
al ballo un Canino. Quattro altri che 
vengono da Callot e gii fono in ra* 
mi, figurano una compagnia di Zin- 
gheri in marcia , e in ripofo ; i lor 
furti, la lor cucina, tutto il coltu- 
re di quella gente raminga • 

Re* 



*44 

Refta a nominare i paefifti. Gio» 
Bru<*hel di cui non Vi è uo gufto 
nè più ftudiato, nè più fecondo, è 
flato nominato altra "volta. Qui \i 
è di fuo una campagna affai varia , 
e popolala da gran numero di gen- 
te, che guida un carriaggio. Vici- 
no a lui fon quattro paeli dell'Agri- 
cola pittor felice in rapprefencare 
bombiumque boumque labores, àA qual 
talento ebbe il nome ; «e in figurare 
le campagne in ogni flagione , e il 
Cielo in o-n cangiamento d'ora , o 
di tempo. Qui fi foinno di fua ma- 
no un'Iride, uni Pioggia, una Se- 
ra con campig uul» che fi ritirano, 
una Notte con fuochi villerecci , c 
lumi notturni (i). Due altri paefi 
tutti cclperiì di un bel colorito di 
primavera .^e frequenari da una mol- 
titudine d* tuonimi e di animali , fo- 
no di Van-der-Neer autore ricerca- 
tifflmo , e preziofo in Italia. Ma fo- 
pra tutti è Rimato anche per la fua 



gran- 



(i) Altri begli effetti cParia, c di 
luce, ed altri lavori rufticani veggonfi 
in r orfe it) quadri , e alcuni adi pan- 
di , drlla noVd r n fa OrUndini; ov'tgli 
dipinfe per molto tempo. 



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*4S 

grandezza il quadro ài Claudio Lo- 
renefe , detto da alcuni il Rafaèle de* ! 
Paefìfli. Efpiime una Marina con 
battimenti , e marinerìa fparfa pel li- 
do ; fu) qùale ergefi un fontuofo edi- 
fizio , copia della R. Villa Medici 
nominata altre volte . Il Ibi nafeente 
pmge un ìion lo che di vaporofo nell\ 
aria ; e nelle acque leggermente inefre-* 
fpate (tende un raggio sì al natura- 
le, che fembra quafi di veder fotto ". 
Ufià tremola luce fplender ogni onda. 

Ornamenti di quelli due Gabi- 
netti fono fcultufe di minore gran* 
dezza difpofte fopra le ingemmate 
tavole; come un Adriano, un Vitel- 
lio , uh Lione che divora ©n cavallo; e 
che vedefi in grande nel Campidoglio* 

Fra le ftatue poi, tutte aflat 
minori del naturale, conofeiutiflìma è 
la Venere Anadiomène , trasferita non 
ha molto di Róma , óve la fece in- 
cidere in rame , e là illuftrò fra le 
ftatue miglior? allor cognite, il Car* 
Maffei . Ella h fola nella minor ca- 
mera : nella maggiore ve ne ha due 
canto nella proporzione , e nell* atti- 
tudine corrifpondéntìfi fra loro , che 
runa fembra fatta $ct f altra • 



246 

_ . Edita la prima nel Mufeo Fio- 
rentino , per una Venere , che fi trae 
una fpina dal piede : ma chi pon 
niente a quel panno tutto frangiato > 
che la circonda > Io troverà fiera- 
mente un mantile da rafeiugarfi ; e 
dubiterà almeno , che V artefice an- 
tico vi abbia figurata una Venere , 
eh* efee dal bagno . 

La ftatuetta compagna è (lata 
da Poggio Imperiale trasferita qui , 
fon due anni. Rapprefenta quel Gio- 
rane ignudo, che nel Palazzo de' Con- 
fervatori di Roma fi vede in bron- 
zo ; e qui nell* undecìmo Gabinetto 
è fcolpìto in gemma ( 'flhtf*. Fi T. 
IL tab. 3 p. ) ; e nel Gabinetto II. > 
e in molti/fimi mufei , è ripetu- 
to in piccioli bronzi moderni . L* 
averfi qui in marmo antico è un' al- 
tra prUova del fuo merito . 11 log- 
getto della (tatua pafla tuttavia per 
un euimma . Il volgo che tutto fa > 
lo faccia per un , delatore della 
guerra de' Galli , che m ilgvado un 
prurìo fittoglifi al piede , corfe a dar- 
ne awifo al Senato . I dotti han tor- 
meotato un luogo di Plinio, ove no«^ 
mina la (tatua di un certo Spinraro, 

e Spi- 



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*4?i 

<o Spkiaro , o Spinano, che par nwnev, 
proprio ; ed eflendo dì greca origine 
non ha che far con la fpina vocabo- 
lo tutto latino. Forfè è un Olimpi- 
co, che feritoli nel correre, o nel 
lottare, pur vinTe* come altri con- 
getturò : ma della pedona , e del fat- 
to fteflò non fi trova nella ftoria ve* 
(ligio alcuno* Nella incertezza in cui 
ci la (ciano gli territori, mi fi a leci- 
to fedamente di rammentare , che gli 
antichi furono talora bizzarri nell* 
efpreflioni de* nomi , per non dire 
tnifteriofi . Una lionefla fenza lingua 
fu celebre (tatua in Atene eretta * 
una certa Leena, che morì fra 9 tor- 
menti per non rivelare il fegreto di 
A riftog itone. Senza quefta noti? ia con* 
fervataci da Plutarco , e da Vlwo ; 
quale Antiquario xhe rivedete ora 
tale fta tua , potria dar nel fegno ? la 
un cippo Sepolcrale del Capitolino 
vedefi fcolpito un Togato con cigna- 
le a* piedi t in altro del dementino ' 
un Giovane , che fi ci?ge un diade- 
ma . Se le intenzioni annette non ci 
diceflero, che 11 Togato fi chiamò» 
Apro, * il Giovane ebbe nome Dia- 
<dlimeno, chi avrebbe fofpettato , che 

G a glieli* 



* 



14* 

queir atto , t que* (imboli alludeflero 
iolamente al lignificato de' due nomi? 
E chi fa che il Giovine qui efpreflb 
non traefle nome v. gr. da cUicvfl* „ 
che fuona pruno ? Di un Acanto via* 
ci core nella XV. Olimpiade , e pri^ 
cno fra' vincitori che corfero affatto 
ignudi, fa menzione Dionifio Alicar- 
naflb nel fettimo , e Paufania nel 
quinto libro . 

CAPITOLO XII. 

« 

DECIMOQU ARTO GABINETTO . 

Stampe e difegnr. 

DTverfo da tutti gli altri nella 
fua idea è il quartodecino Ga- 
binetto, ordinato a foggia di biblio- 
teca ; i cui fcaffali non molto alti 
parte girano il recinto delle pareti , 
parte fono difpofti ia mezzo. In efli 
è collocata la doppia raccolta delle 
ftampe , e de* difegni , diftribuita in 
molti volumi legati fplendidamente • 
Il vano, che refi a fra gli fcaffali e 
la volta , è occupato da quadri cor* 
filondenti al Gabinetto, e fon di* 

fe* 



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fegni affai finiti -, e comunemente af- 
fai fcelt;i di yaqnaiitori!, À' 

De* volumi delte *ftampe fi con- 
tano intorno a cinquanta ; numero 
l'ufficiente per chi rifletta , che la 
raccel ta è in fui nafeere ; e che non- 
dimeno ella è ricca di una gran quan- 
tità di rare ftatnpe , e in particolare 
di quelle di Alberto Durerò , e di 
M. Antonio; alle quali ogni di par 
che aggiunga un grado di rarità pel 
gufto di così fatte collezioni , che 
ogni dì crefee in tutta la cu!m Eu- 
ropa. E veramente quei che hanno 
il nobil genio della pittura , muri 
mezzo trovan più facile per appa- 
garlo ; che pafeere l'occhio eia men- 
te in que' fogli, ove da fedel buli- 
no fon ritratte le invenzioni de* va- 
lentuomini. Così effi apprendono, 
poco men che fenz' avvederfene , 
la ftoria di ogni pittore, il difegno 
di ogni fcuola, il dettaglio di quan- 
to è fparfo di più forprendente per 
ogni galleria , anzi per ogni città 
del Mondo . Lo fteffo può dirfi del- 
le due Arti forelle , Architettura f e 
Scultura; le cui belle produzioni fi 
propagano col raezxo medefino , che 
le opere della Pittura « 



Più fcngolar cofa è la raccolta 
de* Diliga i,notUEma fin da' tempi del 
G*rd 4 Leopoldo de* Medici per una 
delle più doviziofc det Mondo . E* 
ripartita io cenfettanta volumi in cir- 
ca - x ottanta di erti han ci^feuno un 
fuo propria a utore , e quefto de* prà 
fegnalaci; il refto fon mifcellanee* A* 
Italiani e di ft ranisti . Più di qua- 
ranca volumi fon doVuù alla genero- 
fu* del R. Sovrano preftnte . Egli 
ha facce in pochi anni ben molte 
compre in genere di (lampe c dife- 
gni ; e fpecialmente dalle nobili Cafe 
Gaddi, e Michelozzi; e dalla eredi- 
tà Hugford , che ha fornici al Gabi- 
netto aliai difegnl di moderni . Così 
la ferie, che non fi era fupplica da 
lungo tempo, è divenuta aitai piena: 
comincia da Cimabue , c dalla infan- 
zia della Pittura; e feendendo per 
le alcr' età, termina con due gran- 
di luminari di quefti ultimi anni,, 
Battoni e Mengs. 

In quefta guifa può talora oflèr- 
varfi entro una biblioteca , meglio 
che in una quadreria , il valore , e 
r abilità degli artefici. Quando il pit- 
tore produce un quadro, dice Wuw 

ckeU 



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fccltnann t la diligente che vi ufai'to 
il colore che vi foprapjiohe , ne vè- 
là' in certo modo il esento ; dóve wi 
quelle linee che tifa ; irf carta , égli 
fpiega con tutta ve 4 rit࣠c; haturaléV 
za V indegno filo : ivi" li 1 franchezza 
dellà maho, ivi il pótikffà del dife- 
gno, ivi meglio fi leu opre \V caràt- 
tere , e lo fpiritd di elàfeuna ; é qufcl 
divino eftro , che noq forma meno 
i pittori j che i poeti . Aneti gli ftu- 
dj abbozzati con pochi tratti di ma- 
tita , o di penna , come fon quefH 
per la più parte ; un contorno , una 
tefta con poche macchie, dan talo- 
" ra più vantaggiofa opinione di un 
~*rtift$ , che non gli conciliano 1' ope- 
re più finite i e Wn %' 'trio che gl f 

intendenti mettano pirici Fra* profef- 
fort del difegno quei ; che fra* pit- 
tori fi contano fecondi o terzi 

Nè folo tal collezióne dà luce 
alla .ftoria degli artici, ma * quella 
dell* Arte altresì; di cui è parte lo 
ftile ufato da' rtiaeftri nel difegnare . 
Circa i| qualè è cUriofo a vedere il 
metodo degli antichi • Aveatfeffi tan 
genere di carta, foda, è prepariti 
eccellentemente con colori or ro fato, 



15* 

.ora giallognolo , ed or'azurro* Vi 
fegnavano i dintorni delle figure ; e 
poi con biacca vi diftinguevano i pri- 
mi chiari , e con matita gli feuri ; 
fervendofi per le mezze tinte del 
fondo fteflò colorato, non fenza ri- 
iparruio di tempo , c di opera . Si 
trova praticato tal modo aaco nel 
miglior fecola della pittura ; e fi am- 
mira durarvi tuttora il color della 
carta , e quello de' lucidi vivo e fre- 
feoi ove ne* difegni de* tempi polle- 
riori il colore fpeflb c perduto, tpe& 
fi/limo è illanguidito * 

II nominare gli autori della col- 
lezione farla quafi come il riprodur- 
re T Abbecedario Piccorico, tacen- 
done a tratto a tratto qualche no- 
me . Stimo anche inutile Y indivi* 
duarc alcuni fcelti difegni della Bi- 
blioteca ; effondo i migliori già incili 
in rame con grandiffima diligenza 
dallo Scacciati , e dal Mulinari , che 
tuttavia continua nella tua lodevole 
imprefa.. Bafteià dunque al metodo 
della operetta , che io ne addiri al- 
quanti., che ibno in. vifta del pubbli» 
Co nelle pareti . 

De* più grandi , f e più ben con- 

dot- 



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tfl 

flotti fono una Noftra Signora coi 
Bambino in collo di F. Bartolomeo 
della Porta, e il Giudizio Univeria- 
le , creduto già di Michelagnolo ; ma 
più verifimilmente fpetta ad Andrea 
Comodi per offervazione di MontTg. 
Bottari nelle fue note alla vita di 
Bonarruoti . Delia ftefTa maniera è U 
caduta di Lucifero in minor quadra* 
La Cena diN.S. è opera di Barocci©* 
La fcuola di Atene è copia affai ftu- 
diata , non originale di Rafaello : 
così il S. Pier Martire , pittura, in cui 
Tiziano avanzò Ce fteflò.La Faccia- 
ta di Palazzo Antella è originale di 
Giovanni da San Giovanni. Minori 
di quefto, ma diftendentifi pure in 
larghezza malto più che % in altezza 9 
fon'j il Mosè nel Deferto di Becca- 
fumo, che fe ne valfe pel celebre 
pavimento di Siena; e un Vincitore , 
al cui trono fon condotti prigionieri 
e fpoglie, opera di Caravaggio trat* 
ta dall' arco di Severo . Di mezzana 
grandetta è il Battefimo di Crifto 
di Andrea del Sarto , replicato da u» 
altro , come fi crede , con trasportar 
le figure da deftra a finiftra ; e le due 
Campagn* di Salvator Rofa» in una 



*54 

delle quali egli efprefle un pallore % 
che precipita da una rupe ; o fia ca- 
priccio , o fia allufione del dotto Ar- 
tefice a un dtfperato e fuperftiziofo 
falco degli antichi , di cui trattò lun- 
gamente Monfig. Fontanini nelle Tue 
note all' Aminta, Non molto varhna 
di grandezza V AlefTandro di Pier da 
Cortona % il Limbo di Agnol Bronzi- 
no,, e l'Adultera dell' Allori Nipote; 
due difegni di facre tavole , che fi 
veggono t il prima in S. Croce , V 
altra a S. Spirito. La Fiera dell' lm- 
pruneta , uno de* rami più popolofi 
che trovinfi nelle collezioni , e il più 
celebre fra quei del Cillot , è incito 
fopra il difcgno originale, che qui 
fi moftra . Fra* più piccioli fi addi- 
tana una Madonna di Guerrino , un* 
altra di Aidrea del Sarto, dipìnta 
in un tabernacolo ; altri pae fi di Sal- 
vator Rofa ; un frammento finitif- 
fimo di Rifaele da Urbino con due 
Sibille , metto in opera da lui alla 
Pace. Dubbio fe originale di Cor* 
reggio è una graaiofiflima immagi- 
ne di Noftra Donna . Di man pro- 
pria di Mantegna parrebbe la Giu- 
ditta , che ad Abr* eonfegna il ca~ 



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po di Oloferne ; giacché vi è il fu* 
nome in antiche lettere? c vi fi ri- 
fcontrano queìjcapelli «filati , e quel- 
le fotógHezte * > e quegli: zkt f ind izj t 
che dà Vafari f deferi YCrfdok nella ; vi- 
ta di quel macftro, Ma il Caperà» 

.che la Giuditta di Mantegna era nel 
libro célèbre del Vafari } « che il 

dibro fu diftrawt nfc fi & iene do- 
rè» e fe efifta , tutto cid Ai. fofpen- 

•derc il giudizio circa U originalità 
di quefto ! bel pezzo ♦ Il punto lari 
ben* efaminato e difeuflb; dal.pijà 
volte rammentato con lode Diretpar 
Pelli ; che dopo aver dato a tutto 
il Gabinetto il bell' ordine , che vi\fi 

. vede, ha comporto un dettagliato ca- 
talogo di quanto racchiude j e delle 
cofe migliori darà notizia al pubbli- 
ca in una erudita : opera , i che* >*rfc 

^preparando., ^ 'i < »;j uj!- :» 
La Camera. deMe figuline, etc 
fiegue, contiene un genere affine a 

a quello dte aftbiamiidefcTittov e per- 

ciò ne «atto in queflò capitalo. I 
vafi dipinti, ^di^nfti peti glisàrni^j 
e fuori, non tanto fon da computa- 
re fra le pitture degli antichi, quan- 
to fra* difegni . Il naturai colore del 
< ,j va- m 



>5* 

vafo vi tìen luogo di carta t il color 
nero vi «irconfcrive i dintorni , e le 
femplki linee nel veftito c nel nu- 
do in certo modo diftinguono i la- 
mi e te ambre. Un tratto folo di 
* pennello dato fu la creta ancor umi- 
da i e che perciò non dava luogo ad 
«menda qualora erravafi, dove* di- 
segnar tutt' una figura , a almeno 
-tutta una teda; e nondimeno vi ii 
trovano talora contomi , che non ce- 
dono a 1 moderni migliori ; prova chia- 
vidima della padronanza del dileguò » 
ch'ebbero gli antichi. Quindi Win- 
ckelmann nella ftoria delle arti ( 
///. r 4. ) ha conchiufo che una col- 
lezione di tali vafi è un teforo di 

antichi difegni. 

Fra le {culture che ornano » il 
iecimoquinto Gabinetto fono pregia- 
ti due bufti, V uno di un Amorino» 
f altro di un Pan : rari un Canopo,, 
e un Sacerdote Egizia di nuovo acqui- 
lo : rariflìma una teda di Minerva 

2 «fi. quello ftiT etrufea, che parteci- 

{ fi del greca antico ♦ 

-fi P A'hiìttn ';:^ -<\ 



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CAPITOLO XIII... 

: mciMOQuiNTo Gabinetto. , 

•• \. . . •* 

'j Figulini Artici*. 

U" No fcarfo numero di anticki 
i vati, che volgarmente chia- 
manti ctrufclir, formava ncgU aani 
addietro il vafellarae di terra cotta, 
che ora ècrefciuto fina a riempiere 
fette Armadi . £/ ottavo, che nell* 
ordine è primo, contiene figgine » 
ma di altra fpccie « 
t Vi è una raccolta ài lucerne* 
e una quantità di donar) trovati qua- 
.fi tutti prcffo r antico tempio di Dia- 
na Nemorenfe intorno a* 1669. ma- 
ni, piedi, gambe, cnori, inteftini, 
e altre parti del corpo umano, ed 
anche qualche bambino in falce . Que- 
, fti tenner luogo di ex vite a chi ri- 
. conosceva la Tua guarigione , o quella 
de* fuoi da qualche nume . Voti pec 
feeftiame confervato fembrano le fta- 
tuette delle troie, delle vacche, de* 
buoi; fe già non vuót crederfi col 
: Caylus , che fi offenderò da' poveri 
, al teflJpia ia luogo de' veri animali > 



che per la tenue fortuna non potean , 
come i ricchi, facrificare. Per altro 
il trovarfi di lavoro fimile anche ca- 
valli , vkcime non ufate comunemen- 
te , par circoftanza (vantaggiosi a 
tale fuppofizione. Le tefte dì Deità, 
e le ftatuette loro che qui fono 9 
pajono formate per Lararj fimilmen- 
te di poveri; o anche per voti ne* 
tempj ; e forfè > parlando delle più 
eleganti , per modelli agli artefici , 
che dovean rifarle di marmo , o di 
bronzo . Vi ha pure baflirilievi di 
affai buon gufto; quali per oflerva- 
Rione degli eruditi fogliono edere i 
baflirilievi in argilla , che fi con- 
fervano ne'mufei. Alcuni di efli fo- 
no traforati in cima per tenergli , 
come congetturò il PafTeri, fofpefi 
nelle botteghe , e fervirfene pur di 
modelli a lavori fienili. Degni di ef* 
fer veduti fono alcuni encarpi ; il 
Faunetto , che vendemmia ; la Don- 
na con quattro anella in una mano; 
c una lepidiffima caricatura di vec- 
chia , che infieme con la preceden- 
te fu già nel Mufeo Bucelli ; ficco^ 
me Una tavola bislunga con alcune 
figure ctrufche in rilievo baffi/fimo , 

che 



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tf9 

• 

che io confiderò , come preriofo avan» 
%a dell' arte etrufca più antica . 

Vanghiamo a* vafi « Monfieur 
d' Hancar ville ha data brevemente 
l'idea, onde ridurre a clafli quefta 
fpecie di anticaglie -, confiderandone 
il taglio piuttofto, che l'ufo: poi- 
chi quello bene fpeflo è incertiffi- 
mo , e fondato ansi nelle opinioni 
degli antiquari , che nelle autorità 
degli antichi , Tale ordine ho io fe* 
guito , in quanto la ftruttura de' pal- 
chetti , e la fimmetria lo ha permef- 
fo ; collocando feparatatncnte , e da 
sè i vafi di taglio limile ; come pud 
vederti ne' Ciati , ne' Colatoi , ne* 
Vali Bacchici, nelle Patere, negli Ur- 
ceoli , in quelli , che comunemen- 
te hanno nome di Prefericoli , e in 
molti vafi minori. Gli altri, ficcome 
fono i Cadi , i Crateri , le maggiori 
Idrie , le grandi Urne , ftan meno 
uniti . Fra quefta moltitudine abbiamo 
potuto riconofcere varie mifure de- 
gli antichi ; ma il verificarle com le 
teftimonianze -degli fcrittori è rifer* 
bato a più lunga opera • 

Chi ha vedute altre raccolte , 

> quantunque più numerofe , n °^ U * 



fcia di ammirare in quefla la gran* 
difllma varietà delle forme, deco- 
lori, delle vernici. Per non dire de* 
tanti di color rodo, nero, piomba- 
to, che in quell'ultimo ripuliti col 
ranno, hanno cavata una lucentezza 
,non dirimile a porcellana ; ve ne ha 
qualcuno , che per lo fplendore fi 
potrebbe quafi raffomigliare ali* ar- 
gento ; del qual colore dato a' vafi 
di creta in Naucrate fcrive Ateneo 
( L* XI. ). 

Molti paefi e diltantt fra loro 
fon concorfi a formare quefta raccol- 
ta ; per cui è sì varia; la Tofcana, 
il Regno di Napoli, le viciname di 
Roma , e alcuni credonfi venuti an- 
cora di Grecia . Sarebbe iittereflante 
^ faperfi la provenienza di due affai 
grandi, e beo dipinti a varj colori; 
ma non fi è potuto rintracciarla. I 
Volterrani fono in gran numero , e fi 
< conofeono da un colore più languido 
.-così nel fondo, come ne* fiorami, e 
: nelle figure, riguardanti per T ordina- 
rio le pompe ed i riti bacchici (i); 

Ira' 

(O Da tali rapprelèntanze bznnm 
alcuni ceneluft) , jiq& io quanto retta*» 

mea* 



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iti 

fra tutti è raro affai quello che rap- 
prefcnta il Combattimento de* Pigmei 
' con le Gru. Molto fomìglianti a que- 
1 Ài nel colore , e. nello ftile ma di 
. mole minore foijo i chiufini i fui qual 
gufto ne ho pur veduti ^ Monte- 
pulciano , e in Perugia . Fra gli Are- 
tku ve ne ha qualcuno , che non 
cede a' Campani ne Ha finezza della 
creta » nel eptòr rofficcio del fondo , 
e nel lucido della vernice. Tal' è 
quello di un Arianna , o Baccante , 
che deggia dirfi , la qual fiede fui 
dorfo di un Toro, ed ha in mano 
un corno potorio, coperta tutta di 
un veftito {Iellato . Quefto li trovò 
non ha molto nelle vicinanze di A rez- 
zo; ed è il più recente teftimonio, 
^che abbia mo~ di quanto valeflero i 
pià antichi etrufehi in queft' arte • 
Dico i più antichi > poiché non è del 

mi- 

mente, che i rafì etrufehi fieno ante- 
riori al decreto proibitivo de' baccanali 
notturni , fpiegato già eruditamente da 
Matteo Egizio. Le tante urne di mi- 
glior fecolo , che fi veggano iftoriate 
con fimili baccanali , anche più licen- 
liofi , fon certamente di un* epoca po- j 
ftcriore a quel decreto . • 



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miglior difegno ; ami par di un 1 epoca 
\icma al vafo celebre iftoriato di una 
caccia, che Hancarville riporta nella 
iua gran Collezione prima di ogni al- 
tro , come uno de' più vetuftì ; e 
Vintkelirann più di una volta il ram- 
menta nella fui Scoria. 

Queir opera è veramente ciaf- 
fica ; ma da correggerli ove dubita , 
che vafi di tal fatta non fieno (lati 
mai fcavati in Tofcana . ( L. III. 
€. 4. ) Potrei produrre affai prove 
in contrario , tratte da quefto archi- 
vio , e da altri fonti . Ma bafta ora 
la efperienza che ne abbiamo, fpeciid* 
mente dopo la umaniflima legge pro- 
mulgata da S, A. R. nel 1780., nel- 
la quale non curando il pregiudizio 
del regio erario t a cui appartenne 
già una parte di quanto fi trovava 
di antico ; ha lafciato a ciafcuno la 
libertà e P utile di tali fcavazioni nel 
proprio fuolo; contenta folo di rac- 
comandare a* Iufdicenti che ne dian 
parte , affin di aggregarle > fe fieno 
al cafo , alla R. Galleria ; e ciò a 
rigorofo prezzo di ftima. Dopo tal 
legge fi fono in diverfe compere 
acquiftati ben molti pezzi di antichi- 



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ì ccrarchc , e fegnataraente de % tifi 

i pinti « 

Fra i campani , che non fon 
ochi , ed alcuni ed k i molte tolte * 
notabiliflimo uno di nuora acqui- 
lo , che rapprefenta una donna con 
na fpecie di paniere davanti a* pie- 
i onde fembra aver eftratto tin 
mgo. naftro che tiene in mano • Dal- 
altra banda del vafo è un Giovine 
eftito del pallio folito , che tìen fi- 
li! naftro; ed hanno fcritto st. et* 
meri che alquanto partecipano di 
orfivol'uno KTHON , l'altra KÀ..KIE . 
.e pochiflime intenzioni feoperte -fi- 
ora ne* vaft antichi, fan eonfiderare 
uefto urceolo come un giojello • L* 
lufione di que* naftri non. è così 
cile a raggiugnerfi . Ne pezzi di que- 

0 medefimo Gabinetto trovanfi ufa- 
da* Satiri r e dalle Baccanti , onde 

crivergli a mifterj bacchici ; in al* 

1 vaft di collezioni diverfe par che 
'nicchino or vittoria riportata , or 1 
aare , or coniugio coerentemente 
quel verfo : Flava /ite coniugio vin~ 
la portet Amor ( Tibul. IL i. ) 

Un altro vafo merita ben che 
annanzj per cofa rara : conoioffia^ 

chi 



.164 

chè quantunque pubblicato più vol- 
te ( Dempfl. E. R. Tab. 63. Pajjeri 
Pici. tab. ) niuno vi avea nota- 
to il meglio ; cjoè le cinque inten- 
zioni greche feoperte ora nel lavar- 
lo . Senza parlare delle figure , che 
ba nel corpo; tiene intorno al collo 
una rapprelentazione , come io f«- 
fpetto, di giuochi pubblici in onore 
di Apollo. QueftoDio>che tiene in 
mano una lira , fi ftà librato io fu 
r ali fopra un altare , quafi Nume 
prefente , che viene invifibile alle fue 
Fede. Siede poco lungi una Matro- 
na con feeetro in mano; il cui nome 
NlKOnOÀlE par che fpiegbi a fuf- 
ficenza , che m efla è figurata la Cit- 
tà di Nicopoli; a cui Augufto do- 
po le fue vittorie diede Peflere, e 
il nome, e v'iftituì giuochi ad Apollo 
non men ginnaftici che mufici , te- 
ftimonio Dione ( L. LI. ) Dietro la 
fua ledid vedefi un uomo con gre- 
co pallio , forfè prefitte di quello 
fpettacolo, colla epigrafe MAAAIAE. 
Innanzi a loro falca un giovane ve- 
ftito di breve tunica, armato d* el- 
mo e di clipeo , con lancia in refta 
detto EEAINIK02. Vi è ua altro 

fi- 



,6 S - 

milmente armato , ma con bafla lan- 
ia , e fopra lui ÀOPKA , Qucfti fem- 
rano cfprimere la faltazione Pirrica 
clcbre fra gli antichi . Due donne , 
na con flauti nAEOAOSA , e una con 
frumento filarmonico A*POM£.. ## 
limano , come fi ufara , quei giuo- 
o . Altre che fon fenza nome f pof- 
>no effere introdotte come cantata- 
i ; nè di ogni figura è facile render 
onto . Se il fatto allude agli fpet- 
icoli nominatiti da Dione, o anche 
d altri giuochi, che quella Città po- 
:fle fare in onore del fuo Apollo , 
uefto monumento è preziofìflimo ; 
:oprendo a noi , che I* arte de* vafi 
hiamati etrufehi non fi perdè fri- 
gno a f tempi della preft di Corin- 
come fi è finora creduto; mt 
durata per qmlche fecolo appref- 
>. Il nome di Nicopoli, e Tara di 
pollo favorifee tal fuppofizione ; e 
i fi aggiunge un difegno belliflìmo 
i figure, non indegno de f tempf au- 
uftei,e liberiani. Tuttavia non ofo 
eciderc ; facendomi forza in contra- 
o un tefto di Dionifio , Scrittor 
?evo di Augufto ; che nel libro oc~ 
vo ha parlato di quefta danza mi* 



16S 

litare come di cofa ita in difufo in 
Grecia, ed in Roma. Vi fono altre 
autorità , onde crederla in qualche 
modo riforca ; ma V applicarle al fog- 
gectQ è opera di lunga dilatazione , 
non di breve articolo . 

A'vafi etrufehi fi fono aggiurr- 
ti alquanti altri lavorati a norma 
di quegli , tentativo della famiglia 
Vafari di Arezzo, rinovato in quefto 
fecolo in Inghilterra-, e anche in Ira- 
lia. L* occh-o è facilmente ingannato a 
credergli antichi ; ma il pefo gli fi 
ricono (cere per moderni Vi è pure 
un faggio delle figuline di Urbino , 
di Cagli, di CafteL Durante figurate 
fu \ difegni di Rafaello , de v Carac* 
ci , e di altri. Son varj piatti di 
quelle fabbriche chi ufi in cornici 
dorate , e fofpefi per le pareti . Di 
quefto genere v. il tomo fecondo 
del Sig. Pelli p3g. 250., e gli auto* 
ri da lui citati. 

L' Ara di Alcefti ( 1 ) è il pez- 
zo 

( 1 ) La favola è quefta . Eflendo giuri* 
to il fatai termine della vira à\ Adme- 
to , le Parche a petizione rH Apollo gli 
confentivano di non mo ire , purché un 
altro della cafa fi efferifle alla morfc 



t6f 

to ài fcuUpra, che onora il Gabi** 
netto XV. Negletta . per forfè du* 
gcnt anni nella Real Villa di Oftel- . 
Io , e riconofciuta di ottima fcultu- 
ra dal Real Sovrano , ne ordinò il 
trafporto alla Aia Galleria > ove nel 
ripulirla dal tartaro* c dalla calce» 
fi (coprì nell* b.ife la inferitone 
KAEOMENHi: EnoiEl; U qual* A*. - 
felice fecondo v me congetture par 
che fiorjfl'e nell'epoca degli allievi 
di Franicele , c di Lifippo* Vi fi rro* 
vò in feguìto , ancorché tronco , il 
nome di Admeto, e qualche altrt 
lettera, fuggitiva , che fu anche aU 
quanto alterata .nel ricercarla col fet* 
ro • L' Àlcefti di Euripide fec$ ric^o* 
il gruppo della facci* pria» 
cipale v ove Plutone , o piuttofto 
quella deità , che da* Greci fu detta 
«ANATOX precide con ur> gladio il 
crine ad Àlcefti * che qui , come 
prtffo « Tragica, è (ottenuta dal 

in fui vece . RiaiTando ciò i Genitori, . 
Àlcefti, rìfeattò. la vita del marito c«n, 
U fua propria. Mi di poi Ercole trat- 
tala di mano alla Morte , la ticondulfc 
ad. Admeto; o fecondo altri egli fteffis 1 
pregando , la ; riewerfc da Proferpina • -, 
V, Apollodoro ed Igino. 



1*1 

fuo Admeto ne' perìodi ultimi del- 
ia vita . Egli è replicato di poi nell' 
altra parte delf ara in atto di fate 
un'offerta di pomi forfè preflb il 
fepolcro della conforte ; e quefta 
pare è replicata tutta coperta di un 
velo, e in atto di ftringerfi forte- 
niente gli occhi, come chi da gran 
tenebre pafla a gran luce ; eh* è V 
atto del fu* riforg mento . Vedefi 
che Io Scultore non fe<ruì affitto Eu- 
ripide; preffo cui Ercole azzuffatoti 
con la Morte , e toltale la preda , la 
riconduce al marito ; ma fi attenne 
?lla narrazione di coloro , che la di- 
cono refa da Proferpina alle preghier 
re di Admeto. Quefta bellidìm* ara 
è rotonda, incavata in cima, e tra- 
forata intorno alla fponda : ciò che 
indica aver già contenuta una padel* 
lina di ferro, ove mettere il fuoco; 
e ne accrefeono 'indizio le macchie 
di ruspine, the vi fi oflcrvano tut- 

DO 7 

tivia . L' Ara potè eflère dedica- 
ta a un de' numi che hanno rappor- 
to alla favola; o forfè alh ftefTa Eroi- 
na , alla quale predò Euripide pro- 
mettonfi preflb la poftericà onori fi> 
pra l'umana force. La di/Tertazione 

reci- 



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ttcìtata ncir Accademia della Crufca 
ifi occafione che quello gran monu* 
mento pafsò in Galleria , fi pubbli- 
cherà , a Dio piacendo , infieme con 
altre ; che fimilmente ho preparate 
per illustrare il Mufeo. 

Nello fteflò Gabinetto è un pie- 
diftallo di un candelabro marmoreo 
forfè dedicato a Marte, come con* 
getturafi da tre Genj ; un de* quali 
tiene un clipeo , il fecondo un el- 
mo, T ultimo un gladio ; opera di 
ftultura affai bella. 

CAPITOLO XIV, 



DECIMA5ESTO Gabinetto. 



lé Ventre % 0 fi» là Tribuna . ' 

* 

* 

SE a breve , e femplice deferirlo» 
ne convenilTero quegli ornamen- 
ti , che a lungo , e colto poema ; 
fi dovrian qui i Genj delle belle Ar- 
ti ti 




1,7 © : 

ti invocare i ficcome i Poeti Coglio- 
no in quelle parti dell' opera , che 
meritano di edere più copiofamente 
trattate ed efpofte . Quefto è il Ga- 
binetto deftinato nella riordinazione 
della Galleria a contenere quanto in 
efla è di più bello, fieno ftatue , fie- 
no pitture . La fua ftruttura gli ha 
meritata tal preferenza fopra gli al- 
tri „ Alto , luminofo , cerchiato in- 
torno da gran numero di fincflre , 
pretta col miaiftero delle tende ad 
ogni oggetto que' gradi appunto di 
luce , che a ben vederlo > e a ben 
difegnarlo fon richiedi. Quefta op- 
portunità e giudizio di architettura 
forprende i viaggiatori più che Y 
ornato della cupola , invenzione del 
Poccetti, certamente ben raro, ma 
che nulla contribuifee a godere i capi 
d' opera qui raccolti . Dico i capi d* 
opera -> perchè ciò , che non è eccel- 
lente , o non entra- in quefta grande 
fcuola di difegno , o non vi dura . Così 
la Venere Celefte , che in Bologna ten- 
ne già fra le antiche ftatue il primo 
porto , e un bel quadro di Pier da 
Cortona coir apparizione di Crifto al- 
la 



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*7* 

]a Maddalena, ne fono flati rimoffi v < 
perchè qui avevano, a ufar la frafe 
dell' Algarotti » troppo cattivi vicini , 
che facevangli Scomparire • Lo fteflb 
dettino afpetta qualche altra pittura, 
rimafavi piuttofto per la firnetria 
dell'ornato, che pel merito del la- 
voro * 

La Venere, che dà il nome al 
'Gabinetto, farla meritevole che per 
fe fola fofle veduta Firenze , come 
per la fola Venere di Prafluele iti 
altro tempo fi vedea Gnido . Se fia 
la ftelfa di Gnido, come alcuni han 
creduto , o una di Cleomene , il cut 
nome per mano della impoftura le 
fu fcritto nella bafe , non è da cer- 
carli . Una delle più belle , che Pli- 
nio loda (Te in Roma, par eh' ella Ha : 
giacché il tempo , che va producen- 
do all' aprico ciò che è fotterra , fra 
mille Veneri dell'antica Roma, che 
ci ha refe in tre fecoli , non ha dif- 
feppellita cofa più bella . Si direbbe 
ch'ella è fra le Veneri ciò che Ve- 
nere fra le Dee . .Mqlte- pepne di va-, 
rie nazioni han dato a quello mar- 
mo il gran nome, che gode ; confi- 
ci a de- 



denudo in eflb ciò che ha di anti- 
co , e fceverandolo da' riftauri , che 
farinn migliori fe foflero men manie- 
raci . Ciò balla perchè io più folle- 
cicamente altrove volga la mia . 

La {htua vicina rapprefenta un 
uomo con picciol panno gettato tra- 
fcuratamente fui deftro omero in at- 
to di arrotare un coltello foprauna co- 
te y nominato perciò V Arrotino del- 
Ivi Galleria di Firenze. Quefto è il 
più ficuro nome che porta darglifi . 
Chi lo chiamò un Cincinnato, o un 
Manlio Capitolino , non oflervò con 
r Ab. Winckelmann , per tacere altre 
difficoltà , che coftui ha bafette e 
mafie, di bnrba alle gote; eh 7 è neir 
antica fcultura un carattere certo 
e colante di volto barbaro . Quindi 
altri prelTolo ftefloWinckelmann(yWo«r. x 
lied. />. 50. ) vide in lui quello Sci- 
ca , che dovendo feorticar Marfia , 
ha già affilato il coltello, e afpetta 
il cenno di Apollo per accingerti al- 
la carneficina . A tale fpiegazione fi 
contrailo la forma del ferro , che in 
un baflbrilievo di S. Paolo fuor delle 
mura , c in altro predò il Cavacep- 
pi 



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173 

pi , ed anche in qualche gemma del- 
lo fletto tema , ho oflcrvato torto e 
lunato , come Erodoto ed altri ci 
delcrivono il gladio fatico; ove que- 
fio a maniera di novacola finifce in 
punta , ed è fornito di un manico 
così torto , che a tutt* altro meglio 
ferirebbe , che air ufo predetto . Si 
aggiugne a ciò ( quantunque ofti me- 
no ) una efpreflione nel foggetto , 
che ficcome a molti è paruto, aflài 
tiene dell* efploratore . Egli leva il 
capo, e piega 1* orecchio quafi a 
fentir cofa , che fegretnmente rigio- 
nafi dietro le fue fpallc ; e o inter- 
rotta dell' arruotare V opra , o facen- 
do vifta di profeguirla , refta così at- 
tento , come fe o una gran curiofità % 
o un grand' utile, o una gran pau- 
ra lo^interefli a .udir tutto. Perciò 
fin da' tempi di Cofimo primo , quan- 
do la ftatua fu confiderata e pregia- 
ta tanto da grandi artifti , che vive- 
vano, fu coftui tenuto pcf qualche 
feopritor di congiura; e nel popolo, 
Tempre tenace di ciò che udì da prin- 
cipio , vive tuttora una tradizione , 
che feopriffe o la congiura di ani- 
lina* j 



t?4 

lina, o quella de' figli di Bruto» a 
altra che fotVc ( i ); d> che pure pof- 
fon vederfi le confetture del Gori . 
(guanto a me, quella mi fembra una 
di quelle cofc, delle quali è più fa- 
cile dir ciò che non iieno, che ciò 
che fieno ; e dove ta ftov-ia tace, par 
che deggia imitarti Plinio , che ne* 
fuoi cataloghi di iculture molce fi- 

ìbìK. 

( i ) la non trovo, feoprimento di con- 
giura più degno di ftatua , che quello 
di cui fcrive Plutarco nel fuo Celare . 
Il fatto avvenne in Alexandria : Tonfar 
Caefarit pavore quodam , quo univerfos 
•uni cibai borni ne s . . anumqubdque attrìhus, 
captati s , & accurati jjbn a perferutans in~ 
dagine'y intellexit exercitus ducem Achil- 
K ìam , & Eunucbum Pothinum Caefari in- 
fidi as or diri . Il gufto della fcultura , 
la fifonomia m fervile- , il volto atteggiato 
-a timore , la cfpreffione di chi omnia 
auvibus captat y V azione dell' arrotare 
corrifpondente alla profclfione , tuttp 
'combina col tefto addotto toltone fo- 
lo il coltella . Efo è veramente di un 
^taglio fottile , ma troppo ampio e lun- 

fo per crederlo una novacola da rader 
arba , e il dir che nelle tonftrine rade- 
vafi tutto il corpo , e cura vali con mag- 
gior ferri , non fo fc balli a falrar la 
grandezza di quello . 



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175 

tnili queftioni ha lafciate incerte . Ben 
pop aflkurarfi , che dopo le pochif- 
fime ftatue , che chiamanfi di prima 
bellezza , quefta tiene un rango mol- 
to didimo, perchè unica , perchè di 
bel marmo trafparente , perchè fcol- 
pita con grande intelligenza del mi- 
dò, e fopr* tutto con infuperabiìe 
verità di efpreflìone ; eh 1 è T auima , 
e la, vita de' marmi « 

L' Apollino appoggiato a un 
tronco è nuovo dono , che S, A. R. 
fece a Firenze , quando I 1 arricchì 
della Niobe . Compararlo af celebre 
Apollo di Belvedere , come altri ha 
fatto , è quafi paragonare uno fteflò 
uomo con lui medefimo; ma in età 
differenti . Quefti è un giovinetto , 
che a faettar fiere fi efercita in Delo, 
o in Cinto ( H omer. Hymn. in ApolL }; 
"quegli è un giovane adulto, che ha 
trionfato di Pirone , e de' Giganti , 
Secondo il parlar degli antichi , che 
la venuftà diftioguevano dalla bellez- 
za ; quello, potrìa dirfi , è più vena- 
fio; quello è più bello. Secondo il 
parlar di alcuni moderni , che al bel- 
lo , e al graziofo contrappongono il 



!7<S 

iublimc ; potria dirfi col Cav. Menjs, 
che quello è Y idea delio flil fubli- 
me j quefto, c Ja Venere a lui vici- 
na, fon la idea dello ftil bello e gra- 
ziofo ( Qper* T. IL p. 45. ) E cer- 
to , che appena può concepirfi 0 più 
beli' aria di volto , o più gentile con- 
formazione di membra , o più difia- 
volta leggiadrìa di polìgone ; nè fo 
trovar cofa, a cui l'ornigli maggior- 
mente , che la ftatuetta in bronzo 
di Apollo Sauroctono; eh 1 è in Villa 
Albani, opera che vi.Qn. da Prafll.tele , 
o fia dalla ftatuario della grazia . 
Molti giudizi di profeflbri celebri 
nel difegnoin commendazione di que- 
da nobile ftatua tralafcio per brevi- 
tà ; contento di riferii: quello di un 
gran Monarca, che difle : fe le da- 
tile poteflero miritarfi , quella Ve- 
nere non trovejsJjhg. partito più de- 
gno che quefto j§Èf^° • 

Del Fauno^he fiegue , quefto 
può dirli , ch'egli fia nato ne 1 mi" 
glior tempi dell* antica fcultura , e 
lia riftaurato ne 1 miglior tempi della 
fnoderna . Il Cav. Maffei lo vuol fup- 
f U;o da Michelagnolo , morto da quel 



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*77 

■ 

profcndiffimo inteadimento che do- 
mina in ogni luogo del reftauxo > 
Ogni vena, ogni inufcolo è ben ri- 
pigliato ; ogni parte è accordata, ai 
tutto; il carattere vi è mantenuta; 
par che ufcendo dalle mani del pri- 
mo artefice non dovefle efiere altro 
da quel eh' è ora. Dubiterei folo, 
che que* cimbali nòhM* ftìén di più . 
Il Fauno è in atto di fonar lo fca- 
billo col deliro piede ; frumento 
thiamato da' Greci ìmccIiov , e ra- 
riilima a trovarli ne' monumenti an^ 
( tichij qiò che «ontribuifee alla ra- 
rità della (tatua. Il March. Maffei 
( Oss. Lett. JF.-h ) riporta un (imi- 
la icabillo in un baccanale antico; 
ma il Filmetto, o altri che fiali, 
non fuona fe non queir uno fini- 
mento, c lo accompagna col batte- 
re feftofamente palma a palma . Quc- 
, fto era forfè V atteggiamento del Fau- 
no mediceo* Nel redo tal figura fpt- 
] ra in tutto quell'agilità, quella ila* 
xità , quella felvaggia femplicità , clic 
conviene al foggetto, ed all'azione» 
Nulla poi è più naturale , e più arti- 
. ficiofo inficme di quella piegatura di 

Vitti % 



178 

vita ; di cui tiene alquanto il bel 
Fauno di Palazzo Altieri. Egli è di 
proporzione fimiie a quello , di età 
minore , e folleva il ginocchio , e 
piegali con moka grazia a reggere 
una conchiglia , o fia vafchetta di 
fontana . 

Retta il gruppo, che T Alga- 
rotti in una fua Lettera chiama la 
Lotta, e par che ivi lo apprezzi pia 
che altra ftatua di Galleria . La flef- 
fa opinione n' ebbe il Card. Aleflan- 
dro Albani , ottimo giudice anch* 
egli dell'opere antiche. Edo è unico 
nel fuo genere , e può dirli il più 
bel monumento che ci rimanga dell* 
antico pancrazio . Si fa , che quello 
giuoco era un millo della lotta, in 
quanto permetteva quegli avvolgi- 
menti e nodi fra* giocatori , che i 
Greci chiamano a^otr* , e del pu- 
gilato, in quanto permetteva anco 
T ufo de* pugni vietato nella lotta ; 
e che oltre a ciò era lecito in elfo 
T ufare altre maniere di offefa , fic- 
come il morfo , lo fliramento, e il 
torcimento delle braccia ; finché l f 
awerfario confeffaflfe di ceder la* pal- 
ma » 



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179 

ma ; di che tratta lungamente Mer- 
curiale nella Ginnaftica . Perciò fu , 
che gli Spartani il vietarono , e Alef- 
fandro Magno lo abborrì Tempre co- 
me un efercizio che avvilito P ani- 
mo, abituandolo a dire: fon vinta. 
Conveniva dunque per riufcirvi' co- 
sì fottomettere il competitore, eh* 
egli per niuna guifa potefle aiutarli; 
non muover braccio a pereotere \ non 
iftender piede a fupplantare , non ef- 
fere in grado o di mordere, o di 
far forza con gli omeri , e rovefeià- 
re il vincitore ; tornandogli in per* 
dita la vittoria. Chi confiderà <|ue* 
fte ftatue, vedrà tutto ben efegui- 
to. Il vinto ripiegato a forza in fe 
fteflb, impedito, e legato in certo 
modo da' nodi, che il vincitore gli 
ha ftretti intorno , oppreflb dal pe- 
fo, addolorato dalla violenta preffio- 
ne delle dita, e dal contorcimento 
del braccio deftro, percolo da pu- 
gni che in quello ftato non può evi- 
tare, è nel momento di dichiararli 
perditore. Se quefto fia monumento 
di qualche celebre Pancraziafte , co- 
pie preflb Filottrato la pittura di 

* * Ar- 



ito 

Arrichione ( IL Imóg. ) , a grup- 
po lavorato per ornamento di qual- 
che paleftra y come par che fi ufoflfe 
Scempi di Plinio ( K.N.L.XXXV. 
C. /. ) o are (Te anche per oggetto 
la iftruzione de* giovani , che potean 
Veti quindi imparare P arte di vince- 
re a nclve tacendo i maeftti ; non è 
facile a rifapere . Bene è da conofeej- 
fi la perizia dell' artefice in effigiare 
due sì be'cerpi, e in imprimervi il 
carattere di pugili nella pienezza, 
( Mire* /. c. ) nella robuftezza degil 
omeri ( Xenopb. Conviv. ) e nelle 
parti pel continuo efercizio ben mar* 
cate, e ben rifentite. Vi aggiunfc poi 
quella tendone di nervi , quel rigoa-» 
fiamento di mufcoli , quel rifalto 
di vene , che fe nel Lacooote è ef- 
fetto di dolore , qui è un mifto dì 
dolore infieme, e di altre pa filoni . 
Maravigliofa è poi la efpreffione de' 
yoltà (*).. IL vincitore lieto e infol- 
titi* 

( i ) Quantunque netta ftampa del Ga- 
velieri non fi veggano in quello grup- 
po le tette , perchè fotta prima del re- 
•tUiO tuttavia elle £ fon credute ari- 

ti- 



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i8i 

tante ^ il vinto con la fronte contrae* 
ta, con Tocchio turbato > con le 
labbra aperte , e con ogni fegno di 
difficile andito > fono un raro efenv- 
pio dello ftile dell* efprefllone, eh* è 
il quarto nominato da Meugs , e iti 
cui egli pretefe efferft gli antichi po- 
co diftintu 

Vi è ftato chi fofpettafle , che 
t due PancrazUfti fien di Ce fi fio do- 
ro y di cui Plinio rammenta un Sym~ 
plegma , fignum nobile , àtghis corpo* 
ti verius quam matmori imprejjh 
( L. XXXVI. c. j. ) Il fenfo non 
cfpofto da' commentatori baftevol- 
mente è , che i due lottatori face* 
vano tal prefa V uno delP altro i, che 
vi fi notavano que' cedimenti delle 
carni» e quegli aflxmdamentf , che 
§ 9 imprimono in un corpo vivo , c 
che difficilmente $ 9 imitano in un 
marmo fcolto . Di tale maeftria do- 
vevan' effere var> efepapi in que* lot- 
ti* 

fiche, Fpcclalmente quella del vinto ^ 
L* altra fecondo alcuni prof e (Tori è rU 
tocca , fecondo altri è moderna t mar lar 
Wrata egregiamentf * 



335 



I S 2 

tutori ; giacché Plinio tanto la con- 
fiderà . Nel gruppo mediceo un fov 
lo efernpio potea vederfene, cioè in 
un braccio del vinto Gretto dalla 
mano del vincitore : ma in oggi non 
può giudicacene ; eflendo 1* uno c 
V altro un reftauro , 

Si è fofpettato parimente che 
quefto gruppo appartenere alla Nio* 
be, perchè trovato nella ftefla fcava- 
zione . Io rifpetto quefta opinione , 
ma non I' adotto , 

Le ftatue finora defcritte o fon 
prime tra' foggetti lor limili , o fi> 
no uniche . Delle pitture qui domi- 
ciliate ( giacché alcune vi alloggiano, 
come di/Ti ) quefto almeno fi può 
aflerire, ch'elle o fon de 1 più valen- 
ti , o fono in certo modo degne di 
efferlo . Alcuni artifti , che non fi 
direbbon di primo feggio , han ta- 
lora con la diligenza per poco ugua- 
gliati i primi ; e chi nel difporre le 
quadrerie non incenfa i nomi , ma 
ftima T opere , ne torrà , come qui 
fi è fatto , un Paolo Veronefe , per- 
chè offefo dal tempo ; e vi collo- 
cherà un Cavi in Dolce , di nuovo 

acqui*, 



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acquifto , perchè a molte bellezze an- 
«he lo pi' a il fuo co (lume aggiunge 
una perfetta confervarione . 

Comìncio da Michelagnolo on- 
de comincia il miglior fecolo . Dì 
lui è la Vergine ginecchione che 
porge a S* Giufeppe it divina In- 
fante ; tre figure aggruppate Meme 
eon un* arte nuova,, ingegnofa, dif- 
ficile , ma riufcita egregiamente i vi 
aggiunfe alquant* ignudi in molta di- 
danza ritti e fedenti come fodero 
ufciti del bagno , non altrimenti da 
quei che fece nel cartone lavorata 
a competenza del Vinci ; e ciò per 
un faggio di quella parte della pit- 
tura „ nella quale era ed è il princi- 
pe . Quefto è quel tondo, dipinto per 
Agnol Doni > che certamente delle fue 
pitture in tavola , ancorché poche fie- 
no , è tenuta la più finita , e la pià 
bella opera che fi trovi . Tal* è il te- 
fìimonio di Vafari nella fua vita ; e 
fiegue narrando , ; che il prezzo con- 
certato da lui con quel Gentiluomo 
era di 70. Scudi: ma volendo que- 
gli fcemarlo , il Boaarruoti lo alzò fi- 
no a cento Scudi la prima volta, e 

la 

* 



l 8 4 

la feconda fino a* 140., che poi ot- 
tenne ; bizzaria fimile a quella che 
Dionifio e Plinio ci raccontano ede- 
re avvenuta fra la Sibilla e Tarqui- 
nio , quando contrattarono il prezzo 
de' Libri fatidici . Non è ugualmen- 
te dalla ftoria affittito il quadro del 
Vinsi, ov*è ritratta noftra Signora 
fedente col Santo Bambino fu le gi- 
nocchia . E s però favorito dalla tra- 
dizione 1 e dalia perizia di più Mac- 
ftri , fui giudizio de 9 quali n' è {lata 
non ha gran tempo da S. A. R. fac- 
to r acquifto . 

Dopo i due primi , è degno 
che fi rammenti F. Bartolommeo del- 
la Porta , maeftro infame e fcolare 
di Rafaello ; ma così poco conofeiu- 
to oltramonti , che 1' autore della Bi- 
lancia Pittorica nonio nominò, quafi 
quella iua trotina non potette levar 
così poche dramme . E pur' egli da 
Vafari e da Mengs è celebrato fra* 
migliori , e da Algarotti rifeuote l* 
elogio veramente unico di aver fa- 
puto riunire con la correzione di 
Rafaello il grandiefo di Michelagno- 
lo . Molte altre lodi gli accumula ia 

una 



una fua lettera a M. Manette, la- 
dando il bel quadro della Purificazio- 
ne novellamente acquiftato dai R. So- 
vrano per quello Gabinétto. Niènte* 
die egli , fi può vedere di più favia- 
mente inventata , di meglio colorito , 
di più bravamente dipinto ; e gli par 
che VaTart ne dica poco , qualifican- 
dolo per molto vago , e condotti con 
difegno . Infieme con eflb veggonfi 
qui due Profeti dello fteflb pennel- 
lo , il Davide , e V Ifaia . Il grande 
che regna in quefto fecondo pare 
inoperabile ; ma pur' è vinto da quel 
maravigliofo S. Marco di Palazzo 
Pitti , eh' è fra le pitture del Porta 
ciò che il Mosè fra le ftatue del 
Bonarruoti. Di Andrea del Sarto , 
pittore di una maniera graziofa, fa- 
cile , naturale , e diverfo piuttofto 
dal Porta, che maggiore di lui o 
minore , fi ha qui una mezza figura 
della B. Vergine col Divin Figlio.; 
c in oltre una tavola con quattro fi- 
gure intere . Rapprefenta un Citta- 
dino che finocchione ora innanzi 
S. Rafaello; alla cui delira vedefi i! 
martire S. Lorenzo, alla finiftra il 



it6 

giovinetto Tobia. Un forrifo, che 
muovono tutti e tre, moflra la lieta 
accoglienza di quel prego : ma iopra 
tutto fpicca il giovinetto , che con 
un' aria naturaliflima d* innocenza, 
di fempiicità , di confidenza con la 
fua guidi, alza gli occhi, e par vo- 
glia raccomandare ali 4 Arcangiolo quel 
fuo devoto ; 

E ha fcritto innanzi che a parlar 
cominci 

Negli occhi , e nella fronte le pa~ 
rolc ( Pctr. Tr. ) 
Spetta alla (cuoia fiorentina ol- 
tre i già detti Daniel di Volterra , 
cognito per la fua Depofizione nella 
Trinità de' Monti , che tienfi dopo 
la Trasfigurazione di Rafacllo per 
la miglior tavola di Roma. La ftra- 
ge degl* Innocenti , che qui ne ab- 
biamo comprata da S. A. R. in queft* 
anno, è quella, di cui fcrive Va(Vi 
nella fua vita . Ella ha delle figure 
Copra a 70. di vile in varj gruppi 
con sì bella degradazione , con tanto 
di varietà , con tanto di affetto , che 
può chiamarti una bella fcuola di di- 
fegno. Chi ha pratica deHo ftile di 



1*7 

Efonarruoti vi (cuopre In più luoghi 
un imitatore di lui , quale fi gloria- 
va di eflere Daniele » non fenza fo~ 
fpetto ch'egli fofle. efecutore talvol- 
ta de* fuoi difegni 

Sopra il Ricciarelli (tanno tre 
tavole di Rafael d* Urbino , che fcuò- 
prono a maraviglia i progredì di quél 
felioflìmo fpirito ne la pittura. Le 
due minori rapprefentano Noftra Si- 
gnora con Gesù Bambino , e con 
S\ Giovanni , che fanciuliefca mente 
fcherzan fra loro. Semplice la primi 
•così ne' volti , come nelle porzioni 
fonte tuttavia molto della fcuola di 
Pier Perugino; e moltra un giova- 
ne, le cui prime mode fon le mete 
del fuo maeftra. Più ftudiata la fe- 
€onda , più grandiofa , più viva , pre- 
fenta già un Rafael b maggior del 
primo . E* come un Virgilio pattato 
dal cantar felve alla più eulta Geòr- 
gie* , ma noi* giunto ancora alla di- 
vinità dell'Eneide. Fra quefti tre è 
il tanto rinomata S. Giambatifta nel 
deferto , fedente in faccia , pittura 
della terza et più perfetta maniera 
diRafacllo; ciò che folo bada a coni- 
meli- 



E 



188 

mendarli . Anche quefto quadro è 
noto per gli fcritti del Vafari , e 
che fia quel deflb, e non copia, con 
forti ragioni Io ha foftenuto il Sig. 
Pelli nel fecondo Tomo del fao Sag- 
gio a p. 126. Il ritratto di Giulio IT. 
preziofa eredità di Cafa della Rove- 
re, è la quarta opera di Rafaello , 
onde il Gabinetto fi pofTa dire tra* 
ricco . 

Non dee da Rafaello fcompa- 
gnnrfi Correggio, emolo di lui nella 
grazia , e tanto a lui fuperiore fe- 
condo Mengs nel dipingere gli effet- 
ti de' corpi, quanto è vinto da Ra- 
faello nel dipingere quelli dell'ani- 
mo . La fua Madonna in atto di ado- 
rare il divino Infante fu acquifto di 
Cofimo II. e in quanto pregio fi ila 
tenuta fempre , lo patefan le copie an- 
tiche fparfe per Firenze. Sarebbe V 
onore di altro Maeftro; ma per tant* 
uomo non è molto . Non è quefta , 
dice Mengs , una delle più beli' opere 
de! Correggio , perche la compojizio- 
ne e il veftito vi fono poco ftu ditti* 
Ld teftfi e le mani della Madonna 
fom dipinte a maraviglia ; ma co* 

mi* 

1 



1 



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minor forza che le opere clajfube del 
nojlro autore ( T. II. p. i6p. ) 

Ivi appreflò è una facra Fami- 
glia del Parmigianino , feguace del 
Correggio nello ftil della grazia ; ma 
per defiderio di avanzarlo , caduto 
talvolta nel leziofo. Alcuni , che han 
paragonati fra loro i due volti di 
Noftra Signóra , han detto , che il pri- 
mo ha toccati i confini di una de- 
corofa beltà; il fecondo ammanie- 
randola gli ha trapalati. 

Delle opere di Iacopo Baflano 
non penuriano le quadrerie ; ma Don 
fono comunemente della grandezza 
e del merito di quefto bislungo, ove 
io mezze figure ha ritratto fe fteflb 
con Tiziano; la fua moglie in oltre, 
e i fuoi figli intefi a una ricreazio- 
ne di fuono e di canto . Vi fi feo- 
pre una diligenza ftraordinaria , e fe 
ne intende il perchè: dovea procu- 
rare a fe ed a* fuoi un mezze , onde 
lungamente vivere in qualche re- 
gia, inche eftinti. Egli l'ha otte- 
nuto. St nel quadro non campeg- 
gia fantafia , che non fu il fuo for- 
te , e il foggetto non Io portava , 
— vi 

■ 



\ 



15° 

\\ campeggÌ3n que' lumi, quel colo- 
rito, quel naturale, che ingannò un 
Annibal Carocci fino a (tender la ma- 
no a un libro dipinto da Battano, 
quifi forte vero-. 

Dirimpette è collocato un Ru- 
bens di fim*l taglio; e figura il gio- 
\in' Ercole al bivio fra la virtù , e 
la voluttà , o come parla Senofonte, 
la oziofìrà . II tema era tutto adat- 
tato al Tuo fpirito per riufeirvi . Le, 
due rivali pince da Rubens moftrano 
grand' energia di pnrlare; e dicono 
ad Ercole col gefto e col feguito 
ciò che il Filofofo gli fa dire cor* 
le parole ( Memorab. IL ) 

Altro quadro fimilc a' prece- 
denti % e ibprapporta ancor* eflb , è 
la B ccante che Cede in terra , "volti 
in fuori gli omeri , e ripiegato il vi- 
fo rerfo la fpalla finiftra ; figura di 
gran difegno, di politura difficile ^ 
di forme grandiofe, e virili, e ci- 
tata nella >ita di Annibale, che n* 
è l'autore. Le fta a* piedi un Sati-, 
retto , idea e pofiturp , che ho ve- 
duta in più d' un antico . 

Per riunire con Annibale la fua 

fcuo- 



*9* 

fcuola nominiamo feguitamente Lan- 
franco; ancorché queftì fi proponef- 
fe Correggio per guida ne' movimen- 
ti , e nella diftnbuzione delle mafie 
de' panneggiati . Querto Aio diftinti- 
vo trovan gP intendenti nel S. Pie- 
tro f che fi abbraccia alla Croce ; 
mezza figura di un affetto mirto di 
amore e di pentimento* 

Gli fta preflb la Sibilla di Guer- 
rino, il quale da que' Tuoi chiaro- 
fcuri,che danno un fortifllmo rilie- 
vo , e una quafi palpabilità a' dipin- 
ti, ebbe da alcuni foreftieri il fo- 
prannome di mago della italiana pit- 
tura . Quefta mezza figura ha di ec- 
cellente la tefta; nel veftito e nelle 
mani è ritocca alquanto. 

Bello è il quadro di Guido, 
che rapprefenta nqftra Signora come 
rapita nella contemplazione delle co- 
fe celefti . E ancor quefta mezza fi* 
gura , piena di quella facilità , e bel- 
lezza di volto , è imitazione dell' an- 
tico, che fa il carattere di Guido. 
Egli è un bel vedere le opere di 
queft' «omo nella Galleria di Firenae , 
©v' efiftono i fuoi cfemplari. Monfig. 
• * j Fa» 



Fabroni notò opportunamente nella 
fua diflertazione , che Guido richie- 
do , onde avefie tolto il hello flìle f 
che gli ha fatto onore , confefsò, che 
il gruppo della Niobe era flato H 
fuo grande Audio . Ultimo della 
fcuola di Caracci nomino l'Albano, 
pirtor graziofo, e quali capofcuola 
in quel genere in cui è il quadro , 
che ne abbiamo. Egli dipinfe più 
Amorini che nonne cantò Anacreonte, 
più Angioletti che non ne introduf- 
fe Torniello nelle poefie marineré- 
fche . Quefto era il fentiero , che 
gli avea moftrato natura per fegna- 
larfi . I fuoi quadretti profani fi fon 
rammentati tra' fiamminghi : qui vi 
è un Gesù Fanciullo fra varj An- 
gioli!» , i quali gli prefentano chi 
croce , chi fpine , chi fudario , e 
eh» fpugna , o chiodi , o altro iftru- 
mento della paffione . Tutto il drap- 
pello è graziofiflima cofa , e fpeciaU 
mente il divin Salvatore > che levan- 
do gli occhi e offerendoli al Padre 
per la umana Redenzione , accetta 
infieme e sfida , per così dir , que* 
martori a veuirgl incontro. IP 5 

Vn 



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, tf n hé ritratto dì Baròccio , e 
mi altro di Tiziano, il primo viri* 
le lafciato nei i "uo edere , il fecondo 
femminile, e -colla giunta di una ruo* 
ta> canonizzato per una S, Caterina , 
fon beili ; ma non fon celebri . Fa- 
mofo è il quarto bislungo : che rap* 
prefenta una Venere giacente pec 
xramo di Tiziano . L' Algarotti la col- 
loca fra le opere 4i lui più infigni 
nella feconda maniera, o fia nella 
«en condotta ; e la nomina rivale 
della Venere greca in «armo , cho 
le fla innanzi • 

C A l» ITOLO XV. 

à ~ ' » 

t>EC 1 MOS ETTI MO GABINETTO » 

♦ • • 

» . * « • « j • * « . 

myuikura , r ritturfi r// ini* fa * 

* 

♦ » i « 

Quantunque nell* ufeire dalla Tri» 
buna pqfla ciafeuno ripeterò 
leco fteflb quel noto, ver fo nonvidf 



me di me chi vide ilver$: 7 tuttavia non 
dee credere , che nuila , o poco di 
bello contengano gli altri gabinetti, 
che le fuccedono, e il primo mafli- 
mame^te . Elio è deftinato alla Scul- 
tura e Pittura minuta i genere cosi 
icpararo dagli altri , com ' è il talen- 
to per fiufeirvi . 

La ftanza è divifa in varie lifte; 
ciafeuna con più nicchie V una : fupra 
I' altri; ove fono collocate (lamette, 
e piccoli bufti di marmo : lo fpazio 
comprefo fra le due lifte è veftito 
di quadretti con cornici d' ebano ; e 
in efli dove in più numero , e do- 
ve in meno, fon riportati ricrattini, 
c piuciole rfiiniature contornate tut- 
te di argento . Nel badò fon difpo- 
fte altre fculture corrifpondenti al 
gufto, e al fine^del Gabinetto. 

JFra le flatuette gli Efculapj , le 
Veneri, i Satiri, le Diane Efefine , 
T Ercole giovane , F Igia , non Tono 
sì rare come il Domiziano rapprefen- 
tato alla -eroica , il Maleagro di fem- 
Irianze aliai fimili al Vaticano, e fpe- 
òialmence due (lamette femminili di 
itoio ftudiaiiflimo, e vaghiamo pan- 

tieg- 



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neggiamento . Raro anche è il grup- 
po di un Fauno , <&c premendo col 
piede una tigre porta un Genio bac* 
chico fopra le fpalle j-e un Sileno con 
grappolo in mano , noiv inferiore nel 
carattere , e nello itile a qualunque 
altro. E % della ftefla grandezza un 
Amorino aflai conforme nella mofli 
a quello del Gabinetto IX.; fe non- 
ché r atto di quefto <h più decifo, 
non fola mente al (nettare ma al faet- 

tare in alto. L'epiteto -di Doma toc 
degli Dei, che i poeti 'danno a Cu- 
pido, non potrebb' efprimerfi in una 
ftatuetta con invenzione più pr(H 
pria. 

Varie Deità , <come Bacco , e 
Giove, e varj ritratti parte feono- 
feiuti , parte cogniti , fono ne 9 butti ; 
un Tito, una Alefa^ una Lucilla fo- 
miglia mi HI ma alla più adulta, e la- 
vorata di d i ver fi marmi , eh' è in 
Campidoglio . Vi ha pure due butti 
confiderabili , uso di Serapide , T al* 
tro d' Ifide , ambedue di alabaflro ; 
c jl fecondo aflai raro perchè tutto 
antico , di bel colore cotognino , be- 
ne fcolto, ben conferyato.- 

I z lì 



II refto della (cultura , che ador- 
na gli angoli, e gli ftipiti delle por- 
ti, è come fiegue . Un Bacco fan- 
ciullo, che coronato d'uva e di pam- 
pani preme un grappolo fopra una 
tazza : un gruppo di un Ermafrodi- 
to affai ben lavorato con un Satiro 
di mnno moderna , ma rifatto fu 
qualche traccia di antico , e con imi- 
tazione del gruppo belli/fimo Aldo- 
brandino : un Sileno giacente ignudo, 
fe non quanto ha calzari fino a mez- 
za gamba tutti di un pezzo , e fen- 
za legame di alcuna forte : un Er- 
colino affai bello in atto di recide- 
re i due ferpenti ; e vedefì in lui 
quel rifo, che in tale atto gli attri- 
buifce P Anonimo edito fra le poe- 
lie di Claudiano; due fanciulli fomi- 
glianti fra loro ciafcuno con un pa- 
pero ; aggiunto che in quefti , e in 
altri moltiffimi tenenti qualche vola- 
tile, non ha rapporto fecondo me, 
che a un coftume , di cui Plau- 
to : 

Quofi pàtricm patri* a*t mone- 
tala* 

Aut 



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*V7 

Aut anates f éat coturmces dan- 
tur , quicum lufitent • 
( Cap. V. 1004. ) 

Ultime fono tre ftatuette di fan- 
ciulli alati che dormono. Il primo 
ha dtftefa in vicinanza una face ar- 
dente ; V altro tien papaveri , chiaro 
fimbolo del founo; e vi fi aggiugnc 
una lucertola a' piedi , e le ali in ca- 
po ; come nel fonno dell' Endimione 
Capitolino, e in altri baffirilievi. Vicn 
da ottimo fcarpello , e par quello 
fteflb, che il Cavalier Maflfei riferi- 
fce fra le ftatue migliori; pofieduto 
in quel tempo da ca fa Vittoria. FI 
terzo è pur Sonno , o Morfeo che 
dir fi voglia , tutto in pietra di pa- 
ragone : rarità , che lo fa ragguarde- 
vole anche fra gli altri due , che 
lo fuperano nel merito della fcuN 
tura . ' - - 

La raccolta de 9 ritrattini in mi- 
niature ( e ve ne ha pure de' pinti 
a olio ) è unica al Mondo : tanta 
ferve ad accreditarla . Ella è dovuta 
fpecialmente al gufto del Cardinale 
Leopoldo de* Medici , che in efla 
ebbe in animo di formarli ino fto» 



diolo di pittura, che lo accompagnai 
fe ne 1 viaggi , lo feguifle ne le vil- 
leggiature , Io divertine non meno 
àn cafa che fuori . Dicefi , che uno 
fcrignetto pieno di quefti quadri era 
Tempre parte del Tuo bagaglio . In 
eflb fi fon cuftoditi fino all' erezione- 
dei Gabinetto, ove, affinchè il pub- 
blico ne goderle, gli lia facci efpor- 
re S. A. R. ; al cui tempo fi è que- 
lli picciola, ma gnziofiflimvì qua- 
dreria accrefeiuta fino a 600. e più 
ritrattine 

Si ravvifano in tanto numero 9 . 
oltre* qualche facro volto , varj po- 
tentati come Cofimo L , e III. , e 
Francelco I. della Cafa Medicea , e 
Arrigo IV. Re di Francia ; la Ma- 
ria de' Medici , la Victoria della Ro- 
vere, e altre PrincipeQe; il Cardi- 
nale Richelieu y e altri porporati ; 
Erafmo Roterodamo, Pietro Aretino p 
e altri uomini di lettere : ma la par- 
te di gran lunga maggiore fon per- 
fone ignote alla fiorici. Chiunque per 
denaro o per amicizia potè avere in 
una fcatola 9 o in altra guifa per ma- 
no di ralente artifta un bel ritrat- 
tino, 



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cino, meritò anche di auw luogo 

nella raccolta : foflc in ; avorio, fotte 
t in pietra, fofle in rame , come i pià 
'fono, Jfofle in argento » o in òro; 
tutto al collettore era indifferente, 
purché fofle di buona mano . Tanto 
tgh ebbe riguardo alla mano, dirò 
,cosi , più che al volto j che i nomi 
fteffi degf Autori fono ignoti per ta 
parte di gran lunga maggiore, non 
altramente che fe fi tractaflc di fta- 
tue greche, o di romane. Ciò,ap- 
parifee dal carteggio citato più vol- 
te f uel qufile fi offerifeono var) ri- 
trattini del Tintorctto in lavagna, 
in i^n de*qua(i ritrae k fteflb; due 
4h Aflnibal Caracci effigie fua , e di 
fua moglie i alcuni di Alcffandro Mo* 
jre?fQ , un Gambara , di Agoftin Ca*. 
raccj , 4i Giorgione, 4i Tiziano , ed 
anche un Religjofo di Rafaello : ma 
quegli, ed altri ;for> ben paco nume*, 
jorlfpeuo agi* incogniti* II Volten- 
raAQ^h'era. fpeffo : confutato in sì 
fatte rompere , in w fijo, bigliettà 
addiioe .una ragione plaufibile,, peiv 
chè non pollano riconofcerli : perche* 
die* egli , ne* ritratti non Jipuò ojfer* 

var 



r 



loo. 



var C arie delle tejle ufatt dàl pit- 
tore . Oltre quefte minute immagini 
vi fono alcuni pezzi di miniatura coti 
volti al naturale, ed eziandio con fi- 
gure intere , che per la grandezza 
loro fi additano come ultimo cona- 
to dell' arte • 

Si erge fra qtiefti la rarilfima 
colonna a {pire di nlabaftro orienta- 
le, alta tre braccia, e mezzo; in 
cima alla quale è una ftatuetta di 
fanciullo togato , da L ion ardo Ago ftf* 
ni , e da moltifllmi akri nominata 
per un Britannico. La medaglia uni* 
ca di quello infelice Principe trova* 
fi a Roma in Cafa Vifconti , fami- 
glia , a cui tanto dee , e da cui tan- 
to fi promette in faturo la fcienzi 
antiquaria . Secondo tal medaglia non 
par quefto un Britannico; ed io Io 
trovo molto più limile a Nerone 
fanciullo. Il marmo dèlia (Vatuetta 
fi era tenuto per bafalte : ma è tor- 
ta in corKrario V autorità di Mr. de 
Sauflure, che nel fuo viaggio dell* 
Alpi. Io crede marmo, di altra fpc- 
eie « 



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20£ 



CAPITOLO XVL 



DECI MOTTA VO > E DECIMONON-0 
GABINETTO . 



Ochi pezzi, ancorché non vof- 



JL g^ri , racchiudono quefte due 
itùirze. Elli non deon trattenerci > 
come han fatto gif ottimi del Mu- 
fco ; ci faran dunque , riuniti infie- 
me , foggetto di non lungo capi- 
tolo . 

; n Gabinetto XVITI., contiene 
quadreria grande, e milla di varie 
fcuole; come il V.,ed il XVI. Due 
Bufti femminili di raro artifizio , e 
quello fpecialmente > che m Villa 
Medici additava!! per Giulia di Ti* 
to , infigne per unì laft^riofifllma ac- 
conciatura cfi capelli ' x e un Amori"- 
no, che dorme, ftatuetta di finiflT^ 
nio gufto greco, ornano una delfe 



Pìtturt , # Sculture + 




due 



201 

due tavole di alabaftro : ncir altra 
compagna fon collocati altri due Bu- 
tti , amendue di Fauni; e un piede 
di marmo , fopra il quale ergcfi una 
procome di Serapide ; voto , cred'io , 
pe! felice ritorno di qualcheduno; 
ficcome un altro piede già edito da 
Mufeo diverfo ; al quale in luogo 
del Serapide va anneflb il Serpente 
di Efculapio • 

I quadri maggiori di quefta ca- 
mera fono una Pietà di Agnol Bron- 
zino ; un S. Ivo fra uno ftuolo di 
Vedove , e di Pupilli , dipintura dell* 
Empoli , che fa fede , quanto forfè 
niun' altra , del fuo valore -, il S. An- 
tonio di Carlo Dolci, raro perchè 
di un penwtto coloritore quafi per 
maflima di picciole tele; un quadro 
di Velafco con un cavallo , e col ri*» 
tratto di Filippo IV. Re di Spagna , 
e il Carlo V. a cavallo, opera di 
Van-Dyck. Un Caravaggio > che fi- 
gura Crifte interrogato dal Farifeo, 
è pur fra* quadri maggiori ; e final- 
mente una Venere dipinta da Tiziano, 
giacente ficcome l'altra riferita a fuo 

luogo, e nominata anch' e(Ta nella fio* 

ria 



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ria della pittura , ma di mena grido» 
che la prima * Son di figura quadri* 
lunga , come i due precedenti , il Sa- 
crificio d' Ifacco pittura finitifli ma di 
Aleflandro Allori ; e le due ftorie di 
Giureppe , che figurano la fua pri- 
gionia, e r accoglimento > eh* egli fa 
al vecchio Padre , opere di Andrea 
del Sarto . Dàir oppofta banda veg- 
gonfi una Maddalena del Furino , un 
S. Girolamo dello Spagnoletto , V An- 
giolo ,. che annunzia il nafeimento di 
Crifto , e una facra famìglia ; la pri- 
ma di Iacopo Baflano* la feconda di 
Baroccio » e finalmente una tela » 
ove in amena campagna ftan ragio- 
nando Rinaldo , e Armida » è dì Gui- 
do Reno » Lafcio da parte altri qua- 
dri, e fpecialmente i ritratti; ba- 
llandomi di aver qui , e altrove ac- 
cennato ciò, che maggiormente può 
prevenir la richieda , e appagare il 
genio de* riguardanti . Efattifllme no- 
tizie di quefta quadreria tuttaquaata 
avrà il pubblico da migliore Scritto- 
re ; da cui farà pubblicata eziandio 
la provenienza di ogni pittura. 

Il Gabinetto XIX. deftinato aU 

la 



2*4 

fe Scultura mezzana ò inflgne pe! 
gruppo di Amore , e Pfiche , fta- 
tuette piene di leggiadria, trovate 
già nel Monte Celio, e riferite ner 
Mufeo Fiorentino. 

Più comune ò la (httm pur* 
edita de! Giovinetto togato , dar cui 
collo pende una bulla, e a' cui pie- 
di è uno fcrigno , onde fi finge trat- 
to il volume, che tiene in mano. 
Simili fcrigni attribuiti ancora a' fan- 
ciulli, come vedefi in un cippo dr 
Villa Albani, poflbno riferirf? agli 
ftudj coltivati da loro in quella pri* 
ma età; non e(Tendo fempre indizia 
neppur negli adulti di carica (otte- 
nuta. Edita, come la precedente, è 
h fhtua di un Silvano o artra Dei- 
tà felvaggia , che porta fu le (palle 
un agnello , in mano un vafo di lat- 
te ; fimboli amendue antichi , ove 
per contrario il cappello moderno vi 
fu porto arbitrariamente. 

Dalla Villa di Pntolino fu tra- 
sferita la ftataa femminile, e velata; 
a cui nel reffauro furono dati i firn.* 
boli della Dea Cerere. Ella però nel- 
1* bafe porta la dedica a Vibìa Aur 

celiai 



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% ex, r* 

relia Sabina , figliuola di Marco Aure* 
}Jo ; della quale intenzione fi tratte- 
rà infie me con molte altre di nuova 
acquifto, - 

La Minerva fimitmente traslata 
dal Poggio Imperiale è rara in quan- 
to moftra uno ftile , o etrufeo , o 
greco antico , che dir fi deggia ; an- 
corché la tefta inneftatavi moderna- 
mente fia di ahro gufto • 

La giovane donna ftolata , e 
coperta di un ampio manto »* una 
gran parte del quale tien pendente 
dalla mano finiftra, fu dal Gori cre- 
duta una Sacerdotefla della Dea Fe- 
de, e ciò in vifta della mano coper- 
ta ' y rito de* Sacerdòti di quella Dea 
ricordato da Livio • La Mnemoiine 
del dementino , e più di effir varie 
ftatuette di argilla ammantate in mo- 
do confimile fan difficoltà alla con- 
gettura i . « 

Siegue ur* fanciullo veftito di 
corta tunica , nella quale ripiegata 
tiene alquante noci, o ih per allu- 
dere al coftumc di fparger noci in 
occasione di nozze ( Catul. Carm. LX. > 
o fia per faporefentare ivi un tra* 

ftulb 



fluito della età puerile ( P/r/T Sat. 
L v. io, ) come in propofito de* 
volatili abbiam notato nel capitolo 
precedente . 

II Gmimede è torio maraviglio- 
fo fupplico da Benvenuto Cdlini ; e 
la ftoria del fatto può leggerti nella 
Aia vita r o nel Gori . 

Vdrj bufti , prefibchè tutti d* 
incogniti , tramezzano le ftatue pre- 
dette ; c nel di fopra della ftuiza fo- 
no afEfli alcuni baflìnlievi editi U 
maggior parte fra le inscrizioni del- 
h Tofcana ; un facrifizio che fa Se- 
vero > o altro Augufto ; T apertura 
di un teftamento > come ivi fi (pie- 
ga ; e la concione , ove comparifae 
la clamide di Giulio Ce f$ re ; un Ga- 
nimede y ed un altro ; a* quali per 
•empimento dell' ornato , fi aggiugne- 
ranno fra non molto alcuni belliflimi 
bafGrilie vi già trafportatì da Roma 




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CAPITO L O JtVIU 

». « ■ . ' 

VIGKIMO GABINITTO r 

» i • 

Monete , e Medaglie* moderne .. 4 

«-*-*• ••• ••• 

LA fianca ultima- fu già un mu- 
feo di ftoria naturale collezio- 
ne rara per certi tempi , e nomina* 
ta in più libri ; ma che al prefente 
fi può riguardar come ut* rivo, ria* 
mto e. perdutoli, 'm un; gran fiume 
reale , Tal* è il gabinetto mediceo 
trasferito , e congiunto ar gran mu- 
feo fifico» che ha fatto: coftruire il 
R. Sovrano predo Palazzo? Pitti ; on- 
de quella Reggi* abbia; da; uo Iato un 
gran teforo di opere di natura , dall' 
altra ua grandiflima di opere d' 

arte . u \ 

Il foffitto della camera è dipin- 
to a varie Deità da Federigo Zuc- 
cheri-, fu le pareti è delineata e co- 
lorita la carta geografica del Grati- 

* du- 



2o8 

ducato , opera del Serrati ; e il redo 
dell'ornamento è fatto da quadri a 
mufaico, fra' quali è antico il ritrat- 
to del Cardinal Bembo : gli altri fono 
di nuovo aequifto.Vi è ariche qual- 
che fcultura corrifpondente al gene- 
re delle medaglie , che qui è rac- 
chiufo ; e fon protomi di uomini 
illuftri ; Lorenza de' Medici , Giovan- 
ni de' Medici, Amerigo Vefpucci» 
Galileo Galilei , quattro anime delle 
più grandi , ciafeuna nella fua sfera , 
c nella età fua, che defle in luce 
renze, e il Mondo. 

Le monete, e le medaglie mo- 
derne fon difpofte in armadj; rac- 
colte afTai rigunrdevoli 1' una e P al- 
tra ; neflà detenzione delle quali ter* 
rò quel metodo di brevità , che nel- 
la deferizione delle antiche. 

La collezione delle monete è 
difpofta per ordine geografico, e cro- 
nologico infieme , nel modo a propor- 
zione, che s'indicò nel Gabinetto X. 
Ad ogni altro luogo precede P Etru- 
ria. L'Orfini, che fcriffe di monete 
fiorentine, ne adunò due ferie; Puna 
ielle (jualiè in Vieona comprata d$ 

Fran- 



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lOf 

Fraiiccfco Auguro ; 1* alerà in quefto 
gabinetto comprata dal R. Figlio, e 
ricongiunta alla medicea che v'era. 
Così ella è divenuta copiofi filma ; 
com'è anco quella delle città fud- 
dite , e maffimamente di Pifa . Mol- 
to numerofe, e rieche d'oro e d' ar- 
gento fon le ferie dello flato ponti- 
ficio, delle due Sicilie, di Lucca» 
di Venezia , di Genova , di Parma , 
di Piacenza, di Milano, e degli al- 
tri fiati d'Italia; contenendo monu- 
menti anche delle zecche più anti- 
che , che fieno (tate in ogni Provin- 
cia • Con fimile ordine fi feorre per 
gli efteri dominj e regni d' Europa , 
Portogallo , Spagna , Francia , Ger- 
mania , Ollanda , Svezia , Inghilterra , 
del quale ultimo regno gli dipi fo- 
no doviziofiffimi . Per quefta via fi 
vede in un gabinetto la ftoria delle 
repubbliche , e delle monaj^We ; il 
cangiamento de' governi ; la fuccef- 
(ione delle famiglie fovrane -, e fi 
richiamano a memoria i principali 
avvenimenti > che fanno epoca nella 
ftoria moderna. Anche de' paefi orien- 
tali ri è qualche faggio j e in tutto 

la 



* 



li* 

la mafia moke fono le inedite , raok 

tiflime le rare . 

Circa alle medaglie , la raccol - 
ta è anche più copiofa > e fi può 
dire una delle più fegnalate . Ella 
comincia da' Pontefici , a' quali fuc- 
cedono i Sovrani fecondo lor regni, 
e per ordine .alfabetico vi fonò fi- 
nalmente difpofti gli uomini eccellen- 
ti in letteratura . Nello fletto gabi- 
netto è adunata gran quantità di Si- 
gilli del medio evo, inediti quefti in 
gran parte , ficcome fon moltiflime 
delle medaglie antidette . L'ordine 
che ha il gabinetto , gli fi è dato 
dal Sig. Pelli, che n* è il Cuftode 
Antiquario, a cui leggio le notizie 
di queftó capìtolo 7 

Ed eccomi al termine della ope- 
retta ; il cui pregio nou è altro che 
la brevità . Per brama di quella , ho 
più volentieri citato il parere altrui 
nella efpofizione delle cofe , che pro- 
dotto il mio. Ciò era forza fpecial- 
mente nelle opere del difegno ; nel- 
le quali il giudizio de* profeffòri dee 
dar regola al noftro ; ed io mi fono 
attenuto agli fcrittori , che fono ita 

no- 



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nominando, c talor ad altri anche 
viventi . Nel redo raro è che fi tro- 
vi unica brevità con chiarezza , gran 
numero con grande diftinzione , fo- 
miglianz* d' idee e varietà di efpref- 
iioni , e fpecialmente grandioficà di' 
foggetto , « ftile che degnamente P 
uguagli . Ciò potrà- i>en' jcfcufar mi 
prellb ogni lettor difeteto, qutttoraf 
in ttiè deficteri alcuni di quelle par- 
ti : e fpecialmeitte preflb 'coloro , the 
voteranno in pedona il R. Mufeo- 
Eflb a guifa delle cofe grandiflime 
fupera in vicinanza qualunque idea, 
che altri ne avea formata fu le al- 
trui relazioni , o contate t o fcritte . 
Un «mufeo pieno ed ornato in tutta 
la Tua eftenfione ; ove la magnificen- 
za gareggia con la eleganza , la fto- 
ria de' popoli con la ftoria dell' ar- 
ti , il fior degli antichi artefici col 
fior de'moderni; ove per così dire 
ogni faflb ha nome da qualche illu- 
ftre fcrittore ; ove ogni aggiunta fat- 
ta meriterebbe un onor confimile ; 
ove chi è iniziato a* mifterj dell' an- 
tiquaria, e del gufto, trova tanto pa- 
icolo, c chi non Io è, trova tanta 



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Ili 

facilità ad iniziarvi*! ; un tal mufco > 
torno a dire , è Tempre cofa di gran 
lunga maggiore di quel che pofla 
compiutamente deferiverfi in pochi 
fogli, fpecialmente dalla mia penna» 
Per mia parte, io mi terrò tempre 
onorato di averla , quaP ella è , im- 
piegata in deferiver P opera di un 
sì gran Principe , che anche fola ba- 
tterebbe predò la pofteriù pi| rimo- 
ta a farlo immortale . 



IL FINE. 



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